LA ZANZARA E IL PROBLEMA DELLA DEMOCRAZIA DI OPINIONE

LA ZANZARA E IL PROBLEMA DELLA DEMOCRAZIA DI OPINIONE

19 Aprile 2019 0 Di Luca Simone

Viviamo in un’epoca democratica, dove la forma di governo più diffusa e più forte, seppur coi suoi limiti e difetti è la democrazia. Quel sogno soltanto sussurrato secoli addietro, si è trasformato in un grido di rivolta che ha spaccato le catene dell’oppressione politica e della mancanza di diritti, e si è preso al prezzo di sangue e rivoluzioni quello che tanto agognava. Decenni di perfezionamento, con cadute e riprese, modifiche e aggiustamenti hanno portato ad una stabilizzazione seppur fragile di questa forma di governo, che ha iniziato a piantare le proprie radici nelle vite e nelle menti di coloro che gli sono sottoposti. La cultura, appannaggio di pochi fortunati, ora è diventata accessibile a tutti, basta solo volerlo. Questa democratizzazione del sapere ha prodotto risultati strabilianti, con il tasso di istruzione e sapere aumentato vertiginosamente, e un mondo più sapiente e colto. Ma vi è il rovescio della medaglia. Anche la cultura elitaria si è modificata. Le informazioni immediatamente accessibili con internet, non sono assolutamente sufficienti per poter aumentare le capacità culturali di una persona, che necessita comunque di studi approfonditi animati da una grandissima curiosità e da un senso critico, per poter star dietro ad un mondo che corre a velocità spaventosa. A questo assunto però non corrisponde la realtà, dove tutti, in maniera orizzontale (sulla rete soprattutto), possono poter esprimere la loro opinione in materie che non sono neanche lontanamente di loro competenza. Confrontandosi con esperti in materia che vedono il loro giudizio equiparato a quello del “primo che passa”, in virtù proprio di questa esasperata democratizzazione dell’opinione. Non esiste un campo tabù, in cui il parere di un esperto è insindacabilmente inattaccabile. Tutto può essere motivo di confronto, dal confronto tra pro- vax e anti-vax, a quello più ridicolo tra terrapiattisti e non. Nonostante tutta questa odierna confusione, bisogna sempre tenere a mente che per parlare di medicina esistono i medici, così come parlare di scienza esistono gli scienziati. Non si può essere esperti di tutto, altrimenti si è esperti del nulla. Esistono ed esisteranno sempre, per quanto ci si possa definire democratici opinioni più valide di altre.

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Esempio lampante di questa pratica di democratizzazione esasperata è ad esempio la trasmissione radiofonica “la zanzara”, di cui peraltro sono un fan. Per chi fosse estraneo alla materia, si tratta di un programma dove i due conduttori, analizzano i temi più caldi della giornata, dalla politica alla cultura, con deviazioni trash. Confrontandosi di continuo con i loro ascoltatori, appartenenti per la maggior parte (parlo di quelli che chiamano), ad una sorta di limbo, dove si spazia senza cognizione di causa dal radicalchicchismo, al populismo più sfrenato. I commentatori, trattati come fossero massimi esperti in materia, intervengono su ogni argomento che più li aggrada, ottenendo uno spazio molto ampio in cui esprimere la loro sottocultura. Il problema principale su cui mi voglio soffermare, che mi serve da trampolino di lancio, è la loro intolleranza. Non voglio fare analisi politiche sulla situazione attuale, collegamenti e quant’altro. Limitandomi a prendere come avulso da ogni contesto, il dato che la maggior parte della gente a cui viene concesso quel tipo di spazio è intollerante, estremamente populista, e purtroppo non dotata di abbastanza cultura per affrontare determinati temi. Proprio questa loro intolleranza rappresenta uno dei massimi problemi dell’eccessiva democrazia di opinione. È giusto dare a queste persone libertà sfrenata di parola? La tolleranza per la loro intransigenza, quali frutti può dare? Al giorno d’oggi nessuno ovviamente si sognerebbe di togliere la libertà di parola, ovviamente me compreso. Ma la mia è una provocazione che vuole capire se questa eccessiva liberalità, senza controlli né limiti porti davvero a qualcosa di buono. Si tratta di una sorta di analisi costi-benefici.

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 Karl Popper uno dei massimi epistemologi del Novecento, nella sua opera “la società aperta e i suoi nemici” del 45’, definì il cosiddetto paradosso della tolleranza. Secondo lui, una so che si definisce tollerante, non può né deve tollerare l’intolleranza. In altre parole, non si può concedere libertà a coloro che sono i suoi nemici. È un prezzo troppo alto da pagare. Ovviamente Popper appartiene ad un’altra epoca, e a quella si adagia la sua visione del mondo, che però non necessariamente va rigettata e tacciata di antichità. Anzi sembra che oggi più che mai tale paradosso sia calzante. Ma proprio in quanto paradosso, la sua controversia risulta di impossibile risoluzione.

Luca Simone