Le 5 battaglie più cruente tra Greci e Persiani: ecco quelle decisive

Greci e Persiani. Una delle rivalità più accese e famose di tutti i tempi. Due grandi potenze che, con i loro scontri furiosi, le loro gesta eroiche e centinaia e centinaia di migliaia di morti decisero le sorti dell’Asia e dell’Europa tutta. Vediamo insieme cinque tra le numerose battaglie che le videro contrapposte.

Il mondo greco durante le due guerre persiane (500-479 a.C.)

Milziade e la battaglia di Maratona

Partiamo dalla più antica. Maratona, 490 a.C. Siamo nel pieno della prima guerra greco-persiana: l’esercito di Dario I, Gran Re di Persia, guida un esercito di circa 30.000 uomini che, sbarcato in Attica, è deciso a marciare su Atene e distruggerla. La situazione è disperata. Come può una piccola polis greca, di qualche decina di migliaia di abitanti, fronteggiare un nemico così ben organizzato e numeroso? Come può fronteggiare un Impero? E’ presto detto: un eminente generale, nonché famoso uomo politico, si erge sopra tutti e propone di andare incontro al nemico per affrontarlo in campo aperto. Costui ha nome Milziade e, raggruppato un esercito di circa 15.000 uomini, decide di mettere in atto la strategia. Arrivato sul campo di battaglia seguono circa 9 giorni di stallo, poi si passa alle armi: 30.000 persiani contro 15.000 greci, uno scontro decisamente impari. Ma la quantità non è tutto. L’esercito di Dario, sicuro della propria vittoria, carica con gran vigore le file centrali greche ma queste, sebbene numericamente inferiori, tengono botta e resistono, dimostrando grande forza e coraggio. Nel frattempo le ali persiane vengono completamente sbaragliate, permettendo a Milziade di compiere e poi completare la manovra di aggiramento del nemico che, a questo punto, si trova completamente circondato. Ha così inizio il massacro: 6000 Persiani vengono trucidati (a fronte di soli 192 ateniesi uccisi!), ponendo fine ai sogni di conquista del Gran Re. Vero e proprio capolavoro bellico, degno solo di un grande stratega.

Fasi della battaglia di Maratona e accerchiamento dell’esercito persiano

Leonida e la battaglia delle Termopili

Passiamo ora alla più famosa: la battaglia delle Termopili. Il glorioso re spartano Leonida, alla testa di 7000 uomini, si dirige verso un piccolo e stretto passaggio costiero che, per via della presenza di sorgenti di acqua bollente, veniva chiamato porte calde (thermos: caldo; pyle: porta). Qui si trova a fronteggiare lo sterminato esercito del Gran Re Serse I che, dopo dieci anni dalla disfatta di Maratona, mette su un esercito di circa 300.000 uomini per conquistare e sottomettere completamente tutto il mondo greco. Con straordinaria maestria, tecnica, vigore, coraggio e forza i pochi effettivi greci riescono a rispondere colpo su colpo e a respingere i numerosi assalti degli aggressori, provocando tra le file nemiche migliaia e migliaia di morti. In particolare, durante il primo possente assalto, lo storico Ctesia ci riporta che i Persiani vennero letteralmente “tagliati a fette” da Leonida e compagni, mentre Erodoto ci dice che Serse, alla vista di un tale massacro, balzò per tre volte in piedi dal trono da cui assisteva alla battaglia. Ma il terzo giorno dall’inizio delle ostilità, un contadino del posto, Efialte, rivelò a Serse l’esistenza di un passaggio con il quale poter aggirare l’esercito greco alle spalle, spezzandone così la resistenza. E così per i Greci rimanevano due sole vie percorribili: o fuggire e lasciare il campo di battaglia o rimanere, andando gloriosamente incontro alla morte. Leonida, assieme a 300 Spartani e 700 Tespiesi, scelse la seconda via. Tutti gli altri decisero di abbandonarlo. Iniziò così una lotta all’ultimo sangue in cui “chi aveva ancora le spade combatté con esse, e gli altri resistettero con le mani e con i denti” (Erodoto, Storie, libro VII), finché tra le file greche non rimase neanche un uomo. Questa gloriosa resistenza rallentò drasticamente l’avanzata dei Persiani, dando il tempo agli Ateniesi di preparare a dovere la mossa successiva nelle acque di Salamina.

Leonida alle Termopili, di Jacques-Louis David, 1814

Temistocle e la battaglia di Salamina

Di raccordo con lo scontro precedente parliamo di una delle battaglie navali più famose di tutti i tempi: la celebre battaglia di Salamina. Qui, in uno stretto di mare tra l’Attica e l’isola di Salamina, la flotta ateniese, la più potente dell’Ellade, si scontrò con la gigantesca forza navale persiana che contava circa un migliaio di navi. Il comando delle operazioni fu affidato all’abile generale ateniese Temistocle che, guidando di suo pugno l’esercito, riuscì a sfruttare al massimo le caratteristiche del territorio su cui si consumarono le ostilità. I Persiani, consci della loro schiacciante superiorità numerica decisero, dopo aver saccheggiato e distrutto Atene, di passare per la via più breve, dando l’ultimo e decisivo colpo alle forze ateniesi. Ben presto però si trovarono a fare i conti con l’angustia dello stretto che, date le grandi dimensioni delle loro navi, non permetteva una libera mobilità. Ed è qui che entrò in gioco Temistocle: approfittando delle difficoltà dell’avversario e potendo contare su navi ben più agili, riuscì a distruggere la maggior parte delle forze nemiche, mentre le restanti furono costrette ad una rovinosa ritirata. Con questa vittoria gli Ateniesi avevano messo in ginocchio una flotta che sembrava imbattibile, mettendo in serio pericolo i piani strategici di Serse.

Immagine satellitare dell’isola di Salamina. Dei due accessi al superiore specchio d’acqua il primo fu il teatro dello scontro.

Pausania e la battaglia di Platea

Infine, il colpo di grazia. Platea, 479 a.C.: qualche mese dopo l’eroica resistenza dei 300 Spartani alle Termopili e la mirabile vittoria nelle acque di Salamina degli Ateniesi si aprì, su un pianoro situato pochi km a nord di Atene, lo scontro decisivo: il grande esercito del Gran Re Serse, composto da circa 120.000 effettivi, affrontava ora l’intera Lega Panellenica che, sotto il comando del re spartano Pausania, riuniva ben 31 poleis greche, per un totale di ben 110.000 uomini. Dopo uno stallo di circa undici giorni, infuriò la battaglia. Inizialmente, appresa la notizia del blocco dei rifornimenti, furono i Greci a volgersi in fuga, dando l’illusione a Mardonio, comandante delle armate persiane, di avere la vittoria in pugno. Niente di più falso. Mentre questi conduceva il presunto assalto decisivo, i Greci risistemarono le loro fila in assetto di guerra e affrontarono il nemico con una tenacia straordinaria e un equipaggiamento ben più efficiente, schiacciando l’avversario e uccidendo lo stesso Mardonio. Questa vittoria, assieme a quella pressoché contemporanea di Capo Micale, pose fine alla guerra, spezzando per sempre le ambizioni di conquista di Serse.

Piana di Platea, incisione di William Miller

Alessandro Magno e la battaglia di Gaugamela

Tutte le battaglie sopra descritte fanno riferimento al periodo che va dal 490 a.C. al 479 a.C. Sembra incredibile, ma i principali scontri tra le due potenze si svolsero nell’arco di appena undici anni, nel corso dei quali per ben due volte i Persiani, messo su un poderoso esercito, provarono a conquistare e sottomettere l’Ellade, senza però riuscirci. Naturalmente ci furono in seguito altre battaglie, ma mai nessuna ebbe il medesimo peso di quelle sopra descritte. Ma in realtà un’eccezione esiste: se ci spostiamo di un secolo e mezzo avanti, giungendo così alla vittoriosa campagna in Asia del Grande Alessandro, possiamo veder scorrere davanti ai nostri occhi almeno tre grandiosi scontri che, grazie alla grande abilità del condottiero macedone, si risolsero tutti a suo favore. Forse tra questi il più decisivo fu quello che si tenne presso Gaugamela, nell’odierna Mosul in Iraq. Durante l’omonima battaglia Alessandro si trovò a fronteggiare un esercito di più di 100.000 soldati persiani, mentre lui ne aveva a disposizione meno della metà. Come fece ad uscirne vincitore? E’ presto detto: dapprima riuscì, attraverso una geniale tecnica di elusione, a mettere fuori gioco i temuti carri falcati poi, riunito l’intero corpo di cavalleria, condusse personalmente un assalto frontale contro le linee nemiche riuscendo nell’impresa di crearvi una crepa ed aprirsi così un passaggio. In questo modo poté colpire l’esercito alle spalle, mettendo in serio pericolo la vita stessa del Gran Re (che però riuscì a fuggire alla furia di Alessandro). Fu una vittoria estremamente importante perché apri al condottiero macedone la via per il cuore dell’Impero Persiano che, a questo punto, si trovava completamente senza difese.

, Jan Brueghel il Vecchio, 1602

 

 

 

 

 

 

 

 

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