“Minimalism”: uno stile di vita da Epicuro e More, fino ai giorni nostri

Quando tutto attorno corre, si rinnova e viene sostituito alla velocità della luce, pare inevitabile essere risucchiati in questo vortice di velocità e vivere con la perenne sensazione di doversi rinnovare, di dover acquistare la novità, di stare al passo con questa corsa infinita.

Ecco cos’è il consumismo, protagonista del nostro secolo: una frenetica ricerca della novità attraverso gli oggetti. Eppure così come una corsa, anche esso ci affatica, ci consuma lentamente… forse fino a farci capire che tutto ciò che viene ciecamente bramato, acquistato e poi dimenticato, non ci darà la felicità ricercata. E dove trovare allora il benessere? Attraverso il documentario “Minimalism”e le dottrine di Epicuro, Lucrezio e Thomas More scopriremo che non sono gli oggetti ed il materialismo la risposta, bensì la semplicità.

Epicuro e Lucrezio: i bisogni naturali e necessari

La filosofia di Epicuro è eudemonica, ovvero riconosce come obiettivo della vita la ricerca e la conquista della felicità, ed è proprio attorno ad essa che egli fonda la sua filosofia. Nella famosa “Lettera a Meneceo” il filosofo propone un “tetrapharmakos” ovvero quattro dritte benefiche in grado di condurci alla felicità. Uno dei punti fondamentali messi in evidenza riguarda i desideri umani, che epicuro divide in tre categorie:

1. Bisogni naturali necessari, quali bere, nutrirsi e defecare.
2. Bisogni naturali non necessari, quali la riproduzione.
3. Bisogni non naturali e non necessari, ad esempio la ricchezza.
Questi ultimi desideri sono ,secondo Epicuro, da evitare in quanto non potranno mai essere fonte di felicità, ma di preoccupazione. Lucrezio, più tardi riprenderà il pensiero epicureo arricchendolo e aggiungendo che, non potendo dare nessuna ricchezza al nostro corpo, questi tesori di cui ci circondiamo sono vani.

Thomas More e la sua Utopia

La semplicità ed il minimalismo sono riproposti nel XVIesimo secolo da Thomas More. Il filosofo visse in una realtà deludente, socialmente ingiusta e dominata dai ricchi e decise di criticarla apertamente nell’opera “Utopia“. Nell’isola d’Utopia non esistono e non vengono prodotti oggetti inutili, ogni cosa ha una funzione ed un’utilita. L’oro, ad esempio viene ignorato e paradossalmente messo sugli schiavi, sotto forma di catene, come segno distintivo. Gli abiti sono altrettanto all’insegna della praticità e della comodità: vengono utilizzati prodotti di qualità, per produrre vestiti che possano durare a lungo. Potremmo dire che la società di More è la nemica del materialismo! La messa in ridicolo da parte di More della sua società (e anche della nostra) emerge attraverso l’incontro tra le due civiltà: gli anemoliani e gli utopiani. Incontro in cui questi ultimi ridono e provano pietà per ciò che i vicini, vestiti d’oro e sete pregiate, considerano oggetti di vanto e lusso.

Minimalism, a documentary about the important things

Ai giorni nostri, dove le critiche di More sono ancora attuali, Ryan Nicodemus e Joshua Fields Millburn hanno rimesso in luce i danni della società consumista tentando di combatterli con una parola: minimalismo. Il concetto e la lotta al consumismo sono raccontati nel documentario “Minimalism: A documentary about the important things” che mostra i due protagonisti in viaggio nel tentativo di promuovere il loro messaggio. Nel documentario emergono proposte interessanti all’insegna della semplicità come le LifeEdited houses, ovvero case su misura, munite del minimo indispensabile, e sfide come la 333 challenge, che consiste nel tentare di limitarsi all’utilizzo di 33 capi e accessori in totale, per 3 mesi. Al di là di queste sfide, per alcuni forse eccessive, il messaggio del documentario trasmesso da Joshua e Ryan non è quello di smettere ogni forma di acquisto, ma semplicemente sfruttare al massimo ciò che si compra. “Minimalism” si conclude con un messaggio chiaro: “amate la gente e usate gli oggetti, perché il contrario non funziona“.

333 challenge

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