L’importanza dell’attività di ricerca nel metodo scolastico: da Socrate ai Pink Floyd

L’uomo è ancora in grado di compiere una ricerca individualmente o è ormai alienato dal sistema educativo contemporaneo?

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Fino a che punto oggi conserviamo ancora quella creatività che ci permetteva di compiere una ricerca autonoma, originale ed innovativa.

La condanna dei Pink Floyd

I Pink Floyd nel 1979 pubblicano con l’uscita dell’album The Wall, la canzone “Another Brick In The Wall,” che sarà destinata a diventare una delle più celebri al punto da caratterizzare la band. La canzone si presenta come una condanna esplicita del sistema scolastico contemporaneo, criticato per rendere gli studenti simili a degli automi (significativo è il video che accompagna la canzone). Tuttavia la canzone non ci spiega da cosa possa derivare questa “automazione” degli studenti ma è facile supporre varie ipotesi. Infatti se si analizza il sistema scolastico italiano, in primis si nota che questo è fortemente standardizzato su dei programmi che vengono applicati in maniera rigida ed univoca su tutti gli studenti. Questo comporta il fatto che si preferisca far raggiungere agli studenti una conoscenza mediocre e generale su tutti gli argomenti, piuttosto che puntare sulle potenzialità di ciascuno. Oltretutto il nostro sistema scolastico si basa su un’apprendimento di tipo mnemonico, anche su materie come matematica e filosofia, dove sarebbe necessario un ragionamento di tipo critico e deduttivo. Infine l’attività di ricerca, che dovrebbe essere il fine, per un alto livello d’istruzione, è limitata se va bene, solo nell’ambito universitario.

 

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Tutto ciò determina un’insofferenza verso l’ambiente scolastico da parte degli studenti, di cui il narratore diviene portavoce affermando:

” We don’t need no education
We don’t need no thought control”

Queste parole potrebbero far pensare che i Pink Floyd vogliano farsi promotori di una  “rivoluzione” che abolisca del tutto l’educazione, in realtà essi diranno anche: “All in all it’s just another brick in the wall. Per cui a questo punto sorge spontaneamente il dubbio su come si debba interpretare il “the wall”, ecco per me questo sta a significare proprio il sistema scolastico corrente da abbattere, ma non l’intera idea di educazione.

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Ritorno al metodo socratico

Una soluzione, sia per ottenere migliori studenti, sia per stimolare l’attività di ricerca, potrebbe essere un ritorno al metodo socratico, in cui l’educazione era interamente affidata al precetto (senza rigidi vincoli) e al suo rapporto con lo studente. Anche per questo motivo l’educazione era prettamente orale e veniva sfruttato in particolar modo il dialogo. Socrate infatti considerava il dialogo il miglior “mezzo” per l’insegnamento, in quanto era in grado di raggiungere la maieutica, ovvero “aiutare le anime a partorire la verità di cui sono gravide”. Il tutto però iniziava con una domanda posta da Socrate che, fingendosi un’ignorante, chiedeva per esempio “che cosa fosse il coraggio a varie persone, tra cui un generale. Dopo aver ricevuto la risposta, Socrate continuava a confutare via via le risposte del suo interlocutore, evidenziandone i limiti e le incongruenze. In questo modo si avviava un dialogo tra i due, che però era contemporaneamente anche un’attività di ricerca condotta in comune. Tuttavia questa ricerca, che avveniva tramite dei dialoghi definiti aporetici, ovvero non si aveva l’obbiettivo di giungere ad una soluzione definitiva, poiché per Socrate ciò che contava era porsi la domanda, ma soprattutto l’attività di ricerca che si effettuava per giungere ad una risposta. Quindi in ultima analisi il metodo socratico privilegia l’insegnamento,da parte del precetto, ad insegnare allo studente a ragionare in maniera critica, per poi essere in grado di condurre una ricerca originale in maniera completamente autonoma.

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L’importanza dell’attività di ricerca

Quindi riassumendo e paragonando le diverse finalità dei due metodi, si può dire che il metodo scolastico contemporaneo ha come obbiettivo comunque, quello di garantirci un buon livello di conoscenza generale, sparsa uniformemente su tutte le discipline, le quali sono finalizzate principalmente all’acquisizione di una “memoria storica” sugli eventi o autori più influenti del passato. D’altra parte il metodo socratico ha come obbiettivo quello di sviluppare le capacità critiche dell’individuo, che lo aiutino ad individuare i rapporti di causa- effetto, necessari ed indispensabili per condurre un’attività di ricerca individuale.

Tuttavia perché si dovrebbe “innovare” il sistema scolastico corrente con un ipotetico metodo socratico?  Questa innovazione è necessaria, poiché il rischio più grande che corriamo è quello di pensare e credere di vivere nel passato, dimenticandoci che l’istruzione deve essere considerata come un mezzo verso il progresso. Tuttavia questo obbiettivo è irraggiungibile se non si da priorità all’attività di ricerca, che però, si basa su delle conoscenze pregresse, che è necessario conoscere e capire, per poter poi svolgere una ricerca che miri ad estendere o approfondire quelle conoscenze. Per cui forse il miglior sistema scolastico sarebbe un misto da i due, da una parte è necessaria una conoscenza generale per essere consapevoli a che livello di comprensione della realtà siamo arrivati. D’altra parte è però necessario sviluppare un proprio metodo di indagine, con l’aiuto del sistema scolastico, per essere in grado di compiere un’attività di ricerca, che deve essere il fino ultimo dell’istruzione.

Richard Feyman, vincitore del Nobel per la fisica nel 1967 e famoso anche per il suo metodo di insegnamento.

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