L’essere umano si sta ancora evolvendo? A quanto pare sì, lo dice la fabella

Un osso che l’evoluzione stava dimenticando è tornato in auge, secondo uno studio su Journal of Anatomy

 

Solitamente ci si pone la questione se gli esseri umani si stanno ulteriormente evolvendo e se ci sarà una razza che potrà dire di essersi evoluta dall’homo sapiens sapiens, come possiamo dire noi degli ominidi che ci hanno preceduto.

I mutamenti di questo genere, però, sono molto lenti e sono ancora più difficili da vedere in una razza – quella umana – che cambia, grazie alla tecnologia, stile di vita molto rapidamente. Di conseguenza si possono fare solo ipotesi di come la nostra specie (o per meglio dire i nostri discendenti) saranno.

Intanto dei ricercatori dell’Imperial Collage di Londra hanno pubblicato sul Journal of Anatomy uno studio che indica una variazione anatomica: l’uomo sta ricominciando ad avere la fabella.

 

La “favoletta”

Il titolo del paragrafo è volutamente scherzoso: “fabella” in latino significa anche “piccolo racconto”. Nel caso dell’osso, però, non deriva da questo signficato. Il termine fa riferimento alla parola “faba”, cioè “fava”. Il nome è dovuto alla sua forma.

Anatomicamente la fabella è un osso sesamoide, ossia un osso che si presenta con una certa frequenza nei tendini, posto nel punto d’angolo postero-esterno (PAPE), il sistema ligamentoso del comparto laterale del ginocchio. È un osso alquanto comune nei mammiferi, ma nell’essere umano è praticamente atrofizzato, nei rari casi in cui è presente.

La funzione originaria era quella di migliorare le prestazioni meccaniche dell’articolazione del ginocchio, in modo analogo a quanto fa (e faceva) la rotula. A livello evolutivo ha cominciato a diventare inutile quando l’uomo si è messo in posizione eretta.

L’incremento

I ricercatori hanno condotto il loro studio in Corea, su una popolazione di 212 ginocchi di 106 individui di cui 55 femmine e 51 maschi. L’età è compresa tra i 21 e i 60 anni (con una età media di 52,45 anni). I risultati ottenuti, interpolati ad altri data set precedenti e provenienti da altri studi hanno portato ad un risultato sorpendente: nel 1918 solo l’11% della popolazione aveva la fabella, mentre nel 2018 il 39% risulta averla.

Dai dati è uscito che l’età non influenza la sua presenza o formazione, in effetti non dovrebbe, visto che i campioni avevano uno scheletro maturo. Nemmeno il sesso influenza questo fattore ma allora… da cosa è dovuto?

Sono state fatte varie ipotesi a riguardo. Una di queste è che l’utilizzo massiccio delle plastiche abbia influenzato la crescita e lo sviluppo dello scheletro umano. Se così fosse stato, però si sarebbero viste variazioni almeno nelle altre ossa sesamoidi. Invece così non è stato.

Un’altra ipotesi può essere che prima non venivano viste, con i vecchi metodi di investigazione. Anche questa teoria viene però bocciata dal fatto che lo studio più recente usa solo la CT (computer tomography) che non riesce ad identificare bene le fabelle cartilaginee, mentre gli studi più vecchi usavano raggi x e CT. Quindi nella peggiore delle ipotesi il nuovo studio ne ha individuate meno, rispetto a quelli antecedenti.

Infine c’è la questione meccanica. È possibile che differenti sollecitazioni meccaniche abbiano modificato la struttura ossea del ginocchio. Di sicuro non è cambiato il modo di camminare: gli studiosi hanno fatto diverse ricerche in letteratura e non hanno trovato correlazioni, anche perché, diversamente dagli altri mammiferi, la fabella umana non ha una vera funzione meccanica.

L’ipotesi più accreditata in realtà ha a che fare con i cambiamenti di carico: se infatti è vero che la fabella non ha funzioni meccaniche nell’articolazione ed è vero che non ci sono stati cambiamenti nel modo di camminare è vero che è migliorata l’alimentazione e la salute delle persone. Questo cambiamento, ipotizzano gli studiosi, ha permesso di sviluppare “il potenziale genetico” delle persone. Le persone ora sono più alte, pesano più e sono più muscolose di una volta. È possibile, quindi, che l’incremento della lunghezza della tibia abbia portato ad un maggiore momento agente sul ginocchio e sui tendini che lo attraversano. Accoppiato con l’aumento di forza del gastrocnemio, questo può avere portato allo stimolo meccanico necessario per iniziare la formazione e/o ossificazione della fabella. L’unico punto debole di questa teoria è la il fatto che il peso della persona non è correlato con la formazione della fabella.

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