Non importa come si scrive, conta solo l’atto di esprimersi: tra Pompei, graffitismo e street art

Lasciare dei messaggi sulle pareti: da Pompei al graffitismo alla street art

Nel 79 d.C. un’eruzione bloccò Pompei ed Ercolano per sempre, trasformando tutti e tutto in cenere e permettendo alle persone del futuro di accedere ad un patrimonio archeologico immenso. Tra gli eterni tesori ritroviamo delle iscrizioni, caricature e graffiti: cosa vorranno significare? Sono gli antenati del graffitismo e dell’arte di strada?

I graffiti di Pompei

Le iscrizioni sui muri di Pompei ci raccontano di un mondo dimenticato, che non viene descritto dagli autori antichi. La gente comune annotava sulle pareti i nomi di prostitute, la provenienza degli schiavi e dei servi, oscenità e parole ricche di sarcasmo o insulti nei confronti dei nemici. Alle volte invece testimoniano fatti d’epoca. Queste persone appartenevano allo strato linguistico di coloro che non avevano il controllo perfetto ed impeccabile della regola scritta e quindi del latino, ma che comunque avevano imparato a leggere e a scrivere. Il CIL (Corpus Inscriptionum Latinarum) consiste in un’opera in più volumi in cui sono contenuti tutti gli scritti conservati sulle pareti di Ercolano e Pompei, anteriori all’eruzione del 79 d.C..

Interessante è un’iscrizione che ci riporta l’invocazione e lode di una persona al suo idolo:

Invitto Castre(n)se

ti siano propizi

i tuoi tre dèi,

e a te che leggi.

Sappiamo che questo Castrense era un gladiatore o guidatore di carri da corsa, infatti con “invitto” si intende colui che ha appena vinto (o colui che non ha mai perso). Questi quattro versicoli celebrano tutti quanti, allargando la benedizione. Siamo davanti a un mondo superstizioso e magico e questo graffito ci aiuta a comprenderlo meglio: per i latini era più saggio promettere a tutti una bella sorte, invece di ricevere in risposta il malocchio. L’anonimo scrive nel latino che lui parla e ciò si nota da degli allontanamenti dalla regola scrittoria, il suo obbiettivo è infatti quello di trasmettere un messaggio, non gli importa come. Non si preoccupa di come lo scrive, conta solo l’atto di esprimersi.

Le origini del graffitismo

Il graffitismo viene definito come un movimento globale, sociale e culturale che si basa su interventi pittorici sul tessuto urbano, considerati come atti vandalici e perseguiti dalla legge in quanto spesso i murales (disegni sul muro) sono realizzati sopra edifici di interesse storico ed artistico o su mezzi pubblici. Coloro che si presentano come artisti e quindi utilizzano tale tecnica per le loro opere lo fanno in ambienti protetti, su spazi messi a disposizione in cui dipingere legalmente.

Le sue origini vengono fatte risalire agli anni quaranta quando era abitudine durante la seconda guerra mondiale tra i soldati alleati di imprimere sulle pareti dei luoghi visitati o nei quali si accampavano lo slogan Kilroy è stato qui associato al disegno di Kilroy (inventato dall’inglese George Edward Chatterton). Nel Regno Unito veniva anche raffigurato nelle strade come satira nei confronti dei razionamenti e della carenza di mezzi con altre frasi associate al meme.

Ufficialmente il graffitismo nasce nei tardi anni sessanta a Filadelfia e si sviluppa a New York. Compaiono le prime opere intorno agli anni ‘70 ed inizialmente erano semplici evoluzioni di firme che diventavano più spesse e grandi.

L’arte di strada e la sua legislazione

Con arte di strada o street art si identificano tutte le manifestazioni artistiche realizzate legalmente o illegalmente in luoghi pubblici. Viene considerata una categoria a sè stante che si distacca dal graffitismo e non va confusa con esso in quanto presenta opere più figurative rispetto alla semplice scritta del nome o simbolo della crew di appartenenza, come avviene comunemente nell’altra forma di espressione artistica. La street art può essere usata come abbellimento del panorama urbano. Uno degli esponenti principali è Banksy.

Nel codice penale italiano è presente l’art. 639 Deturpamento e imbrattamento di cose altrui il quale indica che chiunque imbratti cose altrui, come edifici o mezzi, al di fuori dei casi esplicitati nell’art. 635, è punito dalla legge. Se il fatto è avvenuto su beni immobili o su mezzi di trasporto pubblici o privati si arriva alla reclusione da uno a sei mesi o della multa da 300 a 1000 euro. Se si identifica la gravante della rovina di un edificio storico o artistico o la recidività del soggetto il lasso di tempo di carcere o l’ammontare del pagamento aumenta.

Noti sono molti artisti che si sono trovati all’interno di un’aula di tribunale per il loro mezzo di espressione. Nelle città romane i “graffitari” producevano le loro “opere” di notte, per non farsi riconoscere. La pratica alla fine non è così cambiata.

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