Il Superuovo

Caparezza fa squadra con l’Islandese: tutti Contro Natura. L’allenatore? Giacomo Leopardi

Caparezza fa squadra con l’Islandese: tutti Contro Natura. L’allenatore? Giacomo Leopardi

Tutti i più grandi autori e artisti hanno subito la fascinazione di Leopardi. “Non sei un uomo se..” cantava nel 2008 Caparezza all’interno della traccia “Un vero uomo dovrebbe lavare i piatti”. Nel 2021 possiamo aggiornare la canzone con “non sei un uomo se non ti fai influenzare da Leopardi“.

Una canzone di Caparezza la si riconosce essenzialmente da due fattori: la particolarità della voce nasale, e la complessità del testo. Quest’ultimo sempre carico di easter eggs che divertono i fans nell’attesa d’essere smascherati. Caparezza aggiunge un terzo elemento: il “difetto” (ma intendetelo come “pregio”) di essere Troppo politico.

DIETRO LA MASCHERA DI CAPAREZZA: UN LEOPARDI 2.0

Che Caparezza avesse un qualcosa di leopardiano lo sospettavo già da tempo. Stavo in agguato con la consapevolezza che prima o poi lo avrei colto in fallo. E così è stato. Primi punti a mio favore li ho incassati con l’album Prisoner 709, dove all’interno sono inserite le tracce (nell’ordine di comparsa): Larsen e Infinito. La prima rispecchia una difficoltà fisica che ha dato (e tutt’ora sta dando) gravi problemi all’artista. Questa lo ha fatto propendere verso uno stile nuovo, più introspettivo, quasi “che ne vedi le viscere”. Ha alimentato il dark side of Capa (non che negli album precedenti non ci fosse, ma sicuramente era più contenuto e meno evidente). Stesso discorso possiamo farlo per il poeta recanatese: esiste forse uno studente tanto ardito da escludere che se Leopardi non avesse avuto la gobba non avrebbe scritto versi così pessimistici? No, non esiste. Fidatevi di me che insegno.

CAPAREZZA E LEOPARDI: ILLUSIONE COME BELLO POETICO

La seconda canzone, L’Infinito, il titolo parla da sé, esplica il tema fondante della poetica leopardiana… ma procediamo con ordine. Il poeta recanatese, nella prima fase del suo primo pensiero, sosteneva che gli antichi fossero più felici dei moderni in quanto quest’ultimi, avendo sperimentato la crisi delle certezze, si trovassero più a diretto contatto con la realtà. Ciò che manteneva in vita gli antichi era la loro saggia ignoranza, ossia quel vivere in un’illusione inconsapevole. Inoltre non scordiamoci che la felicità era dettata anche da un maggior contatto con la Natura!

La soluzione che adotta Leopardi è proprio quella di creare delle illusioni artificiali al fine di ingannare la mente e farle credere di non essere a contatto con la dura e gretta realtà. Per mettere in pratica quest’illusione consapevole occorre però una pianificazione: necessita di un ostacolo (teoria della visione, ecco l’esempio con la siepe dell’Infinito) che impedisce la visuale e quindi non si può far altro che immaginare ciò che può esserci al di là da quella. A questo unisce la teoria del suono: creazione di suoni vaghi e indefiniti (come ad esempio un eco, un canto o voci indistinte) che schiudono, al loro udirsi, mondi dove poter far naufragare il nostro pensiero. Queste due teorie insieme formano la teoria del vago e dell’indefinito, che per Leopardi coincide necessariamente con il bello poetico. Bene. Tutto questo cosa c’entra con Caparezza?

Se prendiamo il testo de L’Infinito ci accorgeremo che la nostra realtà è dominata dalla tecnologia (questo non è il pianeta Terra, questo è Human Simulator). La soluzione proposta dal rapper di Molfetta è identica a quella leopardiana: accettiamo la finzione, lasciamo che il nostro pensiero naufragi nell’immensità. Quindi, davanti a un ostacolo evidente e totalmente artificiale come la tecnologia, possiamo creare delle illusioni. Sappiamo che sono finte, ma ci tengono in vita: Il sorriso delle hostess, le fiabe della buonanotte, lo spettacolo dell’arte, lo stupore per il regalo di compleanno. E tu di che ti meravigli? In cosa lasci annegar il pensier tuo?

“CONTRONATURA” E “DIALOGO DELLA NATURA E DI UN ISLANDESE”

Se le canzoni citate nei paragrafi precedenti potevano lasciar intendere un richiamo a Leopardi, nel nuovo disco Exuvia, in particolare nella canzone Contronatura, questo richiamo è esplicito e viene annunciato nella skit La Matrigna.

Perdo le difese come l’islandese
Che migrò alla ricerca di un clima mite
Un campo minato tra me e Santiago
Io negativo ma di Salgado
Il presente mi parla e non lo capisco
Avrà il cavo del micro che è dissaldato
Sono disarmato, la foresta fa sguardi da occhi cavati
Non mi fido dell’uomo né delle bestie
Credo solo ai Leopardi di Recanati
Vamos

Capa cita l’Islandese che migrò alla ricerca di un clima mite: si accende una lampadina. Poi: credo solo ai Leopardi di Recanati. Si accende la seconda. Vamos, verso la canzone che tratta dell’operetta morale Dialogo della Natura e di un Islandese. Questo brano segna il passaggio a una nuova fase del pensiero leopardiano: il pessimismo cosmico. Si rende conto che sotto sotto non è poi così vero che gli antichi se la passavano bene. C’erano calamità naturali, c’erano delusioni amorose che potevano condurre alla morte per suicidio… Insomma, le sofferenze ci sono sempre state! Cambia il pensiero, cambia anche la concezione della Natura. Non è più la madre buona e calorosa che ospita, abbraccia e protegge i suoi figli. Tutto il contrario! Però non confondiamoci: essa non è malvagia, semplicemente indifferente. Un meccanismo anaffettivo che si preoccupa solamente che il Tutto rimanga sempre in equilibrio.

Un Islandese incontra in Africa la Natura, verso la quale comincia una vera e propria lamentela.  Com’è possibile che io che ho rispettato sempre la natura posso essere minacciato, o addirittura posso morire a causa di un animale pericoloso? Se Natura è madre buona, perché ci sono uragani, tempeste, frane, animali velenosi etc. etc.? Giustamente la Natura risponde che lei è totalmente indifferente alla vita dell’uomo, addirittura precisa che se gli fa del bene o gli arreca del male, essa neanche se ne accorge! Con il personaggio dell’Islandese Leopardi raffigura il passaggio da una concezione antropocentrica a una concezione biocentrica: se fosse l’uomo al centro del mondo significherebbe che la sua scomparsa determinerebbe la fine di quest’ultimo; invece non è così! Molto probabilmente con l’estinzione del genere umano la Natura starebbe anche meglio.

Ai miei studenti dico sempre che molto spesso i grandi artisti sono quelli che non inventano niente ex novo ma che riprendono temi già trattati aggiungendo un piccolo tassello. In un articolo di Fanpage music si legge questa dichiarazione di Caparezza:

La natura matrigna, per Leopardi, si soffermava sul lato oscuro, ci sono i parassiti, ciò che uccide, ciò che consideriamo innaturale, partendo da là ho pensato che prendersi cura della natura fosse contro natura, ho sovvertito questa cosa perché penso che quando si lotta per proteggere natura è lottare per l’uomo

L’uomo quindi ha una dote in più rispetto alla meccanicità della Natura: la consapevolezza che può essere d’aiuto a questa grande mamma. Una femme fatale a tutti gli effetti, che per quanto può essere aggressiva, non ce la sentiamo di farle del male. Ma soprattutto, ora come ora, non ce lo possiamo permettere.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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