Una nuova parola

Il mondo virtuale, la rete e i nuovi social network danno una nuova forza alla parola: in questa prospettiva, la parola riesce a suscitare delle promesse. Il linguaggio virtuale si muove su due binari, uno quello della semplificazione e l’altro quello della moltiplicazione. La parola deve diventare ora parola “pura” per potersi muovere con velocità e leggerezza. Deve liberarsi del supporto materiale che la rende pesante. La parola virtuale riesce, in questa prospettiva, a realizzare quel sogno antico dell’umanità, in altre parole di liberare lo spirito dalla materia.

Un nuovo tipo di corpo per la parola

Ciò non vuol dire che le parole del virtuale siano seriamente senza corpo. Anzi, significa che ne assumono uno nuovo: un nuovo supporto diverso che azzera la distanza tra corpo e anima. Così facendo, il virtuale libera la parola dal supporto materiale, e riesce a moltiplicarle mentre le semplifica e a semplificarle mentre le moltiplica. Le parole crescono su altre parole. Se da una parte la parola del virtuale ha voluto eliminare il corpo, dall’altra parte si trova investita di una nuova pesantezza dovuta soprattutto alla discrepanza presente tra la sua spiritualità e il rumore virtuale, tra libertà e controllo della parola stessa. Ci troviamo di fronte ad una dialettica tra la nobiltà della parola virtuale e il quadro strumentale nel quale si trova. Benché sia stato eliminato il corpo, siamo in una strumentalizzazione potenziata: le parole sembrano libere, in realtà sono soggette a contagio, controllo, censura.

Twitter e la filosofia

E’ interessante fare riferimento in questo contesto a Twitter. Ciò che interessa è uno specifico prodotto culturale che riguarda la parola virtuale, ed è appunto il mondo delle interazioni brevi e dei “cinguettii” in rete. Prenderemo in esame il testo di Adriano Fabris, Twitter e la filosofia. Ciò che è veramente interessante è che viene offerta una nuova forma di espressione più leggera, più corta e più dinamica. Attraverso questa si possono fare diverse cose, tra cui, anche filosofia. Inoltre, all’autore preme sottolineare che anche questa ricerca fa parte di un progetto volto ad elaborare una filosofia della relazione:

“la rete è infatti oggi un ambito privilegiato di relazioni e di costruzione attiva di relazioni”

e anche qui ci si pone un problema:

“il problema è se il modo in cui tali relazioni vengono vissute in quest’ambiente è riduttivo oppure no: se è in grado cioè di favorire le nostre possibilità espressive o non piuttosto finisce per inchiodarci a comportamenti a una dimensione.”

Fabris continua affermando che la nostra è un’epoca molto privilegiata, in quanto le modalità di comunicazione, offerte dalla virtualità, possono definirsi nuove non solo per via della loro specifica configurazione, ma per il fatto che il mezzo utilizzato distorce il messaggio che si vuole esprimere. È grazie infatti ai social network che sono permesse nuove esperienze, nuove elaborazioni e condivisioni di sapere. Il mondo, grazie alla virtualità, sta cambiando.

 L’esperimento di Fabris

La ricerca di Fabris consiste nel lanciare su Twitter dei tweet (appunto) filosofici: un esperimento durato un mese (dal 27 novembre al 27 dicembre 2014) che aveva lo scopo di vedere se tali brevi frasi potessero sviluppare una conversazione proficua e utile. Prima di tutto si sono incontrare delle difficoltà dovute in primo luogo allo scarso numero di caratteri disponibili, in secondo luogo alla difficoltà di trovare degli hashtag che potessero essere realmente condivisibili. Se da un lato però il numero limitato di caratteri rendeva difficile l’esposizione di una tesi argomentata ed approfondita, dall’altro sottolineava l’essenzialità del discorso filosofico e il suo andare nel cuore delle cose.

 

Individualità e responsabilità

Ciò che risulta essere importante in Twitter, è che al centro abbiamo la persona con la propria individualità. C’è sempre un ricollegamento ad una esperienza personale che vuole essere comunicata agli altri. Twitter è relazioni pura con l’altro. “Twittare” aforismi filosofici non rende la cosa impersonale, anzi, viene giocato tutto in prima persona, facendosene carico direttamente. Come conclusione del discorso di Fabris e della sua ricerca, dobbiamo affermare che Twitter è una sorta di microblog, che può essere sicuramente utile per fare filosofia. Bisogna però stare attenti ad una forma di narcisismo e di troppa esibizione di sé. Dobbiamo sempre ricordarci che siamo in relazione con l’altro, anzi, abbiamo siamo in un vero e proprio ambiente in cui ci troviamo ad interagire con altri potenziali infiniti utenti.

 

Se Nietzsche fosse vissuto ai giorni nostri avrebbe utilizzato Twitter?

Mi piace pensare che Nietzsche avrebbe approvato il far filosofia su un canale social cosi particolare. Non dobbiamo dimenticare che il Filosofo, infatti,  adorava la forma di scrittura dell’aforisma, una contestazione al pensiero sistematico e che permette di esprimere in modo chiaro e conciso l’essenzialità del suo pensiero.

Serena Gottardi

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