La questione del Totem

Strumento chiave nella missione, che Cobb (Leonardo Di Caprio) e il resto della squadra si trova incaricato a svolgere, è il cosiddetto Totem. Esso è un piccolo oggetto che, se si trova in un sogno è in grado di infrangere le regole della fisica e il cui reale peso ed equilibrio deve essere conosciuto solo dallo stesso possessore. Il Totem di Cobb è una piccola trottola di metallo che se gira all’infinito, infrangendo le ordinarie regole della fisica, ci indica che non ci troviamo nella realtà ordinaria ma stiamo sognando. Fin qui tutto in regola ma è stato proprio il finale del film a scatenare discussioni su discussioni, infatti sembra che la trottola di Cobb, azionata nel presunto mondo reale alla fine del film (una volta disconnessi dalla macchina a orologeria), non accenni a smettere di girare dal momento che il film si interrompe prima.

Senza dubbio la questione sollevata dal regista Christopher Nolan non rimane confinata nel tubo catodico dello schermo televisivo, anzi subito dopo la fine del film sembra assaltarci furiosamente la domanda “sono sveglio o sto dormendo? “. Sicuramente ci sono affermazioni riguardo alle quali non si possono provare dubbi ragionevoli. Per esempio, non posso dubitare seriamente che in questo momento sono seduto alla scrivania e sto scrivendo questo articolo. Contro questa concezione uno scettico potrebbe osservare che ci si può sbagliare anche di fronte a quelli che sembrano essere esempi di conoscenza certa: si può sognare di essere svegli e di scrivere mentre si è a letto a dormire. Come posso affermare che non sto dormendo ma sto realmente scrivendo?

La confutazione di Norman Malcom 

Dire che la mia intera vita è un sogno non avrebbe senso. Se stessi sempre sognando non avrei la nozione di sogno: non avrei nulla con cui confrontare il sogno perché non possiederei il concetto di veglia. L’idea di una banconota falsa ha senso solo se esistono banconote vere con cui confrontarla; allo stesso modo l’idea di sogno ha senso solo se può essere confrontata con quella di veglia. Tuttavia così asserendo non confutiamo la posizione dello scettico, in quanto quest’ultimo sostiene che tutta la nostra vita sia un sogno.

Il filosofo Norman Malcom ha sostenuto che il concetto stesso di sogno rende logicamente impossibile porre la domanda “sto sognando?” mentre lo si sta effettivamente facendo. Porre tale domande implica che la persona che la pone sia conscia. Ma, sostiene Malcom, quando si sogna si è per definizione non consci, visto che si dorme. Se non sto dormendo non posso sognare. Posso solo sognare di porre la domanda, ma questa non è esattamente la stessa cosa. Tuttavia la ricerca sui sogni ha mostrato che molte persone durante il sonno hanno esperienza a diversi livelli di coscienza. In alcuni casi si può essere consapevoli di stare sognando, una sorta di onirico cogito ergo sum cartesiano, pertanto la definizione che Malcom attribuisce al concetto di sogno risulta riduttiva e semplicistica.

Cervelli in vasca

Andando per estremi filosofici si è formulato l’esperimento concettuale del cervello in vasca: come se uno scienziato pazzo avesse immerso il mio cervello in una vasca di sostanze chimiche in modo tale da simulare, offrendo stimoli artificiali, l’esperienza sensibile quotidiana. Per quanto ne so, posso alzarmi e andare all’edicola a comprarmi un giornale. Ma quando compio queste azioni tutto ciò che accade realmente è che lo scienziato sta stimolando il mio cervello.

I sensi ci ingannano spesso, si pensi all’imbarazzante situazione in cui salutiamo per sbaglio uno sconosciuto scambiandolo per un nostro amico, al sapore amarognolo di una mela dopo aver mangiato qualcosa di dolce o a un bastone dritto parzialmente immerso nell’acqua che appare piegato. Come talvolta i sensi ci ingannano, chi ci dice che non ci stiano ingannando anche in questo esatto istante?

Ovviamente ci riferiamo ad una situazione immaginaria costruita per chiarire le caratteristiche delle nostre assunzioni quotidiane. Infatti in un esperimento concettuale, come in uno scientifico, eliminando i dettagli irrilevanti e controllando ciò che succede, il filosofo può fare delle scoperte sui concetti indagati. In tal caso l’esperimento concettuale ha lo scopo di mettere in luce alcune assunzioni comunemente accettate riguardo le cause della nostra esperienza. C’è qualcosa nella mia esperienza che potrebbe mostrare che questo esperimento non offre un’immagine vera della realtà, ovvero che io non sono solo un cervello in una vasca posata nell’angolo del laboratorio di uno scienziato pazzo?

Il paradosso scettico

Queste assunzioni sono partite dal presupposto che la memoria sia affidabile, ma in un contesto del genere si potrebbe perfino mettere in discussione l’esistenza di un prima e di un dopo dal momento che la memoria è in verità inaffidabile. Infatti, asserisce il filosofo Bertrand Russell, allo stesso modo in cui tutta la mia esperienza è compatibile con la concezione secondo cui potrei essere un cervello in vasca stimolato da un esterno, così essa è compatibile con la concezione secondo cui il mondo potrebbe aver iniziato ad esistere cinque minuti fa. Quando diciamo di ricordarci occasioni del passato in cui i nostri sensi non sono stati affidabili, assumiamo che questi ricordi siano stati reali e che non siano il prodotto dell’immaginazione o del desiderio di credere in un certo modo.

Lungi dall’affermare un improbabile status di cervelli in salamoia possiamo evidenziare una sola contraddizione nelle assunzioni dello scettico. Ed essa consiste nel presupporre una memoria e una sensibilità soggettiva continuamente inaffidabili. Infatti se così stanno le cose allora perché la logica con cui si fanno determinate intuizioni dovrebbe essere affidabile? Non posso dimostrare logicamente se in questo istante sogno o son desto, ma posso divertirmi a far girare una trottola.

 

 

 

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: