«Ti aspetto e ogni giorno mi spengo poco per volta ed ho dimenticato il tuo volto»
Alda Merini
Soffrire una malattia come la demenza senile è devastante. Il contatto sempre più fragile e saltuario con la realtà, traspone la mente in un mondo che non ci appartiene. I ricordi, le esperienze e tutto quello che ci definisce come esseri umani e come individui si dissolve poco per volta. Scompare nell’oblio, a volte senza fare ritorno.
Il dolore che una persona prova è indescrivibile. È indescrivibile la sensazione di star perdendo sempre più pezzi della propria vita che nessuno potrà mai, mai restituirle. Immaginate di svegliarvi un giorno e non ricordare più chi siete. Immaginate di non riconoscere la strada in cui avete sempre vissuto e la persona che vi ama. Giuseppe Alessio Nuzzo, nel suo cortometraggio “Lettera a mia figlia”, in concorso al David di Donatello 2017, ha cercato di spiegarci in un breve, brevissimo viaggio, lungo solo 12 minuti, che cosa significhi soffrire di una malattia come il morbo di Alzheimer attraverso la penna di un padre addolorato che scrive alla propria bambina, ormai quasi perduta.
Genesi della malattia
La demenza senile è la macrocategoria per definire malattie neurodegenerative che sopraggiungono in età avanzata. Questa condizione comporta una progressiva perdita delle funzioni mentali, data da un invecchiamento del tessuto neuronale. Chi ne è affetto soffre di deficit cognitivi, motori e di memoria.
Tra le patologie connesse alla demenza senile vi è anche il morbo di Parkinson, caratterizzato da un tremore costante dato dalla degenerazione della Substantia Nigra, che produce il Neurotrasmettitore Dopamina, di fondamentale importanza per il normale funzionamento del sistema motorio. Tra le altre patologie vi è anche il morbo di Alzheimer. Questa malattia è caratterizzata da una perdita sempre più evidente del contatto con la realtà. I ricordi iniziano a sfumare e chi e è affetto perde sempre più il contatto con la realtà. L’effetto è assolutamente devastante, non solo per chi ne soffre, ma anche per chi gli sta vicino. Le emozioni che si provano nel vedere tutto ciò che fa di un essere umano un individuo, tutti i ricordi e tutti i sentimenti e i momenti condivisi che sfumare e perdersi poco alla volta, è indescrivibile. Straziante vedere come i pezzi di una vita e di attimi che non possono più tornare si perdano per sempre cadendo nell’oblio.
Terapia per la demenza
Per dare supporto a persone in età avanzata che, a causa di patologie come la demenza senile, hanno bisogno di cure e di sostegno costanti, sono state istituite, come tutti sappiamo, le case di cura per anziani. Questi alloggi garantiscono, però, un sostegno psicologico costante che, alle volte, forse si spinge troppo oltre. Negli Stati Uniti sono state messe in pratica delle terapie che risultano alquanto discutibili. La questione, però, è controversa, non è facile dare un giudizio.
Non ricordare più chi si è o dove ci si trova, porta con sé tante conseguenze. Nelle case di cura più all’avanguardia sono state installate delle finte fermate per l’autobus, cosicché gli anziani possano aspettare un autobus che non arriva mai. Più di recente, è stato ideato un autobus con finestrini finti che proiettano il video di un paesaggio in movimento, per dare l’illusione ai passeggeri di stare viaggiando. Nei portici sono state installate delle sedie a dondolo per permettere agli anziani di sedersi e guardare le persone passeggiare. Alcune case di cura sono state costruite per dare l’impressione di possedere un appartamento, un modo efficace per reinventare uno spazio comune che renda più facile e spontanea una convivenza spesso forzata. Ad alcuni residenti vengono fornite delle bambole e, molto spesso, vengono personificate e scambiate per bambini veri. Gli anziani sembrano vivere meglio, nessuno spezza questo incantesimo. Vivere in un eterno Truman Show allontana sofferenze che si ripeterebbero all’infinito. Come se si riavvolgesse il nastro di una giornata felice che si può rivivere per sempre.
Dignità perduta o solo palliativo?
Queste terapie, che pure fanno accapponare la pelle, suscitano tante domande. Eppure è tanto difficile rispondere. Immaginate un anziano che perde l’amore della sua vita, ma che per via della demenza senile non riesce a ricordarlo.
Cosa fareste? Gli direste la verità pur sapendo che, molto probabilmente, dovrete rifarlo? Che questa realtà straziante dovrebbe affrontarla più volte? Il problema è più complesso di quanto ci si possa aspettare. Per quanto l’etica ci suggerisca di non mentire, di essere sempre sinceri per non rendere la vita di qualcun altro una mera finzione, chiediamocelo: che cosa è meglio? La demenza senile porta con sé tanti tipi di dolore. Eppure mentire in questo modo, per rendere meno dolorosa una vita che sta giungendo ai suoi ultimi capitoli, non equivale forse a strappare ad una persona la propria dignità?
Che cosa vorremmo per noi? Vivere felici, nell’apparenza e in un eterno loop per quanto raccapricciante possa sembrare, o continuare a soffrire per sempre?
Alice Tomaselli