Il Superuovo

Anni ’60: le 4 sottoculture più alla moda a cui i giovani non sapevano resistere

Anni ’60: le 4 sottoculture più alla moda a cui i giovani non sapevano resistere

Alla domanda “Che mode esistevano negli anni ’60?” è quasi scontata la risposta “hippie”. In realtà, pur essendo un’importante tendenza, altro non è che la punta dell’iceberg. Scopriamo le sottoculture giovanili più in voga dell’epoca.In ogni epoca storica, come dice Simmel, è sempre esistita la moda. E dove esiste una moda, esiste una subcultura. La sottocultura è costituita da un collettività, generalmente di ragazzi, che, per diverse ragioni dissente e non si identifica nella cultura dominante, quella della maggior parte dei membri della società. Spesso, una subcultura giovanile si forma per il forte desiderio di distacco dal mondo degli adulti, che non capiscono e che non vogliono comprendere, per distaccarsi dai genitori e ad affermare una propria unicità, espressa anche in modi estremi, sopra le righe. Abbiamo tutti gli ingredienti necessari alla creazione di una idiocultura, ossia una cultura propria della sottocultura giovanile: ecco che tanti adolescenti vi si rispecchiano, in barba ai valori genitoriali e al buoncostume. Come detto, queste forme differenti di cultura sono sempre esistite. Ma andiamo ad indagare gli anni Sessanta, particolarissima decada storica, per vederne le mode e le sottoculture giovanili più in voga.

1. La sottocultura hippie

Woodstock, 1968: vi dice qualcosa? Siamo di fronte a uno dei più famosi concerti della storia contemporanea. Non solo una questione di musica, ma anche e soprattutto di stile di vita: è proprio da qui che esce alla ribalta il fenomeno hippie. Ma di cosa stiamo parlando? Capelli lunghi e trascurati, abiti larghi, fantasia tie-dye, coroncine di fiori sono sicuramente le risposte più quotate, ma non c’è solo questo. Forme di vita comunitarie, spesso dedite a una liberalizzazione dei costumi sessuali (tornano in auge le orge, per esempio) e delle droghe, come marijuana e LSD, ma anche una prima eguaglianza fra i sessi. Dobbiamo contare, infatti, che molte femministe della seconda ondata aderiscono alla sottocultura hippie proprio per i radicati ideali di parità e di libertà sottostanti ad essa. Fenomeno prettamente americano, gli hippie sono spesso degli studenti universitari fuori sede appartenenti alla middle-class. Questo movimento è diffuso quasi ugualmente fra i due generi e, per l’epoca, ciò può essere considerata una rarità. Difatti, le ragazze, abitando da sole e lontane dalle famiglie, hanno le occasioni e il tempo di sperimentare liberamente nuove usanze, nuove mode, nuove compagnie, esattamente come i loro coetanei del sesso opposto. Nonostante il ruolo perfettamente uguale, fra maschi e femmine, nella comunità hippie, le donne sono quelle più demonizzate dai media. Sono viste come immorali, accusate di promiscuità e di auto-distruggersi, ma tutto questo astio si trasforma presto in empowerment femminile.

2. La sottocultura mod

Eccoci davanti ad una subcultura sconosciuta ai più, ma molto importante: quella mod. Abbreviazione di modernism, non è particolarmente restrittiva: i propri membri possono indossare ciò che credono meglio e spesso non si ritrovano in gruppo. Solitamente, sono preferiti i completi di sartoria italiana, con blazer a tre o quattro bottoni e pantaloni stretti, a sigaretta, accompagnati da scarpe stringate e lucide. Il tutto è completato dall’immancabile cappotto parka verde, con lo stemma della Royal Air Force britannica. Consumatori seriali di black music, i mod sono giovani della working class inglese che decidono di “vivere pulito nelle circostanze difficili“, come spiega Peter Meaden, manager dei The Who. Essi lavorano come impiegati o nella distribuzione di nuovi servizi: lo scarso salario cozza spesso con la passione sfrenata per la moda e per lo status che da essa traspare. Ecco perché spesso i mod sono dipinti come squattrinati: il film Quadrophenia descrive ottimamente ciò nel protagonista, Jimmy. Questo fenomeno non causa grandi dissensi da parte dei genitori, in quanto l’outfit non fa trasparire nulla, se non una particolare attenzione per il proprio aspetto: ecco spiegato il massiccio coinvolgimento femminile. Non è difficile essere una mod: basta vestirsi nel modo corretto, avere il giusto taglio di capelli e frequentare determinati locali. Naturalmente, in sella ad una Lambretta italiana.

3. La sottocultura rockabilly

Eccoci arrivati ai rockabilly, letteralmente le ‘facce da schiaffi’. Fenomeno nato dal divo Elvis Presley, accompagna i ragazzi di un’intera generazione, quella dei baby boomer. Giacche di pelle, scarpe scamosciate, jeans attillati, ciuffi prominenti per i ragazzi; eyeliner pronunciato, rossetto di fiamma, e abiti succinti per le ragazze. Ritenuto sconveniente dalla maggior parte dei genitori (e degli adulti, in generale) a causa dell’abbigliamento non consono, del comportamento provocatorio e della comparsa dei primi tatuaggi, i rockers se ne infischiano. Anzi, spesso risolvono i propri problemi facendo lunghi giri sulle proprie motociclette, un vero must have, e picchiando i mods. Non è ironia, giuro! Molte volte, infatti, i membri di queste due sottoculture, mossi da valori antitetici, si sono aggrediti vicendevolmente in episodi violenti. Qui, diversamente da altre subculture, il ruolo femminile gode di una considerazione antiquata e sessista: una donna è una rocker se e solo se il proprio fidanzato lo è. Inoltre, spesso è calcolata meramente come oggetto sessuale, alla mercé del branco.

4. La sottocultura teddy boy

Completi eleganti, scarpe stringate a suola alta, doppiopetto; ma anche tagli improbabili, calze e cravatte sgargianti e tatuaggi. Questo mix di stili altro non è che la descrizione della sottocultura teddy boy, nata nella working class londinese, alla fine degli anni Cinquanta. La moda opulenta di cui si fanno portatori tradisce la dualità di questo fenomeno: originato dalla povertà, cerca di imitare lo status borghese nell’apparenza. In realtà, spessi ci troviamo davanti a delle vere e proprie gang di teddy boys: ascoltano musica ad alto volume, sono estremamente noncuranti dell’autorità e non è raro sorprenderli in risse. Ecco qua un tentativo concreto di sovvertire la scala sociale, invertendola, scuotendola dal basso, facendo una sua grottesca parodia, dopo il difficile periodo bellico. E’ un fenomeno prettamente maschile, ma non dimentichiamoci delle poche teddy girls esistenti: anche loro seguono il bizzarro codice d’abbigliamento dei coetanei di sesso maschile, ma orchestrando sapientemente il tutto con accessori femminili, come acconciature raccolte elaborate e spille raffinate.

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