Il Superuovo

L’aborto è morale?

L’aborto è morale?

 

(vignetta satirica su Aristotele)
Fonte: Ragion Veduta.it

Il nostro ordinamento giuridico tutela la libertà di aborto entro i primi tre mesi di vita dell’embrione.
La libertà, in quanto tale, presuppone l’assunzione di responsabilità di una propria scelta ma, su quali criteri dobbiamo basarci per decretare la moralità o l’immoralità dell’aborto?Innanzi tutto dobbiamo definire lo stato dell’embrione che, a seconda della visione, è considerato più o meno persona. La filosofia risponde a questo interrogativo principalmente con la teoria utilitaristica, illuminante ma problematica.
Jeremy Bentham è il fondatore della dottrina utilitaristica. Credeva ciecamente che la sfera morale e di vita dell’individuo dovesse rispondere ad un calcolo matematico tra piacere e dolore. L’utilitarismo presuppone quindi la massimizzazione del piacere e la minimizzazione del dolore.

(Jeremy Bentham
Fonte: Wikipedia)

L’utilitarismo ha poi subito varie modifiche nel corso del tempo che hanno superato il calcolo di Bentham e che hanno portato all’interrogazione dei diritti e delle libertà fondamentali dell’individuo. Ogni uomo possiede bisogni e desideri ed è quindi legittimato a soddisfarli nel modo che ritiene più opportuno: questa condizione caratterizza la dignità umana.Ma che dire del feto? Esso non ha desideri, obiettivi e quindi, secondo l’utilitarismo, il binomio piacere – dolore della madre è più importante della vita del feto stesso. Se il feto non possiede dignità umana, ucciderlo può essere quindi un’azione giusta e morale. Vi è però un problema: se la madre minimizza il dolore abortendo in quel dato momento e quindi provando una sensazione di sollievo, non è scontato che in futuro la stessa madre soffra di rimorsi per quell’azione e che la consideri immorale. L’utilitarismo non tiene conto delle conseguenze morali di un’azione sul lungo periodo.

(Feto umano)
Fonte: Il Corpo Umano

La difesa di Aristotele 

Aristotele distingueva invece in cose in atto e cose in potenza. La cosa in potenza è quella che può diventare atto, mentre la cosa in atto è la cosa in sè (il bruco è farfalla in potenza e, quando diventa farfalla, è farfalla in atto). Vi è quindi una fallacia importante nella tesi di Bentham: il feto, è uomo in potenza. Legittimare un omicidio secondo la mancata dignità del feto è un’azione immorale perché stiamo uccidendo un futuro uomo. Aristotele ha risolto il nostro problema? No, ci ha posto invece altri interrogativi. Ipotizziamo che una donna venga stuprata e che rimanga incinta. Per Aristotele sarebbe del tutto immorale abortire ma, la donna, è angosciata dall’idea di partorire un bambino frutto di sofferenza ed involontarietà. Ecco allora che ritorna in auge la teoria utilitaristica per cui è morale abortire in una situazione di questo genere.

(Manifestazione spagnola pro aborto)
Fonte: Contando Estrelas

La verità nell’essere

Come per tutte le questioni relative alla filosofia morale, le assunzioni morali non sonocerte ma sono “perlopiù” così. Il presente articolo vuole fornire spunti di riflessioni al lettore per permettergli di fondare la sua personale idea razionale. Infatti, l’aborto è sicuramente un diritto sacrosanto, ma è anche una scelta delicata ed insidiosa che muta il nostro essere. Ogni scelta morale che prendiamo va a sommarsi a quelle passate definendo che uomini siamo e che uomini vogliamo diventare in virtù dei nostri valori, esperienze e razionalità. Per cui, l’unica conclusione a cui possiamo arrivare è la seguente: l’aborto è morale?

Giacomo Di Persio

 

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