Il Superuovo

L’estetismo al giorno d’oggi: perché D’Annunzio sarebbe stato il king della musica trap

L’estetismo al giorno d’oggi: perché D’Annunzio sarebbe stato il king della musica trap

”Mo mi passano a prendere col Range Rover, nuove Balenciaga, nuova tipa con me”

cit. Sfera Ebbasta

Gabriele D’Annunzio

La concezione di estetismo

L’estetismo è una corrente letteraria e filosofica di fine Ottocento che rientra nel decadentismo. Alla base di questa corrente c’è il culto per la bellezza e per l’arte, la valorizzazione dell’apparenza. Praticamente la forma è più importante della sostanza, ci si concentra di più sul contenitore che sul contenuto. L’artista, chiamato esteta o dandy, introduce nuovi dettami di moda e comportamentali attraverso il suo gusto personale, con un atteggiamento elegante e raffinato. Cerca in tutti i modi di fare della sua vita un’opera d’arte, un trend da seguire, elevandosi dalla massa. Come oro in mezzo alla bigiotteria. La società però non vedeva di buon occhio gli esteti in quanto non conformi ai canoni perbenisti dell’epoca. I maggiori protagonisti di questo periodo sono Oscar Wilde (1854-1900), Charles Baudelaire (1821-1867) e in Italia Gabriele D’Annunzio (1863-1938). Soprannominato Vate che significa profeta, poeta dalle sfumature sacre, all’anagrafe Gabriele d’Annunzio è una delle penne simbolo della cultura italiana. È stato anche molto attivo nella politica per il ruolo di interventista durante la prima guerra mondiale e occupatore di Fiume dopo la vittoria mutilata. Si configura come esteta e quindi diventa lui stesso il personaggio che crea. Infatti ne Il Piacere riflette la sua personalità e i suoi gusti. Elabora una concezione propria del mito del superuomo tratta dall’omonima di Nietzsche, immaginando un uomo particolare che si distingue dalla mediocrità delle persone comuni ed è incline solo ai suoi desideri. Un partecipante della vita mondana e di quella politica con un forte senso dell’esteriorità, in grado di modificare la realtà, un modello da seguire al quale si ispira anche Mussolini. Se D’Annunzio fosse vissuto negli anni 2000 sarebbe stato il king indiscusso della musica trap e ora vi spiego il motivo.

La trap in Italia

La trap è un sottogenere del rap, caratterizzato dalla presenza del basso 808 nei beat. Questo genere si è affermato in Italia intorno al 2016 grazie ad artisti come Sfera Ebbasta o la Dark Polo Gang. Gli argomenti e i temi delle canzoni sono principalmente derivanti dalla vita nel ghetto e quindi droga, gang e armi, ma alcuni trapper come Ghali o Tedua scrivono anche di temi più profondi come amore, immigrazione o persino depressione. Un aspetto fondamentale della trap e di pubblico dominio è l’ostentazione. Basta farsi un giro tra i profili instagram dei trapper e non si può fare a meno di notare la presenza di chain (collane d’oro), vestiti griffati, grillz (denti d’oro), Rolex dal valore altissimo, insomma oggettistica e vestiario messi in mostra in ogni foto e video. E nelle stesse foto e video i trapper si riprendono mentre cenano in ristoranti costosi, guidano auto di lusso e giocano con i soldi nelle loro ville sfarzose. In questo ambiente è indispensabile prevalere sugli altri per la collana più luccicante o per la tipa più figa, fa parte del cosidetto “game” cioè la competizione tra gli artisti di questo ambito. I loro comportamenti sono emulati da migliaia di ragazzi nel modo di vestirsi e di atteggiarsi, un fenomeno che sta avendo un forte impatto sulla parte più giovane dell’Italia. Sono dei veri e propri idoli delle folle.

D’Annunzio capo della trap

Ed è proprio qui che nasce l’affinità con la figura dell’esteta dannunziano. Come detto in precedenza anche l’esteta è un personaggio che fa di tutto pur di apparire, e nell’esporre il suo carisma detta le regole dello stile e del vivere bene. D’Annunzio lo fa indossando i frac e i trapper collaborando con le marche di sportswear ma anche Gucci e Versace. D’Annunzio si ritrae con oggetti da collezione e i trapper con i Rolex da 50k. Le due figure si sovrappongono anche sull’estrema ambizione: la poesia con i versi più belli e il primo posto in classifica su Spotify, senza mai nascondere i traguardi raggiunti. In ambito sociale sono entrambi criticati dall’opinione pubblica perché non rispettano la facciata che la società si impone, al contrario esibiscono i propri vizi e gli eccessi facendosi anche pubblicità. Dalle droghe alle modelle più accattivanti. Un dettaglio importante è che D’Annunzio e alcuni trapper “vanno pazzi per il cocco“. Le uguaglianze non si riscontrano solo sull’appariscenza ma anche sul piano poetico, nella trap come dell’estetismo l’importanza non risiede in quello che si dice ma in come lo si dice. C’è da sottolineare anche che molti trapper non sono in realtà quello che dicono di essere, ovvero gangster spietati e dal grilletto facile. Per questo la loro musica si collega alla poetica del Vate che non trascende da una esperienza personale ma da una idealizzazione. E come D’Annunzio attinge da opere di altri autori per comporre le sue(ad esempio Le stirpi canore si rifà a Corrispondenze di Baudelaire), molti trapper prendono ispirazione dai colleghi americani che effettivamente hanno più famigliarità con gli argomenti che trattano nei loro pezzi. I puristi della letteratura potrebbero obiettare sul fatto che la scrittura e la musica siano due discipline ben distinte, ma non è sempre così. Nella trap, e nel rap in generale, è ricorrente l’uso di altre figure retoriche oltre alla semplice rima. Ad esempio si ricorre spesso all’utilizzo di un enjambement per rendere più piacevole e orecchiabile il flow. Ormai la musica e la letteratura hanno subíto una fusione, consolidata da ottimi musicisti in grado di scrivere versi da pelle d’oca e lo si verifica sia nello scenario underground sia nel cantautorato. Qualcuno direbbe che anche le rockstar o le popstar influenzano le mode dei giovani. Loro però non possono essere chiamati esteti perché non hanno un tenore di vita dedito quasi religiosamente alla celebrazione della bellezza e alla promozione dell’eleganza come quello dei trapper, che addirittura partecipano a sfilate di moda. I fashion blogger non li considero nemmeno perché non si occupano di arte. Ricordiamoci che l’esteta per essere definito tale non deve essere soltanto un modello da seguire ma è necessario che produca arte.

Sfera Ebbasta, foto di Roberto Panucci

Ad ognuno la sua arte

Quindi si può dire che la figura del trapper sia in realtà un’evoluzione di quella dell’esteta. Questo processo ci fa capire come le tendenze artistiche possono subire delle variazioni e delle rivoluzioni ma si conservano nel tempo. La morale di questo articolo è che non bisogna soffermarsi sui tatuaggi in faccia o sulla ganja nelle Instagram stories per giudicare un talento. Lo stile di vita o le cattive abitudini non sono parametri che dobbiamo considerare per esprimere pareri in merito alla loro attività creativa, anzi sono proprio queste le caratteristiche che contribuiscono a scolpire meglio la loro personalità nell’immaginario artistico. Molte menti geniali, purtroppo, hanno condotto una vita tormentata dai pregiudizi e sono stati riveriti solo dopo la loro morte. Non si fa così.

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