Il Superuovo

Letteratura al femminile: celebriamo la donna con 5 scrittrici che hanno fatto la storia

Letteratura al femminile: celebriamo la donna con 5 scrittrici che hanno fatto la storia

Oggi, 25 novembre 2020, occorre la giornata contro la violenza sulle donne. Ripercorriamo insieme l’opera di cinque grandi autrici di ieri e di oggi che hanno contribuito all’emancipazione femminile.

La nascita di Venere di Botticelli (laboratoriofreudiano.it)

Virginia Woolf, Carolina Invernizio, Matilde Serao, Sibilla Aleramo ed Eleonora Marangoni, dall’Ottocento ad oggi. Tre secoli per cinque scrittrici straordinarie che hanno saputo irrompere nel panorama letterario quasi prettamente maschile per difendere, imporre, rappresentare e cantare con coraggio la donna ed il suo ruolo.

1. Carolina Invernizio

‘Carolina di servizio’, ‘La casalinga di Voghera’, questi sono solamente due dei tanti epiteti che la celebre scrittrice popolare dell’800 si è guadagnata. La sua colpa? Scrivere, da donna, per donne e di donne. Mentre i grandi autori uomini vengono riconosciuti sin dall’inizio e glorificati con qualificazioni altisonanti, quale ‘Il Sommo Poeta’, per le donne è sempre andata diversamente. Eppure la Invernizio di traguardi ne ha raggiunti. Firmerà con l’editore Salani la personalissima collana ‘I romanzi di Carolina Invernizio’ e la sua produzione di romanzi al femminile riscuoterà un imponente successo. La scrittrice finalmente introduce nella letteratura una rappresentazione realistica della donna che non è solamente moglie e madre, né tantomeno una figura obbligatoriamente pudica e casta. Le donne della Invernizio, tanto apprezzate dal suo pubblico femminile, sono infatti soggetti forti, con i propri desideri ed impulsi egoistici, che pongono al centro sè stesse e non ciò che il marito, i figli e la società si aspetterebbero da loro.

La femme fatale di Boldini (il messaggero.it)

 

2. Matilde Serao

Sempre nel secondo Ottocento compare lei, Matilde Serao, scrittrice e giornalista napoletana. Personaggio controverso, prende le parti delle donne all’interno delle sue opere ma rifiuta di farsi chiamare ‘femminista’. Il femminismo lo descrive così: “assicurare alla donna il diritto sacrosanto di vivere, darle i mezzi per esercitarlo, questo, è femminismo“. Le sue pagine migliori sono i racconti di donne ritratte nella loro vita quotidiana, non eroine ma maestre, telegrafiste, donne del popolo. Per la Serao quelle donne sono vittime delle passioni, individui naturalmente inferiori su cui sovrasta un uomo spesso meschino.

3. Sibillia Aleramo

Sibilla Aleramo, pseudonimo per Maria Felicina Faccio, ha invece il merito di essere l’autrice del primo vero romanzo femminista della letteratura italiana. Parliamo di ‘Una donna’ pubblicato per la prima volta nel 1906. L’opera, in quanto autobiografica, permette alla scrittrice di riportare su carta le vicende della sua vita travagliata e motivare l’abbandono del figlio al quale il libro è dedicato. Quella della Aleramo non è per niente un’esistenza facile: viene violentata, si sposa con il suo stesso stupratore, subisce i successivi maltrattamenti di lui e tenta il suicidio. Lei cercherà costantemente di realizzarsi e rendersi indipendente allontanandosi da tanta tristezza e riuscirà, ma pagando un prezzo altissimo, quello di rinunciare al figlio. Questa rappresenta la parabola di una donna che, come mole altre, vive per parecchio tempo in una condizione di accettazione, portando a termine egregiamente il duplice ruolo di moglie e madre ma subendo al contempo il peso stesso di questo impegno.

Autoritratto di Tamara de Lempicka (lacooltura.com)

4. Eleonora Marangoni

Eleonora Marangoni è la giovane autrice di un libro appena uscito e strettamente contemporaneo, ‘E siccome lei‘. Pubblicato da Feltrinelli, è incentrato sui ‘mille volti’ di Monica Vitti, attrice e icona del cinema italiano. Il libro della Marangoni, benché la storia non l’abbia ancora fatta, è un’opera tutta al femminile in cui è descritta la Vitti attraverso l’analisi dei personaggi che ha interpretato nei suoi film. L’impianto strutturale del testo è articolato e vario, infatti ad ogni personaggio femminile impersonato dall’attrice, corrisponde un racconto, ognuno dotato di un’originalissima conformazione: ci sono cronache, saggi, fitti dialogati, confessioni ed uno di questi è perfino costruito seguendo il modello di una pagina di wikipedia.

I ritratti che emergono sono quelli di donne ‘nostalgiche, ironiche, gelose, testarde, eccentriche o sfuggenti’. Delineano una Vitti a chiaro scuro, per  armonici contrasti, meravigliosi e coloriti contrasti che qualunque donna possiede.

5. Virginia Woolf

Tornando indietro al 1929, non si poteva non menzionare il saggio ‘Una stanza tutta per sé‘ di Virginia Woolf, vera paladina delle donne in letteratura. Lei qui recrimina l’esclusione del genere femminile dalla storia. Infatti fino al Novecento, sono emersi principalmente nomi di personaggi maschili in politica, arte e letteratura, ma perchè? Perchè si riteneva che l’istruzione delle donne, future madri di famiglia o spalle di uomini prestigiosi, non fosse importante, non hanno mai avuto le medesime possibilità e libertà concesse agli uomini. In particolar modo, per la Woolf, è fondamentale per la donna l’indipendenza economica e dunque il diritto di ‘avere una stanza tutta per sè’ in cui coltivare finalmente sè stesse e le proprie passioni.

Ma rivendicare la propria indipendenza e autonomia autorizza le femministe e le donne di tutto il mondo a scagliarsi contro gli uomini a priori? No, e Virginia lo conferma:

“L’odio nei confronti degli uomini rende la produzione letteraria delle donne peggiore, in quanto risulta ostacolata e condizionata dalla rabbia repressa. È proprio per questo che è necessario ricercare l’autonomia, per liberarsi dalla sensazione di dipendenza e dalle possibilità di provare risentimento”.

 

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