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Musica e cultura in convivenza: il tentativo di En?gma

Musica e cultura in convivenza: il tentativo di En?gma

Le origini del Rap

La musica hip-hop nasce negli anni settanta nelle zone più povere di New York, soprattutto nel Bronx. È da subito associata alla Black culture di cui diventa rapidamente un simbolo distintivo. Musicalmente, ma soprattutto culturalmente parlando, è la continuazione di quella tradizionale Black music che, nata dai canti degli schiavi nelle piantagioni del sud degli USA, si era evoluta nei generi del Soul e del Jazz.

La nascita di questo genere musicale è quindi di nicchia e culturalmente indirizzata verso il basso. Si costituisce come musica di protesta contro le disparità presenti fra neri e bianchi negli stati uniti che al tempo erano davvero notevoli (ancora oggi sono ben visibili nella società ). Elementi costitutivi sono la volgarità,  la crudezza degli argomenti trattati e la rabbia espressa dagli artisti per le condizioni di vita non facili. In una decina di anni il genere si espande e diventa popolare. Tupac Shakur e The Notorius B.I.G sono i due artisti più famosi e ormai mitizzati. In più, l’importanza sociale del parlato ritmato e in rima dei giovani artisti afroamericani cresce al punto da avere un ruolo di primo piano nella lotta per l’abbattimento di pregiudizi razziali negli USA.

Rap cultura di massa

Un’ulteriore evoluzione del genere lo vede acquisire sempre più fama fino a portarlo ad uscire dai confini americani ed espandersi a livello globale. Cambiano dunque i canoni del Rap, perché quest’ultimo deve fare i conti con una nuova dimensione, quella della diffusione di massa. Non è più la musica espressione della Black culture perché gli artisti che la producono diventano di ogni etnia e nazionalità. Soprattutto va a perdere il carico di lotta sociale proprio del contesto nel quale era nato. Il rap diventa così espressione del disagio e della rabbia nei confronti della società dei giovani in generale. Essendo però una forma d’arte, come le altre perde qualcosa nell’impatto con la cultura di massa: si mercifica divenendo prodotto di consumo.

A questo proposito è interessante il pensiero sviluppato dal gruppo di filosofi della scuola di Francoforte (con Adorno in testa) i quali dicono che la società di massa con il suo consumismo é il più subdolo e impalpabile fattore di spersonalizzazione e di controllo,  anche di più di quello esercitato dai regimi totalitari. Il segno più alto di questa distruzione culturale è l’industria della cultura che riduce quest’ultima e l’arte a puro consumo compulsivo e immediato (tema questo centrale in diversi artisti come Andy Warhol).

Tutte queste caratteristiche si ritrovano nel Rap moderno (perlomeno in quello italiano). Senza esprimere giudizi a livello musicale o artistico, infatti, il messaggio predominante è quello dell’autocelebrazione connessa con lo svilimento degli altri. In più l’ostentazione di una ricchezza ottenuta tramite il successo e, in generale, una mancanza di contenuti più specifici per rispondere all’esigenza di creare un prodotto consumabile rapidamente e senza troppo sforzo dalla massa.

I due principali esponenti della scuola di Francoforte feroci critici del consumismo di massa

Il caso di En?gma “colto popolare”

Naturalmente il quadro tratteggiato non è applicabile a tutti coloro che scrivono canzoni hip-hop. Tra i diversi artisti che si distinguono analizziamo il caso del rapper sardo En?gma. La musica da lui proposta vede il trionfo di una sintesi fra cultura propriamente accademica e cultura più popolare. Tra gli esempi, vi è quella cinematografica, videoludica o semplicemente “di strada” (si noti che né una né l’altra hanno più dignità, sono semplicemente pertinenti a campi differenti). È dunque possibile usare un genere musicale che storicamente nasce dal basso e farlo veicolo di messaggi completamente differenti, cercando magari anche di rendere il tutto fruibile ad un vasto pubblico?                              Il giudizio, trattandosi di una forma d’arte musicale, non può che essere soggettivo ma invito chi fosse interessato all’ascolto della canzone “Da Vinci” di En?gma e di altri rapper come Rancore o il più conosciuto Caparezza.

In conclusione una nota sociolinguistica: secondo questa disciplina l’uso della volgarità, che può essere avvertita fuori contesto nell’ambito di questo discorso, è un espediente adottato sia volontariamente che non per stabilire un maggiore livello di empatia con l’ascoltatore che si sentirà più coinvolto in una dimensione più confidenziale e informale.

Lorenzo Giannetti

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