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Il Barocco era davvero esagerato? Ci rispondono il passaggio da cinema classico a “New Hollywood”

Parallelismo tra: il passaggio da Barocco a Neoclassicismo ed il passaggio tra il cinema narrativo classico e la “New Hollywood”; dimostrazione di come l’arte, qualunque essa sia, debba reinventarsi in base al contesto storico ed al pubblico che la fruisce.

“Apollo e Dafne”, Gian Lorenzo Bernini.

Plinio, nella sua “Naturalis Historia”, ci spiegò che l’arte morì in prossimità della 121° olimpiade, per poi rivivere dalla 156° in poi. Questo laconico passaggio ci spiega, e di fatto ci dimostra, che in base a quella fiumana di parole che è la critica, una corrente artistica trova fortuna o sfortuna, infatti quest’ultima inondò il Barocco ed il Cinema narrativo Classico. Ma Barocco e Cinema narrativo Classico, erano davvero così l’uno dolcigno ed ampolloso e l’altro minimalista e poco controcorrente?

Cosa intende la critica con “Barocco”?

Con Barocco si intende una corrente artistica nata nel vivo del XVII secolo.

Sarebbe in verità controproducente spiegare la filosofia e l’estetica che si cela dietro al concetto di Barocco, non basterebbe un corso universitario di un paio di mesi probabilmente, basti sapere che esso si tratta di un movimento artistico caratterizzato dalla decorazione , un movimento che tende a creare stupore per mezzo di strabilianti virtuosismi esercitati dall’autore del dipinto, della scultura, della poesia, o di qualunque altra forma d’arte esercitata in linea con questo stile.

Esempio che poco ha a che fare con la storia dell’arte; leggendo qualche verso di Gianbattista Marino (massimo poeta e caposcuola di questa corrente) e comparandolo con qualsiasi altro autore Rinascimentale, possiamo notare che la poesia di Marino, in quanto barocca, è ricca di estensioni, virtuosismi ed ampollosità retorica; mentre nel Rinascimento, si privilegiava l’essenziale, con Marino vige lo stupore, la meraviglia e l’evocazione di immagini sensazionali che rendono questa poesia una gioia più per la forma che per il contenuto, ma pur sempre una gioia.

Ma allora perché storici, esperti d’arte, antiquari, intellettuali ed illuministi della metà del 700 declassano questo periodo definendolo addirittura “stucchevole”?

Per farla breve ma non troppo, la società moderna inizia a prendere forma da un periodo denominato: “illuminismo” (metà del 1700 circa), gli illuministi screditano il Barocco, poiché nelle opere barocche non troviamo alcun tipo di idealizzazione, l’arte barocca non mostra quello che gli intellettuali definiscono il “bello ideale” (bellezza talmente iperbolica da non trovarsi nemmeno in natura), ma lo stile Barocco mostra la realtà così com’è, cosa che va ovviamente in contrasto con qualsiasi ideale neoclassico espresso dagli intellettuali e dagli illuministi.

Quindi nella metà del ‘700, con le pubblicazioni degli illuministi francesi e non solo, il Barocco trova un declassamento in quella che è la “linea temporale della storia dell’arte”, in quanto tra le altre cose, fu uno stile nato in un buio periodo di crisi morale, economica, politica e religiosa per gran parte dell’Europa.

Evochiamo qualche immagine per capirci meglio

Il David di Michelangelo, è uno dei più grandi esempi scultorei di classicità: posa ieratica, sguardo severo e scrutatore, muscolatura decontratta, rappresentazione di uno dei momenti fuori dall’azione, in pratica o aveva già ucciso Golia o stava pensando a come fare; siamo nel XVI secolo.

Il David di Bernini, è uno dei maggiori esempi di scultura barocca: posa innaturale, sguardo fisso sull’azione, bocca arricciata ed occhi strizzati come quando si prende la mira, muscolatura contratta, rappresentazione del momento in cui David scaglia il colpo fatale a Golia; siamo nel XVII secolo e parliamo del massimo esponente di questo stile.

Confronto tra il “David” di Bernini a sinistra, con i “David” di Michelangelo e Donatello, in cui si possono notare le pose ieratiche e decontratte sopracitate degli ultimi due.

Passiamo ad un’altro soggetto scultoreo, Teseo e il Minotauro di Antonio Canova, in cui vediamo un eroe semidisteso con gran mollezza su una roccia mentre ai suoi piedi vi è la carcassa del mostro, abbiamo un Teseo quindi, decontratto dopo l’azione con sguardo scrutatore verso il suo avversario.

Passiamo invece ad un esempio sulla pittura: la caccia al leone di Rubens, dipinto “Barocchissimo”: rappresentazione confusionaria, corpi contratti in pose innaturali ed un realismo atroce che rappresenta la sofferenza degli animali e la furia dei cacciatori.

Contrapponiamo ora questo dipinto con quello di un autore Neoclassico, nella fattispecie con il Parnaso di Anton Raphael Mengs. In questo dipinto troviamo un Apollo al centro circondato dalle muse, essi hanno la peculiarità di essere tutti in pose ieratiche ed aggraziate, questo dipinto mira a raggiungere la bellezza idealizzata non presente in natura, non come nella caccia al leone, in cui di idealizzato non vi è nulla, e la natura appare così com’è, nuda e cruda.

“Caccia al leone” Pieter Paul Rubens

Il cinema narrativo classico e la “New Hollywood”, tratti comuni con questi due stili artistici

L’esempio più calzante di cambiamento dettato dal gusto, dalla moda e dal pubblico, a cui si ricollega la diatriba “Barocco-Neoclassicismo” riguarda il cinema narrativo classico ed il suo passaggio a quel fenomeno detto “New Hollywood”, un nuovo corso che ha contribuito a quello che è stato, ed a tutti gli effetti è, un mutamento radicale nella storia del cinema e soprattutto dell’industria cinematografica.

Diamo un riferimento temporale all’inizio di questa nuova corrente: c’è chi dice che iniziò nel 1967 con le pellicole “il laureato” e “gangster story”, ma c’è chi dice che iniziò con “easy rider” nel 1969, poiché questo film simboleggiava la controcultura americana dell’epoca.

Ricordiamo che con cinema narrativo-classico si intende un cinema minimale: pochissimi effetti speciali, montaggio poco serrato, una gran linearità temporale e regole severe riguardanti: gerarchizzazione, drammatizzazione e leggibilità, regole queste tre che sono riferite a pellicola, montaggio, dialoghi e personaggi.

Con la New Hollywood, tutto cambia, cambiano i generi, cambiano le tematiche, cambia lo stile di fare cinema, vengono introdotti nuovi argomenti ed artifici scenici.

Scena dal film “Easy Rider”

Vengono tra le altre cose introdotti: riferimenti espliciti alla sessualità, uso molto fitto di turpiloquio, riflessioni su importanti tematiche sociali come la condizione femminile, riflessioni sulle minoranze etniche e film mirati a porre riflessioni sulla guerra, quindi anche uso più frequente della violenza e di effetti speciali.

Le domande che ci dobbiamo porre…

La domanda principale è un pochino di parte, ed è all’apparenza poco sensata: “ma cosa è meglio e cosa è peggio?”, la risposta infatti non è univoca tra gli studiosi, e di fatto non esiste tra il pubblico, gli ammiratori del Barocco diranno, “è meglio una bella dose di virtuosismo dell’autore piuttosto che un’insensata idealizzazione della natura e il seguire alla lettera schemi fissi”, mentre un classicista direbbe “se volevo vedere una foto andavo ad una mostra fotografica, non al museo a vedere la caccia al leone“, mentre ancora, un amante dell’arte dirà semplicemente “wow” in ambedue i casi.

Lo stesso interrogativo ce lo poniamo con il cinema: “stasera Netflix, ma non so se rilassarmi con un  classicone o se guardarmi una bella americanata”.

La seconda domanda è: “ma questo cambiamento era dettato anche da fattori economici e modaioli?” Assolutamente si, dopo l’espressione delle ideologie illuministe, i sovrani e i nobili che commissionavano opere d’arte subirono una grande influenza degli ideali neoclassici dell’illuminismo, quindi gli artisti barocchi subirono un contraccolpo economico enorme per mancanza di commissioni a seguito di un ricambio generazionale degli artisti e delle scuole pittoriche.

Ritratto di Giovan Pietro Bellori, convinto classicista e principale “hater” del Barocco, tanto da rifiutarsi di fronte ad una sovrana di stilare una biografia di Gian Lorenzo Bernini.

Così fu anche per l’inizio della “New Hollywood”, che di fatto reagisce ad una profonda crisi dell’industria del cinema, come il Neoclassicismo reagisce ad una profonda crisi artistica dettata dallo snobbato stile Barocco; ciò dimostra che nell’arte quando il pubblico cambia, cambia la moda, e (purtroppo o per fortuna) anche gli stili.

 

 

 

 

 

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