L’amore è un sentimento dolceamaro: l’odi et amo in Catullo, Petrarca e Coez

Quando il rapimento dei sensi non incontra la fusione delle anime, l’esperienza amorosa si rivela una grave delusione, ed è il principio di una sofferta ambivalenza di sentimenti: l’odio e l’amore.

C’era una volta Catullo, amava Lesbia e credeva in un amore totalizzante, ma la donna non era in grado di incarnare questo altissimo ideale, e il poeta novo sfoga questa complessa dinamica nei due essenziali, chiari e lucidi versi dell’Odi et amo. C’era una volta Petrarca e il suo amore impossibile per Laura. Oggi c’è Coez che dedica una canzone, La sua canzone, fatta di emozioni altalenanti, per lasciare vivo il ricordo di un amore destinato ad un epilogo.

Odi et amo

Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris.
Nescio, sed fieri sentio et excrucior.

La paternità dell’odi et amo, e dell’intimo dissidio tutto, è indiscussamente catulliana. La coppia antitetica mossa dalle labbra di ogni innamorato risulta romantica, ma la perplessità che ne scaturisce è espressa da Catullo immediatamente dopo: se c’è spazio per l’amore, l’odio non può aver luogo. Eppure è un fenomeno possibile, e provarlo nel proprio cuore vale a dire “essere messo in croce” (excrucior). Il carme 85 del liber catulliano rientra nella parabola della storia di un grande amore, quello per Clodia, che Catullo chiama con lo pseudonimo di Lesbia, molto probabilmente perché il principio e la fine sono raccontati da due odi di ispirazione saffica, la poetessa di Lesbo. La raccolta di poesie non contiene i carmi per Lesbia in un solo corpus, bisogna ricostruirli cronologicamente e logicamente. Così il carme 51 rappresenta il sorgere dell’amore, l’11 il suo tramonto; nel primo si vergano gli effetti dati dalla visione della donna amata, il secondo è un messaggio di addio. Succede che ora Catullo è appagato e gioioso, come quando nel carme 5 rievoca i mille baci, ora i soli non splendono più per lui perché non viene ricambiato e offuscato dalla gelosia (carme 8). Lesbia infatti, a detta di Cicerone, è una donna viziosa e corrotta, ha tradito la fides di Catullo con i suoi numerosi amanti, e l’illusione di una comunione totale cede il passo al disincanto, poi alla distinzione tra amare e bene velle, cioè tra il desiderio di possesso e la stima e l’affetto.

Pace non trovo

Pace non trovo, et non ò da far guerra;
e temo, et spero; et ardo, et son un ghiaccio;
et volo sopra ’l cielo, et giaccio in terra;
et nulla stringo, et tutto ’l mondo abbraccio.

Tal m’à in pregion, che non m’apre né serra,
né per suo mi riten né scioglie il laccio;
et non m’ancide Amore, et non mi sferra,
né mi vuol vivo, né mi trae d’impaccio.

Veggio senza occhi, et non ò lingua et grido;
et bramo di perir, et cheggio aita;
et ò in odio me stesso, et amo altrui.

Pascomi di dolor, piangendo rido;
egualmente mi spiace morte et vita:
in questo stato son, donna, per voi.

In un susseguirsi ad oltranza di antitesi e ossimori Petrarca svela il suo lato accidioso: è incapace di scegliere tra Amore e una vita autenticamente cristiana. Nessuna redenzione, nessuna conversione, solo un io in perpetuo fallimento. Sant’Agostino, nel Secretum, rimprovera Petrarca e i suoi vizi, tra questi non solo l’accidia, ma anche l’ambitio e la lussuria. E’ questa, dovuta al suo amore per Laura, a non fargli trovare pace, d’altra parte Petrarca non possiede nessun’arma per dichiarare guerra al suo nemico Amore. L’unica certezza tra le tante incertezze è la contraddizione dei sentimenti. Le immagini per contrasto raggiungono in loro apice quando nella prima terzina del sonetto 134, al verso 11, si palesa l’odi et amo catulliano. Stavolta il poeta odia se stesso e non ha alcun amor proprio. Soltanto all’ultimo verso il tono diviso si fa languido, in quanto il poeta si paragona ad una donna per la sua sensibilità.

La tua canzone

Poco più di un anno fa usciva uno dei tormentoni di Coez, La tua canzone, dall’album E’ sempre bello.

Amare te è facile
Come odiare la polizia

Il ritmo spensierato dell’incipit fa subito accenno a bipolarismo amore odio. Lungi dall’essere una canzone d’amore, una ballata sdolcinata, nella sua classica implicazione, esprime la sua nota dolce perché è pur sempre una canzone lasciata all’amata, ma si sa già che questa storia avrà una fine, il cantante sa già che sarà odiato. Quando il cantante sente la necessità di urlare, l’odio è il vero protagonista, detronizzato poi dal sentimento per antonomasia: l’Amore.

Sai, le canzoni non vanno mai via
Questa è la tua, sarà sempre qua
Per quando la vorrai

Per quando m’odierai

Per quando mi amerai

Odi et amo, Pace non trovo e La tua canzone sono i frutti dei tentativi di dare un titolo ad un cuore ambivalente, in cui divampa la fiamma d’Amore e simultaneamente quella dell’odio. E tu che titolo gli dai?

 

 

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