‘Questa è politica vera non è filosofia’

Questa è stata l’affermazione del Ministro Matteo Salvini in una recente intervista all’interno di ‘Porta a Porta’, programma che ha lo scopo di divulgare informazioni e discutere delle decisioni prese recentemente dagli esponenti politici. Essendo un programma puramente di matrice politica, in esso spesso si possono trovare differenti esponenti di ‘fazioni’ opposte, che argomentano le proprie scelte politiche.

Mi soffermerei sul significato di ‘filosofeggiare’, ossia ragionare o discutere con la presunzione di fare della filosofia. Vale a dire, porsi in modo tale da fare proprio l’atteggiamento filosofico, che sia essa puramente esteriore o no. A sua volta la filosofia assume significati completamente differenti nel loro utilizzo, spesso non del tutto veritieri con il significato reale della filosofia.

Cos’è la filosofia?

Con filosofia si intende quell’attività di pensiero che attinge ciò che è costante e uniforme al di là del variare dei fenomeni, con l’ambizione di definire le strutture permanenti della realtà e di indicare norme universali di comportamento. La filosofia è quella scienza che si pone delle domande a cui l’uomo non è riuscito ancora a trovare delle risposte. Può definirsi come una forma di sapere che, pur nella grande varietà delle sue espressioni, presenta quali note pressoché distanti, due vocazioni: una all’universalità e una alla prescrizione di una saggezza.

La filosofia si pone come una forma di sapere perfetta, comunque quale forma di sapere migliore possibile all’uomo, rispetto ad altre inferiori, o almeno come la forma di sapere più generale e comprensiva; oppure si pone come un sapere che trae altre forme di sapere a suo oggetto, per studiarne le caratteristiche, gli ambiti di validità, i significati impliciti. In entrambi i casi la filosofia finisce per riguardare tutte le forme dell’attività umana.

 

Di conseguenza con filosofia si indicano tutte quelle attività che implicano un ragionamento, una messa in discussione di postulati, con il fine di cercare di comprendere la realtà che ci circonda e studiarla nella sua diversità. È riduttivo quindi limitare la filosofia agli intellettuali che studiamo come ‘filosofi’ o ai concetti che ci sono familiari come facenti parte della categoria ‘filosofia’.

Filosofia e fare politica

Certo, non tutto è filosofia, ma è bene aver presente che con filosofia non si intende qualcosa di astratto e labile, ma una scienza che si evolve con il pensiero dell’uomo e si adatta alla realtà che la circonda. Una scienza che si preoccupa di studiare, anche nel pratico, la realtà.

Pertanto, fare politica non può propriamente essere posta come opposto del fare filosofia. Con ‘fare politica’ si intende quell’atteggiamento che implica l’interesse per le questioni collettive e personali, ponendosi l’obiettivo di risolverle al meglio. Una modalità di pensare in cui è presente la cura per il prossimo e lo stesso ragionamento, o meglio, ragionamento critico.

Machiavelli e l’agire politico

Machiavelli è stato un pensatore e un letterato del XV secolo. Data la sua grande intelligenza e conoscenza della letteratura classica, venne chiamato a ricoprire la carica di primo cancelliere. Si avvicinò a quei settori dell’aristocrazia che, dopo una fase di ambiguo consenso passarono all’opposizione aperta nei confronti del frate e ne determinarono la rovina.

Il pensiero di Machiavelli scaturisce dal seno stesso dell’orizzonte pubblico fiorentino, dai principi istituzionali e morali e dai modelli di comportamento in esso diffusi: il suo spirito polemico, stimolato dalle difficoltà della situazione contemporanea, lo conduce a un’analisi rivoluzionaria dei fondamenti dell’agire politico, delle contraddizioni e dei rischi che gravano su di esso. La sua non è una ‘scienza’ della politica, ma una riflessione sugli «inconvenienti» che gravano su di essa, sull’impegno di costruzione e conservazione (pur sulla base della naturale ostilità tra gli esseri umani e della loro disposizione all’accecamento) di forme di «vivere libero», sempre minacciate dalla «ruina».

Sostanzialmente egli pone l’accento sull’importanza del separare la politica dalla morale. Perciò la politica era a-morale (priva di morale, ma non immorale). Segue una morale tutta propria, differente da quella comune, poiché i politici, per il bene della collettività, non possono seguire i dettami della morale e dell’etica, non riuscirebbero a portare a termine quello che sono stati chiamati a portare a compimento: il bene della società.

La morale al servizio della politica

Questi concetti devono però essere interpretati nel periodo storico di Machiavelli, in cui il politico era inevitabilmente una figura tirannica e dispotica, non erano ancora conosciuti gli ideali che vedevano il popolo sovrano o per lo meno preso in considerazione nelle faccende governative.
Di conseguenza al giorno d’oggi è impossibile discernere morale e politica, perché non gioverebbe né alla collettività né al politico di turno, oltre ad essere completamente priva di interesse per la cura del prossimo.

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