Il Superuovo

La serie tv “Bridgerton” e Virginia Woolf denunciano la difficoltà di essere donna nell’Ottocento

La serie tv “Bridgerton” e Virginia Woolf denunciano la difficoltà di essere donna nell’Ottocento

Oggi chiunque, uomini e donne indistintamente, è libero di costruirsi il proprio destino e scegliere per sè autonomamente. Nel diciannovesimo secolo, invece, le cose andavano diversamente.

I Bridgerton (optimagazine.com)

Nell’Ottocento l’unica e sola prerogativa femminile era quella di trovare marito e accasarsi. Le volontà e le attitudini personali delle dame non contavano nulla. Istruirsi, coltivare la passione per l’arte e la scrittura e restare nubili non erano possibilità contemplate per l’universo femminile, ma piuttosto aspirazioni che andavano obbligatoriamente represse per il favore della società, dell’etichetta e della famiglia. Virginia Woolf e Eloise Bridgerton sono state sfortunate testimoni dirette di quest’epoca.

Bridgerton: serie storica ma attualissima

Abbiamo dovuto attendere il 25 dicembre per vedere una svolta nel catastrofico 2020. Sì, perchè proprio in questa data ha debuttato su Netflix la serie tv ‘Bridgerton‘ che ci ha proiettati tutti nel passato, in un periodo forse più felice, quello della Reggenza Inglese.

La serie tv è animata da personaggi che riflettono l’alta nobiltà inglese di quegli anni, seguita negli eventi mondani organizzati durante la ‘stagione sociale‘, fase dell’anno in cui le giovani ragazze appena in fiore si apprestano a cercare un buon pretendente che possa sposarle e garantire loro protezione. Questa è l’inchiesta che muove i personaggi e la serie, ma perchè è piaciuta tanto? Probabilmente per la leggerezza che la caratterizza, ma sicuramente anche perchè, pur essendo una serie storica, possiede molti aspetti del mondo contemporaneo. É attenta alle tematiche di ciò che, ancora oggi, è spesso beceramente considerato ‘diverso’: rivendica la normalità dei rapporti omosessuali e della convivenza tra etnie differenti e, soprattutto, descrive una nobiltà superficiale e affamata di gossip.

Eloise legge il quotidiano mondano di Lady Whistledown (screenrant.com)

Eloise: la piccola dama eversiva

La ‘stagione sociale’, e la serie tutta, punta i riflettori su una famiglia in particolare: quella dei rispettabili Bridgerton. Numerosa ed altolocata, ad essa appartengono Daphne, la protagonista, ma anche una delle sorelle più piccole, Eloise. Eloise non ha ancora raggiunto l’età da marito e non è minimamente interessata alle dinamiche che gravitano attorno la Londra della stagione sociale, anzi le aborrisce totalmente. Lei, infatti, è diversa dalle sue coetanee, non vive il sogno illusorio di trovare l’amore della propria vita ma, piuttosto, si auspica di crescere autonoma ed indipendente. Non bada agli abiti, ai corsetti, all’etichetta e agli uomini, tutto ciò che desidera è coltivare il proprio amore per la scrittura e la lettura.

Tuttavia Eloise sa bene che nell’Inghilterra dell’Ottocento ciò non è possibile. Raggiunta l’età dovrà anche lei legarsi indissolubilmente ad un uomo e avere con lui dei figli, difendendosi così dall’infamia di essere una ‘zitella’. Nel frattempo però, Eloise si tiene impegnata compilando un diario personale e tentando di svelare l’identità della tanto stimata Lady Whistledown, l’autrice anonima dei ‘Lady Whistledown’s society papers’. Lady Whistledown è infatti l’artefice della diffusione dei più intimi segreti della società. Lei, attraverso le sue cronache mondane, fa correre pettegolezzi e gossip nei salotti e nelle sontuose residenze private dei nobili.

(thetab.com)

Il grido all’indipendenza femminile della Woolf

Eloise è tanto ossessionata dalla Whistledown perchè rappresenta tutto ciò che lei vorrebbe essere: una donna autonoma e emancipata, che è riuscita a ‘essere’ senza il bisogno di un uomo al proprio fianco. É però scoraggiante realizzare che ha potuto conseguire i propri risultati solo grazie alla copertura dell’anonimato, diversamente al tempo sarebbe stato fuori luogo per una donna scrivere e ancora di più farlo con tanto ardore.

A fine secolo subentra Virginia Woolf e, nonostante i diversi anni intercorsi tra il periodo della Reggenza inglese e quelli in cui la Woolf è nata e cresciuta, la condizione femminile è di poco variata. Benché il femminismo sia capillare in tutta la produzione dell’autrice, lo stesso disappunto espresso da Eloise nella serie viene denunciato dalla madre delle femministe nel saggio ‘Una stanza tutta per sè’, basato sulle conferenze tenute a Cambridge nel 1928.

La Woolf si rende conto che le cose stavano iniziando a cambiare, ma la figura della donna era ancora vittima dell’esclusione dalla storia di cui è sempre stata soggetta. Come afferma anche Eloise, l’autrice constata che le donne non hanno motivo di essere se non in funzione delle persone da cui dipendono, non hanno la possibilità di deviare dal percorso per loro prestabilito sin dalla nascita. In più il rammarico più grande deriva dalla difficoltà di divenire autrice di romanzi, volontà che non solo obbliga la donna a battersi contro il pregiudizio ma che è anche concretamente impossibile realizzare in assenza della libertà di agire e scegliere. Ma la Woolf ci dice qualcosa che potrebbe essere utile per Eloise e tutte le donne dell’epoca:

“Chiudete a doppia mandata le vostre biblioteche, se volete; ma non c’è nessun cancello, nessun lucchetto, nessun catenaccio che potete mettere alla libertà della mia mente”. V. Woolf

 

 

Un commento su “La serie tv “Bridgerton” e Virginia Woolf denunciano la difficoltà di essere donna nell’Ottocento”

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: