L’industria culturale ci ha divorato e il film “The Truman Show” lo aveva predetto

Il fenomeno della globalizzazione ci ha resi dipendenti dai new media?

Se questo mondo di ultima generazione ha contribuito a semplificare le cose, da un lato ci ha immersi in un mondo in cui non conosciamo più il lato umano. Approfondiamo questo aspetto attraverso il film “The Truman Show”.

IL REALITY DI JIM CARREY

Truman Burbank viveva una vita apparentemente normale all’interno della cittadina di Seaheaven, un paradiso sceso in terra mai toccato dai pericoli del nostro mondo, un “locus amoenus” che ti spinge a non abbandonarlo mai. Lo pensava lo stesso Truman, che svolgeva una vita monotona ma allo stesso tempo perfetta: un buon lavoro, una moglie con cui stilava diversi progetti di vita e ogni mattina salutava il suo vicinato esclamando gioioso “Nel caso non dovessimo rivederci buon pomeriggio, buonasera e buonanotte”, la citazione più celebre della pellicola firmata da Peter Weir. Purtroppo la realtà di cui ha sempre fatto parte altro non era che un reality televisivo dove lui non era che il protagonista. Come racconta l’ideatore del programma Cristof durante un’intervista, Truman fu scelto fra tanti bambini non desiderati, ritrovandosi a crescere all’interno di un set televisivo costruito sulle colline californiane, dove tutti i suoi momenti più importanti come i suoi primi passi ed il suo matrimonio furono trasmessi in mondo visione e seguiti da milioni e milioni di telespettatori. Ma non solo: anche sua madre, sua moglie e tutti coloro che reputava come amici altro non erano che attori pagati per svolgere il loro ruolo, rendendo cosi Truman l’unico ad essere inconsapevole del fatto che fosse il protagonista di un reality show intitolato “The Truman Show”, lo show che espone la sua vita mediaticamente. Quando la ragazza di cui era innamorato scomparirà misteriosamente, comincerà a nascere in lui il desiderio di esplorare il mondo. Per cercare di fermarlo gli sceneggiatori, i tecnici e gli attori del programma faranno di tutto pur di tenerlo bloccato a Seaheaven, come mettendo in scena incidenti nucleari o costruendo un’agenzia di viaggi che ti invita paradossalmente a non viaggiare, con manifesti raffiguranti incidenti aerie che ti incitano a non lasciare la città. Ciò non fermerà il nostro Truman che non smetterà di viaggiare con la mente sognando di visitare posti inesplorati, fino a quando non toccherà con mano la cruda verità: un freddo muro con dipinto un cielo che lo separava dal nostro mondo.

Jim Carrey in una scena del film

UN FILM CHE PARLA DI NOI

Se analizzata in senso weberiano, l’industria culturale consiste nel vedere le strutture burocratizzate come coloro che controllano la nostra cultura moderna ed i teorici critici hanno sempre posto l’attenzione sui diversi canali della comunicazione come la radio, l’editoria e l’industria cinematografica. Oggi i film come scenario dell’ideale collettivo rimangonofondamentali per la comprensione della società attuale, ma negli ultimi anni l’attenzione si è spostata sempre di più verso Internet e l’industria televisiva, che sono state ampiamente criticate poichè producono e di conseguenza forniscono elementi culturali che diventano pane fresco per la cultura di massa. Visto che vi è una produzione di massa con la finalità di essere consumati da parte della popolazione senza che vi sia la benchè minima cura, sono considerati come fasulli poichè mettono insieme idee preconfezionate. I reality show che dominano I nostri palinsesti sono un esempio contemporaneo della cultura di massa: caratteristica fondamentale che distinguono questa tipologia di programmi è che persone comuni possono diventare star indiscusse, con la pena di essere seguite durante la loro quotidianità da un grande numero di telespettatori, senza potersi nascondere. Questi programmi hanno comiciato ad andare in onda verso la fine del secolo scorso e la causa del loro successo non è solo quello di avere il privilegio di seguire e di poter decider la vita di un’altra persona, ma anche perchè sono stereotipati poichè vengono presentati personaggi che in un certo senso devono essere appetibili per il pubblico da casa. Seguono un copione e sono controllati selettivamente anche se in un modo diverso rispetto alle fiction, alle commedie e alle soap-opera, poichè come affermato all’interno del film durante un’intervista ad uno degli attori “Tutto è reale, è solo controllato”. Se all’uscita de “The Truman Show” i reality show erano solo una novità, ora sono la realtà stessa. Non sentitevi sorpresi, attraverso i social non vi sentite leggermente spiati?

SI VA IN ONDA!

Nel finale del film vediamo Truman salutare il suo pubblico ed abbandonare lo studio televisivo e, se da un lato, può essere considerato amaro da parte dei suoi fan poichè la star che per tanti anni avevano seguito ed idolatrato decide di andar via, da un lato vediamo l’immensa felicità del protagonista che sa che potrà ricominciare una nuova vita libero dalle telecamere che per anni lo avevano seguito. Ma se Truman è riuscito a liberarsi di questo mondo, potremmo un giorno riuscirci anche noi? Purtroppo la possibilità di poter vivere lontani dai new media quali la televisione, internet ed i nuovi social network diventa sempre più lontana: siamo così immersi da pubblicità che sembrano essere l’oracolo che ci rilevano tutto ciò di cui abbiamo bisogno e siamo così immersi nel mondo dei new media da rendere il sistema dei media e noi stessi la medesima cosa. Lo vediamo quando i fan del nostro Truman nel corso del film vengono inquadrati con gli occhi incollati davanti allo schermo senza svolgere il loro lavoro. Lo vediamo quando un uomo passa gran parte del suo tempo nella vasca da bagno poiche impegnato a guardare il programma. E infine lo vediamo quando nella scena finale del film due poliziotti, dopo essersi accorti della sospensione del loro programma tanto amato, decidono di cambiare canale con assoluta tranquillità:

“Un altra fetta?”

“No basta così, vediamo che danno.”

“Si vediamo che danno.”

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