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Le 5 curiosità sull’esperienza del sonno che (forse) non tutti conoscono

Le 5 curiosità sull’esperienza del sonno che (forse) non tutti conoscono

Il sonno è un’esperienza che tutti conosciamo bene. O forse non è così?

Immagina di dover spiegare a un extraterrestre cosa significa dormire. Cosa diresti? Probabilmente che quando si dorme ci si sdraia con gli occhi chiusi e si hanno delle allucinazioni per diverse ore. Piuttosto inquietante.
Al di là di questo, il sonno è un’esperienza unica nel suo genere ed è di fondamentale importanza per la salute fisica, cognitiva ed emotiva. Ecco alcune curiosità sul sonno che (forse) non tutti conoscono.

 

1. Le basi neurali del sonno

Esistono delle strutture specifiche del cervello che orchestrano il ciclo sonno-veglia.
Le prime due sono state individuate durante la Prima guerra mondiale, quando si era diffusa l’encefalite letargica, un grave virus che colpisce il cervello. La maggior parte dei malati dormiva continuamente: in seguito si è scoperto che il virus aveva lesionato l’ipotalamo posteriore. Una piccola parte dei pazienti faceva invece fatica a prendere sonno, proprio a causa di un danno all’ipotalamo anteriore.
La formazione reticolare, una struttura del tronco dell’encefalo, sembra anch’essa importante per la regolazione del sonno. Si occupa di mantenere la veglia e di gestire il sonno REM, lo stadio del sonno caratterizzato da movimenti oculari rapidi e da un livello di attività cerebrale simile a quello della veglia.

Fonte: Medicina Online

2. La confusione del dormiveglia

Cosa succede a livello cerebrale quando ci addormentiamo? Bisogna innanzitutto ricordare che durante il sonno il cervello non si spegne mai del tutto. Ciò che accade è una variazione del livello di attività cerebrale, le cui caratteristiche dipendono dallo stadio del sonno in cui ci si trova.
Quando il cervello si addormenta, lo fa in modo locale e asincrono. Questo vuol dire che prima diminuisce l’attività delle aree frontali e successivamente di quelle occipitali, vicine alla nuca. Di conseguenza, si verifica una desincronizzazione della comunicazione tra le diverse zone del cervello: ecco perché nel dormiveglia non si è sicuri di ciò che si percepisce.

3. Il sonno e le emozioni

Come accennato nell’introduzione, il sonno è di fondamentale importanza per le emozioni. Dormire poco amplifica le conseguenze emotive di eventi negativi vissuti durante la veglia e riduce gli effetti benefici degli eventi positivi. Inoltre, il sonno può essere considerato come una terapia affettiva: depotenzia le emozioni di un evento, senza cancellarne il ricordo.
(Per saperne di più su questo meccanismo, ho scritto un articolo a riguardo: https://www.ilconfrontoquotidiano.com/post/sleep-to-forget-sleep-to-remember-come-il-sonno-regola-le-emozioni)

4. Il paradosso del sonnambulismo

Molti credono che il sonnambulismo si verifichi quando ci si trova nella fase REM. In questa fase del sonno l’attività cerebrale è molto simile a quella della veglia, sogniamo più vividamente e il controllo dei muscoli viene bloccato, così come i riflessi spinali. Proprio per questo motivo, il sonnambulismo non può verificarsi nella fase REM, ma paradossalmente nelle fasi più profonde di sonno. Chi si risveglia da un sonno profondo tende a rimanere confuso per molto tempo: è bene quindi non cercare di svegliare un sonnambulo, ma riaccompagnarlo a letto.

5. Sonno e virus

Forse non tutti sanno che il sonno protegge l’equilibrio fisiologico dell’organismo e lo rende meno vulnerabile alle infezioni. Dormire troppo poco causa una riduzione della temperatura corporea, un aumento della pressione sanguigna e rende l’organismo più esposto alle malattie.
Per testare la relazione tra sonno e  suscettibilità ai virus, il gruppo di ricerca capeggiato da Prather ha coinvolto 164 volontari in un esperimento. I ricercatori hanno cercato di capire se i soggetti che dormivano meno potessero prendere più facilmente un virus come il raffreddore. I risultati hanno confermato l’ipotesi: quei volontari che dormivano meno di 6 ore a notte, avevano un rischio maggiore di prendere il raffreddore se esposti al virus.
Questo risultato va preso con le pinze, perché dormire tanto non necessariamente previene qualsiasi virus.
Questa ricerca è rilevante poiché aggiunge valore al riposo di qualità, che garantisce il funzionamento ottimale del nostro organismo.

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