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Il valore della lotta ai regimi dittatoriali: ricordiamo Milada Horáková nella Cecoslovacchia “rossa”

Il valore della lotta ai regimi dittatoriali: ricordiamo Milada Horáková nella Cecoslovacchia “rossa”

Giurista, politica e attivista cecoslovacca, Milada Horáková si è distinta per il suo impegno prima contro il potere nazista, poi contro quello comunista in Cecoslovacchia.

Milada Horáková ha dedicato la sua vita alla lotta all’ingiustizia e alle politiche dittatoriali, divenendo un simbolo della resistenza contro le oppressioni. Delle idee, le sue, che le costarono la vita, ma che si vedono attribuite ancora oggi un’importanza cruciale.

Il suo giovane carattere impavido e la resistenza al potere nazista

Milada Horáková nacque nel 1901 a Praga, in una famiglia appartenente alla media borghesia e fin da giovane mostrò di avere a cuore i temi sociali e civili. Già nell’adolescenza rese chiara la sua volontà di addentrarsi nella realtà politica e far valere la propria voce, difatti a solo 16 anni venne estromessa dal proprio liceo per aver partecipato ad una manifestazione pacifica. Successivamente poi, a seguito di alcuni sviluppi storici, tra cui l’ottenimento dell’indipendenza della Cecoslovacchia dal potere Austro-Ungarico nel 1918, intraprese il percorso universitario, laureandosi in giurisprudenza nel 1926. Con il suo titolo di giurista affinò il suo coinvolgimento nel panorama politico, aderendo al Partito Socialista Nazionale del paese e distinguendosi per il suo impegno nella rivendicazione dei diritti civili e delle donne, che si concretizzò ulteriormente con la sua occupazione presso le attività sociali della municipalità di Praga. Qualche anno dopo la Cecoslovacchia fu occupata dalle forze naziste, precisamente nel marzo del 1938, e Milada decise di non piegarsi a tale brutalità e di entrare a far parte del movimento di resistenza. Venne dunque arrestata Geheime Staatpolizei (Gestapo) nel 1940 e fu inizialmente condannata a morte, una sentenza successivamente tramutata in ergastolo, seguita dalla deportazione di Milada prima al campo di concentramento di Teresienstadt, poi in altri luoghi di detenzione, dove rimase fino alla liberazione avvenuta nel 1945.

Dopo il Secondo Conflitto Mondiale e l’avvento del potere comunista

Dopo la conclusione della Seconda Guerra Mondiale, il suo attivismo politico non si placò, bensì divenne sempre più intenso. Lavorò infatti per riformare il partito, dopodiché ottenne prima la nomina di parlamentare, poi quella di vertice nel Consiglio Nazionale delle Donne Cecoslovacche. Occorre rimarcare che parallelamente la Cecoslovacchia aveva conosciuto vari cambiamenti storici, difatti a seguito della guerra il paese rientrò nella sfera d’influenza sovietica, che trovò chiara manifestazione nel colpo di stato comunista avvenuto nel 1948. Il partito comunista cecoslovacco aveva nel frattempo attuato una vera e propria radicalizzazione per impedire il rafforzamento e il contrattacco delle forze reazionarie, e tra queste pratiche rientrò la purga delle forze di sicurezza nazionali, che si basò sulla sostituzione delle figure non comuniste con quelle riconosciute dal partito. Oltre a ciò, si impose il divieto di trasmissione agli enti e ai vari mezzi di comunicazione di messaggi provenienti da politici non comuniste, sostituendo poi la direzione dei partiti di altro colore con comitati d’azione orientati all’espulsione di coloro che non si riconoscevano nell’ideologia comunista.

Le violazioni dei diritti da parte del potere comunista

Nella Cecoslovacchia comunista la libertà e la circolazione delle informazioni erano fortemente lese se si riflette su di esse con una prospettiva democratica. La censura era all’ordine del giorno e si ripercuoteva su ogni ambito mediatico, partendo dai libri fino a includere radio, televisione e carta stampata d’impronta giornalistica. Il regime vietava la diffusione di messaggi provenienti dal mondo occidentale e la televisione si vide riconosciuta un ruolo chiave nella comunicazione propagandistica e veniva primariamente utilizzata per elogiare il regime ed i suoi protagonisti. Nel mentre, la libertà d’espressione venne soffocata, portando alcuni a dedicarsi a pubblicazioni clandestine, che se scoperte incontravano una forte reazione del potere centrale.

L’accusa di spionaggio e l’impiccagione

Nel 1948 Milada si dimise dal suo ruolo politico, esprimendo un forte dissenso nei confronti delle attività intraprese dal partito comunista. A differenza di molti oppositori, decise di rimanere nel proprio paese piuttosto che abbandonarlo e rifugiarsi in un paese estero. La fedeltà ai propri principi contrari alle appropriazioni di potere e alla repressione dei diritti portò Milada ad essere accusata di spionaggio e cospirazione. Venne arrestata il 27 settembre del 1950, ma continuò a ribadire i suoi principi nonostante i trattamenti degradanti a cui venne sottoposta, tra i quali rientravano la tortura fisica e quella psicologica. Una figura forte, determinata e coraggiosa, che l’8 giugno 1950 venne condannata a morte tramite impiccagione (che ebbe luogo 19 giorni dopo). Emblematica è la lettera che scrisse alla figlia poco prima di incontrare la morte, con la quale volle sollecitarla a vivere la propria vita riconoscendo sempre l’importanza del proprio senso civico e dei propri valori.

Abbi coraggio e obiettivi chiari e vincerai sulla vita. Gira il mondo con occhi aperti, e ascolta non solo i tuoi dolori e interessi, ma anche i dolori, gli interessi e i desideri degli altri. Non pensare mai che qualcosa non ti riguardi. No, tutto ti deve interessare, e tu dovresti riflettere su tutto, confrontare, comporre fenomeni individuali.

La storia di Milada Horáková è stata raccontata anche dal film prodotto da Netflix nel 2017 intitolato proprio “Milada“. La pellicola rende onore all’impegno della sua protagonista, raccontandone le gesta e la coerenza che l’hanno contraddistinta fino alla fine. Nel film, Milada viene descritta come il simbolo dell’opposizione a ogni potere oppressivo e repressivo, sacrificando la propria vita come donna libera e madre.

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