Chi non conosce il famoso Signor Fagiolo?

Goffo, ma non troppo, dispettoso e ingegnoso. Queste le caratteristiche che subito balzano all’occhio nel personaggio cult anni ’90 creato da Rowan Atkinson. Mr. Bean indossa una giacca in tweed marrone, sempre uguale in ogni puntata, guida una Mini verde e ha un orsacchiotto di peluche chiamato Teddy come migliore amico. Come un bambino, Mr. Bean è completamente amorale: in nome del proprio interesse, del proprio divertimento non esita a compiere azioni dubbie nei confronti di altre persone senza rendersi conto delle conseguenze. Ha una personalità competitiva, spesso vuole vincere una sfida da lui stesso proclamata contro altri o contro sé stesso e rivolta a gesti quotidiani. Anche se non si direbbe ha un grande senso del pudore e della vergogna. Una comicità, la sua, tutta made in Britain, senza bisogno di doppiaggi poiché poche sono le frasi pronunciate. Il motore principale della sua comicità dunque è il linguaggio del corpo comprensibile a grandi e piccini.

Da alieno a schizotipico

Considerato un alieno Mr Bean riceve, invece, la diagnosi di schizotipico. Le caratteristiche che ritroviamo nel buffo personaggio riguardano in prima battuta l’eccentricità sopra le righe, la mancata attenzione per le convenzioni sociali e il modo in cui interpreta i gesti naturali. Si reca ai grandi magazzini, usa una patata per provare uno sbucciapatate, mette nel proprio cesto un telefono del banco di una cassa perché convinto sia l’unico funzionante. In un’altra puntata, Mr. Bean inizia a scegliere le cose da portarsi per un viaggio, ma la valigia che ha a disposizione è troppo piccola, decide così di mettere una sola scarpa, un tubetto di dentifricio svuotato, dei pantaloni tagliati a metà. Le persone con questo disturbo tendono a interpretare segnali ambientali del tutto neutrali come se fossero negativi, dannosi e riferiti a se stessi. Ne abbiamo conferma dalle numerose sfide che Mr Bean prefissa contro persone ignare o la sua eccessiva superstizione. Le relazioni interpersonali spesso falliscono a causa dell’ansia sociale e accrescono l’attaccamento agli oggetti, come per Mr Bean, Teddy.

Non sono “strambo” sono solo “schizotipico”

Gli individui con disturbo schizotipico di personalità sono descritti dagli altri come “strani” e di solito hanno rapporti limitati ai familiari a causa sella loro diffidenza e del mancato comportamento emotivo. Vivono in un mondo con loro convinzioni e idee che difficilmente vengono comprese all’esterno. Non è un disturbo molto discusso o conosciuto tanto è che si manifesta solo nel 3% della popolazione e principalmente negli uomini. Da una parte vedono loro stessi come persone speciali con superpoteri e dall’altra gli altri come una continua minaccia alla loro tranquillità. Le cause possono essere associate a fattori genetici legati a schizofrenia, psicosi o a cambiamenti nelle funzioni cerebrali. Determinanti sono spesso anche la sensibilità alle critiche, un basso status socio-economico e trascuratezza infantile.

Come aiutarli?

Difficile è parlare con una persona che non te lo permette per paura della propria incolumità in continuo rischio. L’aiuto migliore che possiamo dare è accettare le stravaganze, andare incontro all’altra persona. Troppe volte gli schizotipici si ritrovano a passare compeanni e feste da soli con se stessi. Difficilmente chiedono aiuto, ma possiamo lasciarli avvicinare ad una terapia psicologica individuale. Il cui primo obiettivo è quello di aumentare i livelli di fiducia nell’altro mediante la costruzione di un rapporto con il terapeuta. Inoltre, durante le sedute il paziente impara a ridurre la percezione soggettiva di minaccia, a riconoscere le modalità di pensiero distorte, apprendere abilità sociali per ridurre la tensione e l’ansia nelle situazioni di interazione e modificare i comportamenti disfunzionali. Il vestiario stravagante spesso viene infine accettato e dei rapporti verbali cordiali incoraggiati. Non si può guarire, ma si possono imparare strategie vincenti per una vita meno sola.

Francesca Morelli

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