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Modi dicendi e modi di dire: il latino è una lingua che sopravvive ancora oggi

Modi dicendi e modi di dire: il latino è una lingua che sopravvive ancora oggi

Chi ha detto che il latino è una lingua morta? Davvero non lo parla più nessuno? Non consideriamo gli innumerevoli e in-elencabili vantaggi che derivano dallo studiare la lingua dei nostri antenati (“il latino insegna a ragionare” ci viene ripetuto in continuazione, il latino aiuta a comprendere la realtà che ci circonda, ci permette di non dimenticare le nostre radici e di analizzare e vivere il presente, sotto la “luce maestra” del passato).

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E non prendiamo in esame neanche l’etimologia del 50 % di parole della lingua italiana, che derivano -per l’appunto- dal latino… Pensiamo, soltanto, a parole interamente latine che continuiamo a usare ancora oggi: agenda, alibi, album, auditorium, campus, deficit, focus, forum, gratis, habitat, ictus, idem, plus, junior, ultra, virus… Oppure a espressioni come ad hoc, vade mecum, una tantum, pro tempore, post mortem, modus vivendi, in toto, inter nos, in itinere, in fieri, in flagrante, honoris causa, ex aequo, in primis…

A parte parole e locuzioni, scopriamo la storia di alcune delle espressioni latine più note.

1. “Alea iacta est”

Letteralmente “il dado è stato lanciato”, anche se viene quasi sempre resa con “il dado è tratto”. Lo storico Svetonio la attribuisce a Gaio Giulio Cesare, il quale la avrebbe pronunciata subito dopo aver attraversato il fiume Rubicone nella notte del 13 gennaio del 49 a. C. : data che segnò l’inizio della II guerra civile (Cesare vs Pompeo).

Attualmente, l’espressione è usata per indicare una decisione oramai irrevocabile, quando non è più possibile tirarsi indietro.

2. “Veni, vidi et vici”

“Venni, vidi, vinsi”. Altra frase storica pronunciata da Giulio Cesare, dopo aver vinto l’esercito di Farnace, re del Ponto, nella battaglia di Zela del 47 a. C.. Questa volta è Plutarco a rendere noto l’episodio nella “Vita di Cesare”: il trittico di verbi sarebbe stato scritto da Cesare in una lettera inviata all’amico Marzio per far conoscere a Roma l’esito delle guerriglie contro Farnace.

Oggi, viene usata per indicare il superamento di un’impresa senza difficoltà, una vittoria rapida e totale.

3. “Veritas temporis filia est”

La verità è figlia del tempo”. Asserzione di Aulo Gellio che la scrive nel dodicesimo libro de “Noctes Atticae” ; assimilabile alle espressioni contemporanee “Solo il tempo ci dirà” oppure “Il tempo porterà a galla la verità”.

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4. “Ex malis eligere minima (oportet)”

Il padre di questa massima -molto filosofica- è l’illustre Cicerone: “(Si deve) scegliere il minore dei mali”.

5. “Carpe diem”

Delle locuzioni finora elencate, carpe diem è certamente la più nota. Chi non l’ha sentita almeno una volta nella vita?

“Carpe diem” (vd. Odi 1, 11, 8) è il biglietto da visita di Orazio.

Pagine e pagine, ricerche e tesi, libri e saggi scritti per cercare di dare un senso a questa straordinaria “iunctura” letteraria. Nessuna traduzione può racchiuderne il significato in pieno.

I più la traducono con “Cogli l’attimo”, letteralmente “cogli/afferra il giorno”, ma cosa vuol dire? Vivi oggi, vivi pienamente questo giorno, apprezza quello che hai, goditi il presente e non pensare al futuro, che è imprevedibile. Ricorda un po’ il “del doman non v’è certezza” del Magnifico e il “Vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo”. Insomma, il carpe diem è un topos immortale.

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6. “Si vis pacem para bellum”

Attribuita allo scrittore latino Vegezio, la frase “Se vuoi la pace, prepara la guerra” richiama un concetto fondamentale della mentalità romana; infatti anche Cornelio Nepote e Cicerone avevano detto qualcosa di simile. Gli imperatori, a partire già da Augusto, sapevano che c’era un solo modo di ottenere e mantenere la pace: muovere guerra contro tutti i (potenziali) nemici.

7. “Pecunia non olet”

Lett. “Il denaro non odora”; sta ad indicare che non conta la provenienza del denaro, bensì il denaro stesso, in quanto tale. I soldi sono sempre soldi!

Secondo la tradizione, l’imperatore Vespasiano (69-79 d. C.) avrebbe pronunciato la famosa frase per giustificare l’ennesima tassa da lui imposta, questa volta sui bagni “pubblici”, gestiti da privati (detti comunemente “vespasiani”). La tassa, centesima venalium , viene ricordata come tassa dell’urina.

8. “Omnia vincit amor” oppure “Amor vincit omnia”

“L’amore vince su tutto” ha scritto quel romanticone di Virgilio nel X libro delle Bucoliche.

A pronunciare la celebre frase è Gaio Cornelio Gallo, che nel fittizio dialogo della decima egloga, confessa di voler abbandonare la poesia elegiaca (=del lamento di amore) per dedicarsi a quella pastorale; alla fine, però, riconosce che l’amore è invincibile: non può essere sottovalutato, né represso.

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9. “Errare humanum est, perseverare autem diabolicum”

La frase è attribuita a Sant’Agostino di Ippona.

“Commettere errori è umano, ma perseverare (nell’errore) è diabolico”. Modo di dire che si utilizza spesso, ancora oggi, per “giustificare” l’errare umano: il fare errori è naturale, ma occorre non reiterarli. Tutti possono sbagliare, l’importante è riconoscere l’errore e non ripeterlo.

Proverbi latini - Wikiquote

10. “Fortuna caeca est

“La fortuna è cieca” scrive Cicerone nel Laelius de amicitia (15,54). La traduzione dello stralcio completo da cui è tratta è la seguente: “La fortuna non solo è essa stessa cieca, ma per lo più rende ciechi anche coloro che abbraccia”.

Possiamo concludere dicendo che il latino è più vivo di quanto immaginiamo!

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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