Cspi, giudizio negativo sull’alternanza scuola-lavoro: è utile o no?

Alternanza scuola-lavoro: la riforma

Approvata nel 2015 la riforma della Buona scuola rende obbligatoria l’alternanza scuola-lavoro nell’ultimo triennio delle superiori. Un nuovo modo di insegnare che unisce teoria e pratica. Lo studente può verificare e mettere in pratica le conoscenze acquisite durante le ore di lezione. Questo, secondo l’ex ministra Fedeli, aiuta lo studente da un punto di vista orientativo. Una volta terminati gli studi lo studente potrà compiere delle scelte con maggiore consapevolezza. L’alternanza scuola-lavoro permette di scoprire i propri limiti e pone luce sulle doti particolari che ognuno ha. Questo tipo di esperienza formativa aiuta i giovani ad approcciarsi al mondo del lavoro. Secondo l’ex ministra Fedeli la riforma è dalla parte dei giovani. Infatti esiste una piattaforma online dove è possibile segnalare le esperienze negative. Il punto cardine della riforma, infatti, è il dialogo tra la scuola e il mondo della produzione. Secondo l’ex ministra Fedeli l’attività deve essere formativa, un’esperienza lavorativa volta all’apprendimento. Purtroppo però talvolta non è andata esattamente così, ecco perchè ci sono state delle aspre critiche nei confronti della riforma.

Le critiche del Cspi: sfruttamento e vantaggi solo per le aziende

Asprissime le critiche del Consiglio superiore per la pubblica istruzione sull’alternanza scuola-lavoro. Secondo il Cspi gli studenti sono demotivati, spesso obbligati a svolgere attività non pertinenti al proprio indirizzo scolastico. Molti liceali lamentano di aver svolto l’attività nelle cucine fast food. Altri di essere stati costretti a far pulizie. La riforma, secondo il Cspi, è stata inutile. Nonostante i nobili obiettivi della riforma molte agenzie hanno colto questa opportunità per avere dei lavoratori gratuitamente. In questo modo molti studenti sono stati sfruttati e l’alternanza scuola-lavoro ha fatto perdere loro la fiducia nel mondo lavorativo. L’attività ha arricchito le aziende che hanno sfruttato questa occasione per risparmiare sulla manodopera. Emblematico è l’esempio degli alunni del liceo Vittorio Emanuele II (Napoli). Gli studenti avrebbero dovuto lavorare come guide nel museo di mineralogia dell’Università Federico II solo nei fine settimana. Invece hanno dovuto sostituire degli operatori, permettendo al museo di risparmiare sugli straordinari.
Le critiche demoliscono gli obiettivi della riforma, già criticata dall’opinione pubblica e dalla maggior parte degli studenti. Il Cspi ritiene che vada rivisto il monte obbligatorio delle ore, lasciando più autonomia ai singoli istituti.

I racconti degli studenti

Alcuni studenti hanno lamentato l’inutilità dell’alternanza scuola-lavoro. Attribuiscono la principale causa alla mancata organizzazione sia da parte della scuola che delle aziende. Lamentano inoltre la mancanza di un tutor e il mancato coinvolgimento nel team lavorativo. Si sono sentiti inutili, ‘di troppo’ e disinteressati, perché le attività non erano pertinenti al loro percorso scolastico. Uno studente del liceo scientifico testimonia di aver semplicemente aiutato i bambini a colorare, attività che non ha stimolato il suo interesse. Altri studenti invece hanno vissuto l’esperienza formativa in modo positivo. Ritengono che l’attività sia stata essenziale per capire come funziona il mondo del lavoro. Questo li ha aiutati a capire per quali mansioni erano maggiormente portati e sono stati coinvolti attivamente nelle attività svolte. Un ragazzo narra di aver svolto l’alternanza scuola-lavoro in una clinica veterinaria e di aver imparato parecchio.

Opinioni contrastanti che fanno sorgere perplessità. Questo avviene a causa della scarsa conoscenza del mondo lavorativo. Molti pretendono di avere un lavoro ‘comodo’ e lucroso senza fare il minimo sforzo. Altri non fanno valere i propri diritti, accettando paghe minime e facendosi sfruttare. Entrambi i casi danno un’idea sbagliata del mondo del lavoro. Una riflessione adeguata e coinvolgente sul mondo della produzione sarebbe utile per i futuri lavoratori, i quali capirebbero i propri diritti e doveri.