Lo stravolgente potere dell’Eros: ce lo raccontano Klimt e Platone

Se c’è un termine che più degli altri fatichiamo a definire, se c’è una passione che ci sembra più che mai complicato esprimere, questa è l’Eros. Eppure, Platone e Klimt, con una semplice intuizione, ne hanno colto e svelato l’essenza, lasciando che anche noi la scoprissimo. 

Dettaglio di “Amore e Psiche stanti”, di Antonio Canova

Una delle passioni più antiche, un sentimento che da sempre ha caratterizzato l’animo umano, lo ha scosso, lo ha turbato: è Eros, una forza contraddittoria, che ci muove, ci porta a gesti irrazionali, ci offusca la mente, ci confonde. Una passione che ha mille volti, mille significati, di cui siamo spesso succubi, ma che quasi mai comprendiamo. Come spesso accade, un modo per scoprirne di più è affidarci all’arte, in tutte le sue forme, e alla disciplina della ricerca per eccellenza: la filosofia.

Cupido in braccio a una Menade, mosaico di Pompei

 Il concetto di Eros

La parola “Eros” (traslitterazione del greco ἔρως) è di difficile traduzione: solitamente reso con “Amore“, o “Passione“, in riferimento soprattutto alla sfera della carnalità, è in realtà un concetto molto più complicato, ha un significato decisamente più ampio ed elevato di quello che siamo soliti attribuirgli. Ne parlava anche Esiodo, l’autore della prima grande opera letteraria greca giunta fino a noi, rappresentandolo come una primitiva forza divina unificatrice e vivificatrice. Empedocle, filosofo presocratico, collocava l’ἀρχή (l’origine del tutto) nella contrapposizione di questa potenza con il suo opposto, Neikos, l’Odio. Amore e Odio si configurano come due forze opposte ma complementari, che nella loro ciclica successione creano, uniscono, distruggono, governano il mondo. Alla luce di questo, potremmo definire Eros sì come amore, ma nel senso di una potenza unificatrice in grado persino di conciliare gli opposti, di muovere il pensiero, di spingerti alla ricerca. Lungi quindi dall’essere mera passione, Eros era considerato dai greci un sentimento, uno stato d’animo così forte e totalizzante da meritarsi un posto tra gli dei. Non è forse divina quella forza che ti muove, che ti spinge addirittura a cambiare le cose e te stesso sotto la sua azione?

Platone e Aristotele nella “Scuola di Atene” di Raffaello

Il mito platonico

Il primo grande filosofo della storia, di certo uno dei più celebri, vissuto nell’epoca aurea della Grecia, aveva anch’egli percepito dell’importanza di Eros, tanto da dedicargli una trattazione specifica. Stiamo parlando di Platone che, nel Simposio, affida alla voce dei suoi molteplici personaggi la discussione di questo argomento, lasciando emergere dal lungo confronto il suo punto di vista, e offrendoci un punto di partenza per la nostra personale riflessione. Durante il banchetto, primo a prendere la parola è Fedro, per cui Eros è il più antico degli dei e corrisponde al Caos primordiale: da questa indefinitezza la potenza di Amore trae l’ordine delle cose. C’è poi Parmenide, che sostiene che Eros è quella forza che ti spinge a far di tutto per il tuo amato, a compiere qualsiasi azione per essere da lui ammirato, o semplicemente visto. L’amante è colui che ha un bisogno profondo, insopportabile, dello sguardo e del riconoscimento dell’amato. Socrate espone il mito della nascita di Eros, che sarebbe figlio di Penia, la povertà, e di Poros, l’ingenio: ecco perchè esso ci appare bellissimo, è furbo, ci inganna, ma in realtà porta con sè i lati più negativi della madre, è misero e meschino. La storia che racconta Aristofane è quella più suggestiva, divenuta la più celebre, tanto che spesso ci si scorda che provenga da quest’opera. Aristofane ci parla di curiosi personaggi sferici, con quattro braccia, quattro gambe, ecc. Essi erano di tre generi, uomo, donna e androgino, ovvero l’insieme dei due. Queste creature vivevano in uno stato di beatitudine, e nel loro essere “doppi” erano tanto potenti da suscitare il timore di Zeus, il quale, per prevenire un’eventuale rivolta, decise di “tagliarli in due“. Da quel momento queste sfere incomplete cercano il proprio pezzo mancante, ma la ricerca è estenuante, non dà frutti. Per questo motivo Zeus manda nel mondo il divino Eros, così che gli esseri umani si congiungano e ritrovino, nel piacere fisico, una parvenza di unità, che si rivela però effimera. L’amore diventa un’assidua, ma tristemente inutile, ricerca di interezza.

“Questo è il motivo per il quale la nostra natura antica era così e noi eravamo tutti interi: e il nome d’amore è dato per il desiderio e l’aspirazione all’intero.”

Particolare de “Il bacio”

“Il bacio”

Un racconto iconografico del mito di Eros è stato dipinto, più o meno consapevolmente, da Gustav Klimt, pittore austriaco che ha fatto parte della Secessione Viennese. L’opera è celeberrima: su uno sfondo dorato, due amanti si scambiano un intenso bacio, quasi in una fusione mistica. La fanciulla ci mostra il volto beato, ha gli occhi chiusi nella volontà di trattenere quel momento, la testa reclinata con serenità: l’uomo la sta abbracciando dolcemente, le offre conforto e protezione. Oltre all’amore romantico, nella sua forma più pura, però, nel gesto degli amanti c’è anche una passione più primitiva, un forte desiderio di contatto, carnalità. La fanciulla si protende verso il volto dell’amato, che a sua volta le sta dando un bacio dal quale emerge tutta la sua passione. Le mani circondano il collo l’uno dell’altra, si intrecciano, si stringono, nella ricerca di un contatto totale, della fusione dei corpi, gli amanti si cercano quasi con disperazione. La veste della donna è a motivi circolari, simbolo della fluidità del femmineo, e si contrappone a quella ricamata con rettangoli dell’uomo: allo stesso tempo, però, le due tuniche, entrambe dorate, si confondono l’una con l’altra, formando un unico mantello che avvolge le due figure. Klimt celebra, con questo dipinto, la vivida potenza di Eros, nelle sue molteplici caratteristiche, nelle sue contraddizioni. C’è l’unione degli opposti, c’è il ritrovamento della metà perduta. Se dovessimo immaginare la ricongiunzione della sfera dopo una disperata ricerca, non troveremmo miglior modo di farlo che con quest’opera straordinaria.

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