Lucrezio, Cartesio ed Enrico Brignano a confronto sulla teoria della mortalità-immortalità dell’anima

Dire “Ci vediamo domani” ha a che fare col concetto di eternità. Ma l’uomo è davvero immortale?

Nell’atto della creazione “è stata posta l’eternità nel cuore degli uomini, che però non scopriranno mai” (Ecclesiaste 3:11). Lucrezio, filoepicureo, con il suo De rerum natura, è il primo a disincantare gli uomini dall’effetto ammaliante che ci sia una vita dopo la morte. Cartesio poi, scardina con la filosofia aristotelica circa la tradizione di un’anima immateriale volta a governare il corpo. E se l’uomo non può auspicare all’immortalità, oltre a speculare sul tema, non gli resta che vivere l’eternità in una dimensione mortale, dicendo, ad esempio, “Ci vediamo domani”. La stessa frase fa da titolo ad una commedia interpretata da Enrico Brignano, che dietro al velo comico nasconde una profonda verità, maestra di vita.

Lucrezio poeta della ragione

Il De rerum natura è un poema epico-didascalico: epico perché celebra Epicuro, filosofo-eroe che ha dato agli uomini un messaggio di salvezza; didascalico perché espone la dottrina epicurea, l’unico mezzo con cui ottenere la salvezza. Oltre i luoghi comuni, che il sommo bene risiede nel piacere e il sommo male nel dolore, cardine della filosofia è la dottrina degli atomi, da cui ha origine la teoria della mortalità. Nell’opera, divisa in sei libri, e tripartita in diadi che trattano prima di argomenti fisici, poi antropologici e infine cosmologici, gli atomi infatti fanno da massimo comune denominatore. Il libro I presenta la dottrina: gli atomi sono particelle elementari, invisibili, indivisibili e innumerevoli; se dalla loro aggregazione e\o disgregazione si compone la realtà, emerge che “nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si trasforma”, legge che individuerà Lavoisier soltanto nel 1700. Il libro II da un nome a questo fenomeno: il clinamen devia o inclina gli atomi che si muovono nel vuoto. I primi due libri non sono altro che un preambolo del libro III volto a giustificare un’anima mortale. Se la forma ha la stessa consistenza dell’essenza, o per dirla con le parole di Lucrezio, se anima (principio vitale) e animus (mente) sono entrambe fatte di atomi, e se gli atomi sono destinati a dispersi, un’anima immateriale e immortale non è contemplata.

Nulla è dunque la morte per noi, e per niente ci riguarda,

poiché la natura dell’animo è da ritenersi mortale.

Lucrezio in realtà non vuole demonizzare la speranza degli uomini, al contrario gli da un motivo per gioire, perché liberi dalla paura della morte.

Il dualismo cartesiano

A Pierre Gassendi, filosofo e uomo di chiesa, va il merito di aver coniugato l’atomismo e il dogma cristiano. A tutti gli adepti che credevano che la teoria degli atomi fosse un ostacolo verso Dio, Gassendi risponde che è un motivo in più per credere nell’Onnipotenza divina. Il Fattore infatti, ha creato gli atomi, che quindi hanno motivo di esistere, col potere di plasmarli e distruggerli. Gassendi riprende la dualità di anima e animus, ma arrivato fino a questo punto l’uomo di Chiesa non può smentire l’esistenza di un’anima immateriale. Il dualismo cartesiano si allarga fino ai concetti di res cogitans e res extensa. Per Cartesio è la prima ad essere immortale, ma nell’Uomo il filosofo dimostra che le funzioni del corpo umano si spiegano per mezzo dei principi di materia e movimento, non attraverso un’anima immateriale. Tutti i fenomeni vitali possono essere gestiti dai nervi, i muscoli, il sangue… Così il corpo non muore perché si svuota dall’anima, ma l’anima abbandona il corpo perché esso ha smesso di muoversi. 

Ci vediamo domani

In Ci vediamo domani, commedia del 2013, Enrico Brignano interpreta il ruolo di Marcello Santilli, un uomo di mezza età irrealizzato e dunque alla ricerca dell’occasione della sua vita. Ha scoperto Petrafrisca, un piccolo paese sperduto in Puglia, dove la popolazione media ha più di novant’anni e in cui non esiste un’agenzia di pompe funebri. L’occasione della sua vita si è materializzata sotto forma di agenzia, e Marcello immagina tutti gli abitanti del paese suoi “clienti”. Mentre vede andare la sua ultima opportunità di riscatto in frantumi conosce qualcuno che lo spinge a riflettere sul concetto di immortalità.

La morte non esiste. Dimmi Santilli, che cosa è l’immortalità? L’immortalità sembra un gran mistero eh, ma è una gran cacchiata. Te lo spiego io che cosa è: dire sempre “ci vediamo domani”, ecco che cosa è. Noi ci perdiamo tentando di percepire l’impossibile, ma che cosa è l’impossibile? Il possibile che ancora non è avvenuto. Dobbiamo smetterla di mitizzare tutto, il mito si mangia i sentimenti, il mito ti frega. Pensaci bene, la gente pensa in termini di mito. “Hai visto quello?”. “Hai visto quell’altro?” e poi il mito cosa diventa? diventa culto. “Magari potessi avere quello che c’hai tu!”. “Ah, se fossi lui”. E tu che sei? Tu non sei più tu, tu sei quello che il mito vuole che sei. Che cosa? Uno schiavo, un ricattato, un illuso. Prova a dire: ci vediamo domani. prova a dirlo, dai! Ecco, lo sai che cosa sei? Adesso sei immortale, perché quando lo dici, tu te ne freghi di questo, di quello, dei tuoi sogni, dei tuoi guai. Tu pensi da immortale, senti da immortale, e quindi se ci pensi bene tu sei immortale.

https://www.youtube.com/watch?v=ykk-YW10Yj4

 

 

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