Ecco 5 dei filosofi che hanno cercato di dimostrare razionalmente l’esistenza di Dio nel Medioevo

Un fil rouge nell’innumerevole pluralità di tradizioni medievali è legato sicuramente all’interesse teologico e al concepimento di una dialettica volta a Dio: vediamo allora 5 filosofi che tentano di dimostrarne l’esistenza!

Fonte: “Weschool”, “Introduzione alla filosofia medievale.”

A proposito di ciò, si può parlare di “metafisica cristiana“, alludendo innanzitutto a un filosofo tardo-antico del VI secolo, Agostino. Con lui Cristianesimo e Platonismo si fondono, dando il via a una tradizione che ancora ci condiziona. Una tradizione che si è via via arricchita grazie all’intervento di Tommaso d’Aquino, Guglielmo di Ockham, Anselmo d’Aosta, Bonaventura e molti altri filosofi “minori”.

Fonte: “Lifeder.com”, “Escolástica: historia, características, importancia, representantes”, di Alberto Cajal.

1. Agostino d’Ippona

Come già detto, con lui si forma il primo nucleo di una filosofia cristiana. L’obiettivo? Formulare il dogma della Trinità in un contesto monoteista. Ecco che allora ci si rivolge alle tre ipostasi plotiniane per cercare di conciliare il tutto. Padre, Figlio e Spirito Santo? Tre “persone” per un’unica ousia, carattere fondamentale dell’essere Dio: essenza per antonomasia!

2. Tommaso d’Aquino

Con Tommaso ci si muove in ambito aristotelico. Qui l’obiettivo riguarda una concilizazione della creazione con l’aristotelismo. Come? Assumendo il paradigma “potenza-atto” assumendo il binomio “esistenza-essenza“. In una battuta? Dio è quell’ente in cui l’unione tra l’essenza e l’esistenza è necessaria perché “Ipsa est esse“: Dio è l’essere in atto.

3. Anselmo d’Aosta

Criticatissimo da Tommaso e Gaunilone, Anselmo offre la cosiddetta “prova ontologica”, un argomento aprioristico basato sull’intuizione. Idea di Dio? Qualcosa di cui non si possa pensare il maggiore. Molto debole, ma efficace.

4. Gugliemo di Ockham

Con lui si attua una vera e propria dissoluzione della Scolastica! Il suo è un aristotelismo radicale che va a criticare le posizioni “a posteriori” e “a priori”, affermando la sola necessità di un ente in grado di conservarci attualmente: Dio, appunto.

5. Bonaventura

Si parla di Bonaventura associandolo al cosmo nella sua interezza. Infatti, secondo lui Dio può essere conosciuto in tutto e dappertutto. Dio lascia una traccia in tutto ciò che ci circonda. Inoltre si afferma che l’essenza è identica in tutte le cose create… ma le forme non sono create direttamente da Dio. La prima forma allude alla luce, forma di tutti i corpi. Dunque non una creazione dal nulla, ma un’ emanazione per gradi!

In conclusione, il Medioevo offre notevoli spunti in termini di strutture dialettiche ma lascia spazio all’apertura delle pluralità. A volte infatti, i filosofi minori sono coloro che più riescono a spronare l’uomo alla ricerca. In questo caso, R. Grossatesta, filosofo anglofono che non ho citato amplia lo spettro medievale, invitando l’uomo nello studio della luce!

 

 

 

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