Pubblicato per la prima volta nel 1942, per poi seguire una travagliata odissea editoriale, il romanzo Le braci di Sándor Márai è considerato uno dei migliori romanzi di sempre, esprimendo col suo linguaggio elegante una filosofia sull’amicizia, di matrice aristotelica, che si evolve per conto proprio oltre il tradimento e la vendetta.

Le tipologie di amicizia per Aristotele: utilità e piacere

Nella sua opera più importante, l’Etica Nicomachea, Aristotele illustra la sua concezione di amicizia, alla quale affida un certo grado di importanza nelle relazioni tra gli uomini. Egli pensa che esistano “tre specie di qualità suscettibili d’amicizia“, ovvero l’utilità, il piacere e il bene. Ciononostante, Aristotele non preclude alla possibilità che un’amicizia nata da una di queste tre ragioni NON sia ‘autentica’, ma almeno ci confida che, secondo lui, un’amicizia ‘vera’ dev’essere contraddistinta dalla benevolenza, cioè desiderare il bene per l’amico, l’uno per l’altro e viceversa. Perciò, per il filosofo di Stagira l’amicizia è una benevolenza reciproca tra due persone, motivata da una delle tre qualità suscettibili.

L’amicizia motivata dall’utilità si riferisce a un rapporto basato sul soddisfacimento di un bisogno da parte dell’uno o dell’altro: per esempio, un amico possiede una motocicletta che l’altro vorrebbe poter usare, perciò quest’ultimo stringerebbe un rapporto di amicizia solo per avere un vantaggio per poter soddisfare un proprio bisogno, ‘usando’ appunto l’amico come mezzo per un fine personale. Aristotele considera questo tipo di motivo per un’amicizia non totalmente sbagliato, ma sicuramente non permanente, poiché appena viene soddisfatto il bisogno di uno dei due, l’amicizia cessa di esistere.

L’amicizia motivata dal piacere è legata dagli interessi comuni, per questo Aristotele la definisce un’amicizia ‘di gioventù’. Essendo il piacere legato alla passione ed essendo questa non duratura, si diventa amico di qualcuno perché spinti dalla soddisfazione di un qualsiasi tipo di piacere momentaneo, che inevitabilmente va subito a scemare assieme al grado di piacere provato. Spesso i giovani, quindi, hanno molti rapporti d’amicizia perché hanno interessi e piaceri comuni, ma tali rapporti cessano celermente perché si ‘esaurisce’ l’interesse nel coltivare un piacere in comune.

Fonte: pinkblog.it

L’amicizia per il bene secondo Aristotele

L’ultima tipologia di amicizia è quella motivata dal bene. Aristotele affida al valore del bene l’importante caratteristica della reciprocità, poiché l’amico vuole il bene dell’altro e viceversa. Questa tipologia appartiene alle persone che sono simili in virtù e naturalmente buoni: essi desiderano il bene dell’altro non per ricavarne qualche utilità, non per provare un piacere momentaneo, ma solo per il bene che vogliono per l’altro e coloro che vogliono questo sono per Aristotele i più grandi amici, poiché si vuole il bene per la persona che è realmente, e non per quello che potrebbe essere accidentalmente. Questo tipo d’amicizia, quindi, è permanente poiché racchiude in sé tutte le altre precedenti qualità che un’amicizia dovrebbe avere, l’utilità e il piacere, che non sono per nulla condannate dal filosofo di Stagira. Anch’esse concorrono a definire un’amicizia autentica, ammesso che il bene per l’amico sia la causa fondamentale che ‘traini’ il rapporto d’amicizia.

Pur essendo filosoficamente poetico, Aristotele sa essere realista, poiché definisce questo tipo d’amicizia come molto rara, proprio perché sono rare le persone di questo tipo. Inoltre, egli aggiunge che ci vuole molto tempo per costruire e fortificare un tale tipo di rapporto, forse un’intera vita, e che la sola volontà di creare una simile amicizia, non basta per rendere effettiva l’amicizia stessa.

Fonte: noisiamofuturo.it

Un sentimento, noto soltanto agli uomini, che si chiama amicizia

Il titolo del paragrafo è ciò che esprime al meglio il pensiero di uno dei due protagonisti del romanzo di Sándor Márai Le braci. Il personaggio autore della frase è Henrik, un generale dell’esercito che vive in solitudine nella sua villa, nella piena campagna viennese. Egli attende il ritorno, dopo quarantun’anni, del suo migliore amico Konrad, ex-commilitone dall’anima artistica per la musica, fuggito improvvisamente senza lasciare alcuna spiegazione. I due si conoscono nell’accademia militare e sanno entrambi, fin da subito, di essere diventati amici per la vita, contro ogni tipo di avversità che avrebbe potuto metterli anche l’uno contro l’altro. Il narratore descrive la loro amicizia così: “Non ebbero bisogno di stringere patti di amicizia come fanno di solito i ragazzi della loro età, che indulgono con passionalità enfatica a rituali ridicoli e solenni, nella forma inconsapevole e grottesca in cui il desiderio si manifesta tra gli uomini quando decide per la prima volta di strappare il corpo e l’anima di un’altra persona al resto del mondo per possederla in maniera esclusiva. Il senso dell’amore e dell’amicizia è tutto qui. La loro amicizia era seria e silenziosa come tutti i grandi sentimenti destinati a durare una vita intera.” Non vi è alcun contratto o nessun accordo, i due personaggi si riconoscono come amici per la vita.

Entrambi trascorrono la loro vita come ‘gemelli diversi’, l’uno accanto all’altro, pur sapendo che condividevano interessi e idee profondamente differenti: Henrik è di famiglia ricca, propenso per una carriera militare ligia al dovere e alla lealtà; Konrad è di famiglia molto povera, umile, propenso più per una carriera artistica all’insegna della musica. Dopo essersi sposato con Krisztina, Henrik va a vivere nella sua villa, ricevendo spesso le visite a cena di Konrad. Appassionato alla caccia, Henrik invita Konrad a una delle tante battute, quando accade qualcosa che non ha apparentemente spiegazione: Henrik, nell’intento di uccidere un cervo, sente dietro di sé Konrad con il fucile puntato verso di lui, manifestando chiaramente di volergli sparare. Il giorno dopo questo avvenimento, Konrad parte per i Tropici non avvisando nessuno della sua partenza. Henrik, apparentemente spaesato, comincia a scoprire un nesso tra la fuga di Konrad e la reazione sdegnosa di sua moglie, intuendo che tra i due ci fosse qualcosa di segreto e inconfessabile. Profondamente amareggiato, Henrik si rifugia da solo nel suo casino di caccia, non rivolgendo la parola a Krisztina fino alla sua morte.

Sándor Márai. (Fonte: artwave.it)

Henrik attende. Per quarantun’anni attende la risposta alle sue domande che lo hanno assillato continuamente. Ritrovandosi nuovamente faccia a faccia con l’amico, sfogandosi con tutto ciò che aveva da dire sulla sua fuga e sul rapporto con Krisztina, il generale capisce che, nonostante le vicissitudini incresciose, quell’uomo resta pur sempre il suo unico migliore amico. La solitudine e il risentimento lasciano ormai spazio alla consapevolezza della vecchiaia di entrambi, del ‘probabile’ tradimento di Konrad e di Krisztina come un qualcosa appartenente al passato, della ‘ipotetica’ vendetta di Henrik nei confronti di Konrad come un’azione inutile per una persona che ormai non c’è più. Così i due si salutano come amici eterni, amici per la vita e per la morte, oltre il tradimento e la vendetta.

Márai ci lascia una storia piena di significato sul valore di un’amicizia che sfida il tempo, il tradimento e la vendetta, consapevole di come essa possa vincere su tutto, anche in una vita di tragici avvenimenti e amare conseguenze.

Luca Vetrugno

 

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