John Beckwith (Owen Wilson) e Jeremy Grey (Vince Vaughn) sono due professionisti nell’arte dell’imbucarsi ai matrimoni degli altri, spacciandosi per loro lontani parenti. I due, al fine di gozzovigliare e divertirsi a spese altrui, vengono a contatto con un’infinita lista di coppie felici che si sposano, guidate dal loro amore. Ma è sempre stato così?

Definizione di matrimonio

Secondo una definizione antropologica del 1955, che si trova nella sesta edizione di Notes and Queries in Anthropology, lungamente condivisa sia dall’antropologia che dalla sociologia, il matrimonio “è un’unione fra un uomo e una donna realizzata in modo tale che i figli partoriti dalla donna siano riconosciuti come figli legittimi dei coniugi”. Tuttavia questa definizione viene fortemente messa in dubbio sia per quanto riguarda il requisito che i coniugi siano di sesso diverso, sia per l’inevitabilità dell’attribuzione della paternità al marito della madre. Ad esempio nei Mayar (una tribù pakistana) il marito di una donna viene scelto da un lignaggio con cui il suo ha un rapporto di stabile alleanza, ma non vive con lui e può avere tutti gli amanti che vuole; o nel caso Nuer (una tribù del Sudan del Sud) in cui una donna sterile, che dispone di ricchezze proprie, può cambiare status sociale (ovvero essere riconosciuta socialmente un uomo) e sposare una donna fertile, che le dia figli tramite un uomo-servo.

Funzione del matrimonio

Proprio il caso Nuer, ben spiega l’importanza del matrimonio, in quanto una donna sterile non ha nessuno status mentre, se grazie al denaro riesce a sposarsi, allora riacquisisce valore nella società. Dunque il matrimonio è il principale istituto per l’attribuzione della posizione dei singoli entro la struttura sociale. Se si guarda alla parola latina matrimonium, questa fa riferimento infatti, al mutamento di status femminile, ovvero l’acquisizione della condizione di mater (madre). Dunque più che un legame coniugale, il matrimonio istituisce un rapporto di filiazione legittima. Ad esempio, nelle società africane in cui vi è istituito il prezzo della sposa (ovvero si deve del denaro alla famiglia della sposa) in caso di donna sterile, i pagamenti non vengono completati e ciò che è già stato pagato può dover essere restituito alla famiglia dello sposo per consentirle di acquistargli un’altra moglie, un’altra madre dei suoi figli. Pratiche non molto diverse sono state riscontrate anche nel passato europeo, ad esempio Zanetti (1972) ha evidenziato queste usanze nell’aristocrazia milanese settecentesca. Come afferma Levi-Strauss (1977), un’altra funzione fondamentale del matrimonio è quella dell’alleanza fra i gruppi, che consiste in un mero scambio delle donne e che ha portato al tabù dell’incesto. Questo scambio, oltre a dare ad ogni gruppo delle probabilità di sopravvivenza, consente infatti di stabilire legami d’interdipendenza fra i gruppi stessi.

Diversità di genere e matrimonio

Data l’importanza del matrimonio nella società, è utile tenere presente le tesi di Héritier, la quale evidenzia come l’unione coniugale si basi sulla specializzazione dei ruoli sessuali, ovvero sull’interdipendenza fra i due sessi, che va al di là delle caratteristiche biologiche. L’antropologa evidenzia infatti che il bisogno di complementarità, generato dalla costruzione sociale dei generi, sia fondamentale per l’esistenza del matrimonio, come se oltre il fatto della filiazione, i due sessi non potessero vivere uno senza l’altro anche per quanto riguarda tutte le altre attività (come ad esempio fare una lavatrice o riportare a casa lo stipendio, per fare un esempio attuale). Ciò è confermato da Simmel, il quale studiando la cultura borghese europea del XX secolo, afferma che la divisione sociale del lavoro forzava uomini e donne in una specializzazione unilaterale delle loro facoltà, spingendoli ad unirsi in modo complementare. Simmel evidenzia poi come questa complementarità si inquadri in un rapporto di subalternità, anch’essa socialmente costruita, dei figli rispetto ai genitori e del femminile rispetto al maschile.

Storia del matrimonio

L’evoluzione storico-sociale del matrimonio fa ben capire i rapporti di forza fra i vari poteri presenti nella società. Infatti questo necessita di una regolamentazione e di un riconoscimento per essere valido, ma questi non sono mai stati in possesso degli individui, poi sposi, ma bensì sono stati usati per controllare le strategie matrimoniali. Dalla crisi dell’Impero Romano, infatti, il matrimonio è stato affidato ai gruppi parentali o ai lignaggi, lasciando dunque alle famiglie un grande potere, ovvero il potere di decidere le proprie alleanze. Con il crescere dell’influenza della Chiesa sulla società, però, il matrimonio ha iniziato a dipendere sempre meno dalla famiglia e ad essere incentrato sulla volontà dei singoli fino a quando, in seguito al Concilio di Trento (1545-1563), il matrimonio è diventato un sacramento, facendo del sacerdote non più un semplice testimone, ma colui che “fa” il matrimonio. Tutto ciò ha avuto un effetto destabilizzante per la società, in quanto “scavalcando” le parentele, ha introdotto un elemento di possibile conflitto non solo fra Chiesa e famiglie, ma anche fra individui e famiglie. Per riequilibrare i rapporti, fu infatti istituito che gli individui potessero esprimere liberamente il loro consenso solo superata una certa età (30 anni per i maschi e 25 per le femmine), lasciando così spazio e tempo alle famiglie di combinare i matrimoni, passando tuttavia sempre per l’ufficializzazione della Chiesa.

Ideologia dell’amore romantico

Oggigiorno siamo ben lontani dalla logica dei matrimoni di convenienza e combinati. Ci si incontra infatti “per caso” ponendo come elemento fondante del matrimonio l’ideologia dell’amore. Gli individui vengono quindi socializzati a innamorarsi fin dalla nascita e a farsi guidare da questo sentimento nella scelta del coniuge. Tuttavia, seppur indirettamente, il controllo da parte delle famiglie esiste ancora e viene esercitato tramite il controllo delle relazioni informali e degli ambienti in cui i figli possono “casualmente” incontrarsi e riconoscersi come simili e quindi innamorarsi. Oggigiorno infatti gli adolescenti formano coppie e hanno relazioni, il che costituisce una vera e propria forma di apprendimento/socializzazione sia ai ruoli sessuali/di coppia sia alla cultura dell’innamoramento, il tutto in un ambiente familiare ai genitori. Per quanto riguarda i rapporti di potere, con la laicizzazione delle istituzioni la Chiesa ha perso il suo primato a favore dello Stato, anche se quest’ultimo si è dovuto arrendere da non molto alle “coppie di fatto”, anche se ha cercato di mantenere la sua importanza con l’obbligatorietà di dichiarazione all’anagrafe. È possibile infine notare che le due funzioni principali del matrimonio, ovvero quella di alleanza fra gruppi e quella di filiazione, siano passate in secondo piano nella definizione di matrimonio stesso, in quanto a legarsi non sono più interi gruppi parentali, ma solo i coniugi con al massimo l’aiuto dei genitori (i nonni), e per quanto riguarda la seconda, essa non è più prerogativa del matrimonio, così come quest’ultimo non è più caratterizzato necessariamente dalla filiazione (come ad esempio nel caso delle coppie omosessuali). In ultima analisi, se è vero che i genitori hanno ancora una limitata possibilità di selezionare le reti sociali dei figli, ciò è reso ancora più difficile dalle nuove tecnologie, che oltre a truffe ed inganni, perché no, possono essere portatrici anche di amore in quanto ampliano, in un modo incontrollabile se non che dall’individuo stesso, le reti sociali di ognuno.

Pietro Salciarini

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