L’LSD come possibile aiuto per le patologie mentali e la concentrazione

La Beckley Foundation in collaborazione con l’Imperial College London ha dato il via a un nuovo studio sugli effetti di microdosi di LSD, per valutare se possono offrire un miglioramento della concentrazione e della creatività, oltre che aumentare il benessere psicologico di chi le assume. Essendo la sostanza attualmente illegale, non sarà l’Università a fornire ai soggetti dello studio le sostanze, ma dovranno procurarsele da soli. La ricerca inoltre sarà self-blinded, ovvero in auto-cieco, questo vuol dire che saranno i soggetti a doversi organizzare e somministrare le dosi di sostanze e di placebo, con l’aiuto però di un manuale reperibile dal sito dell’Università. Le etichette da apporre sulle due sostanze hanno un QR code che, una volta scannerizzato, manderà attraverso un’app i dati all’Università. In questo modo i ricercatori potranno sapere se il soggetto sta assumendo la dose di LSD oppure il placebo.

Chi è maggiorenne, con una buona comprensione della lingua inglese e assume queste micro-dosi di LSD può candidarsi allo studio cliccando qui.

LSD: il suo funzionamento

Per spiegare gli usi e gli effetti dell’LSD dobbiamo prima spiegare cos’è la serotonina, il neurotrasmettitore principale su cui agisce. La serotonina è un neurotrasmettitore sintetizzato principalmente nell’apparato gastrointestinale e a livello del sistema nervoso centrale. Viene definito come ‘l’ormone della felicità’ in quanto alti livelli di serotonina si associano a un alto tono dell’umore, mentre una carenza di questo neurotrasmettitore viene vista come responsabile della depressione e più in generale degli stati d’animo negativi e ansia. Ma non solo, la serotonina sembra essere anche strettamente connessa con la concentrazione, la memoria e il processo di apprendimento. Infatti, le persone affette da depressione tendono ad avere difficoltà a concentrarsi e a memorizzare le informazioni, risultando sempre distratte e assenti.

Adesso, sappiamo che ad alti livelli di serotonina tende ad associarsi uno stato emotivo di benessere, mentre a bassi livelli di dispiacere. Esistono degli inibitori selettivi del reuptake di serotonina che sono in grado – come dice il nome stesso – di inibire la ricaptazione della serotonina all’interno della terminazione presinaptica, favorendo l’aumento del segnale della stessa. In breve, inibendo il riassorbimento del neurotrasmettitore si ha un suo aumento. Tale aumento fa sì che si verifichi un miglioramento della patologia depressiva, infatti questa è principalmente la funzione dei farmaci antidepressivi.

Adesso, la molecola dell’LSD ha una forma simile a quella della serotonina e sembra agire sui recettori serotoninergici. Proprio per questo, anch’essa svolge un’azione che blocca la ricaptazione della serotonina nella cellula presinaptica provocando così un incremento dell’energia, del tono dell’umore e della consapevolezza, oltre che produrre allucinazioni visive. Presenta però, come gli altri psichedelici, numerosi effetti collaterali come nausea e confusione e a dosaggi elevati può persino indurre paranoia. Non esistono descrizioni di dipendenza fisica e conseguente sindrome di astinenza legata all’uso di questa droga né di morti per overdose.

La storia e il suo utilizzo clinico

La dietilammide-25 dell’acido lisergico (LSD) fu scoperta nel 1938 da Albert Hofmann. Prima che diventasse illegale studiò a fondo le sue caratteristiche, i suoi usi ed effetti. Una caratteristica significativa da lui individuata era la possibilità che contenuti d’esperienza rimossi e da lungo tempo dimenticati tornassero di nuovo alla coscienza. Era una notizia dalla grande importanza per l’utilizzo nella terapia mentre, allo stesso tempo, gli ansiolitici non davano gli stessi risultati. Lo stesso Hoffman aveva affermato che: “Mentre gli ansiolitici tendono a coprire i problemi e i conflitti del paziente, riducendone la gravità e l’importanza, l’LSD, al contrario, li fa vivere in maniera più intensa“.

Più recentemente, una ricerca ha esaminato i dati di sei studi e più di 500 pazienti scoprendo un ‘significativo effetto benefico’ sull’abuso di alcol, durato diversi mesi dopo l’assunzione dell’LSD. I ricercatori hanno analizzato studi condotti sulla sostanza tra il 1966 e il 1970. I pazienti erano tutti coinvolti in programmi di trattamento dell’alcolismo, ma alcuni hanno ricevuto una singola dose di LSD compresa tra 210 e 800 microgrammi, altri no. Nel gruppo dei pazienti che avevano preso l’allucinogeno il 59% ha mostrato ridotti livelli di abuso di alcol rispetto al 38% dell’altro gruppo.

Un’altra ricerca ha invece dimostrato i suoi possibili benefici nel trattamento della depressione. Questo disturbo infatti, può comportare connessioni cerebrali disordinate, che sfociano nell’anedonia (l’incapacità di provare piacere) e nella confusione sensoriale. L’LSD invece, sarebbe capace di stimolare la formulazione di nuove connessioni, essendo così in grado di ‘ripristinare’ quelle deteriorate dalla patologia. Sebbene gli effetti dell’LSD siano transitori, Atasoy e colleghi hanno rilevato che alcuni delle connessioni emerse potrebbero essere permanenti.

Colombo Sara