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Letteratura dialettale: quattro esempi di autori che mostrano la bellezza del dialetto

Letteratura dialettale: quattro esempi di autori che mostrano la bellezza del dialetto

Scopriamo quali sono alcuni tra i principali autori italiani che dal Trecento ad oggi hanno scelto di scrivere opere letterarie in dialetto e perché.

(fonte: Pixabay.com)

Molti autori italiani hanno scelto di scrivere alcune o tutte le loro opere in dialetto. Oltre alla bellezza della lingua dialettale, la scelta di scrivere in dialetto è dovuta spesso alla volontà di creare dei ritratti letterari vivaci, divertenti e originali. Vediamo alcuni esempi di scrittori che rientrano nel filone della letteratura dialettale, fin dal Trecento.

Alle origini della letteratura dialettale

Non c’è un momento esatto in cui è nata la letteratura dialettale, certamente però le sue origini si possono collocare nel corso del XVI, quando si afferma un solo volgare su tutti gli altri, cioè il toscano. Fino a quel momento, la situazione linguistica della penisola italiana era molto variegata perché presentava un insieme di lingue volgari diverse da nord a sud, quindi si parlava e si scriveva in dialetto non solo per una scelta volontaria ma anche per necessità, proprio perché non si era ancora affermata una lingua comune a tutta la penisola. Quando nel XVI si afferma il toscano come lingua comune, tutti gli altri volgari sono stati relegati al rango di “dialetti”. Da quel momento si può parlare di “letteratura dialettale riflessa”, perché gli autori scelgono il dialetto come lingua letteraria, al fine di valorizzarne la bellezza. Al di la di queste dinamiche, nella nostra letteratura si hanno, fin dal Trecento, degli esempi di scrittori che scrivono eccellenti opere in dialetto, dimostrando l’eleganza e il fascino di queste varietà locali, spesso spogliate del loro vero valore.

1. Il sommo poeta Dante Alighieri

Nella Commedia dantesca (primo Trecento) troviamo moltissimi termini dialettali, solo fiorentini. L’uso che fa Dante dei diversi dialetti è finalizzato ad una connotazione socio-linguistica dei suoi personaggi. Insieme al fiorentino popolare, c’è un uso del dialetto lucchese per il personaggio di Bonagiunta (nel Purgatorio), del dialetto sardo per frate Gomita e Michele Zanche, oppure del bolognese per Venedico Caccianemico (nell’Inferno). Non dimentichiamo poi che proprio Dante dedica allo studio dei volgari italiani un’intera opera, il De vulgari eloquentia, scritto in latino.

2. Giovan Battista Basile

Basile è l’autore napoletano de Lu cunto de li cunti, raccolta di 50 fiabe del Seicento. L’opera è interamente scritta in dialetto napoletano, che contribuisce alla creare un’atmosfera vivace e popolare. Secondo alcuni critici letterari, come Benedetto Croce, questa raccolta rappresenta il capostipite della letteratura dialettale.

3. Goldoni e il teatro

Carlo Goldoni è stato un noto commediografo, scrittore e librettista veneziano del Settecento. Tra le diverse opere, scrive Le baruffe chiozzotte in veneziano. È un’opera in cui prevalgono i dialoghi, ovviamente in lingua veneziana. La scelta di Goldoni è dovuta soprattutto alla volontà di arrivare a un determinato gruppo di persone, che potessero cogliere gli aspetti più semplici e divertenti del dialetto. Infatti sono privilegiati gli aspetti del parlato, della conversazione e della comunicazione, cercando di sottolineare anche le diverse sfumature linguistiche.

Manifesto che ritrae Pier Paolo Pasolini. (fonte: Pixabay.com)

4. Il romanesco di Pier Paolo Pasolini

Pier Paolo Pasolini è tra gli autori italiani più noti del Novecento. La sua produzione comprende sia testi in italiano sia testi in dialetto. Tra questi ricordiamo Ragazzi di vita, in cui la scelta del dialetto è dovuta alla volontà di raccontare i fatti nel modo più possibile alla realtà. Attraverso il dialetto, Pasolini esprime la volontà di aderire al mondo di cui racconta.

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