La scissione Schopenhaueriana tra arte e volontà riflessa nella pittura di Pollock

La bellezza sprigionata dall’arte e da alcuni fenomeni quotidiani, come il tramonto o l’alba, è talmente immensa che risulta impossibile non arrendersi ad essa. L’arte è comunicazione, e uno dei suoi obiettivi è quello di  condividere un messaggio, suscitare emozioni, dare libertà all’anima dalle pulsioni più profonde, è energia che comunica con la parte più irrazionale della nostra mente.

Da Kant a Platone, da Tolstoj a Schopenhauer, sono numerosi gli scrittori e i filosofi che si sono dedicati alla stesura di opere che analizzassero il rapporto dell’uomo con la potenza coinvolgente dell’arte e il mondo dell’estetica. L’arte ha innegabilmente un forte impatto sulle persone, ognuno reagisce in modi diversi davanti ad un quadro, ad una fotografia, di fronte ad una rappresentazione cinematografica o teatrale: i sentimenti si smuovono, la nostra mente tende a rievocare ricordi e proviamo la cosiddetta “emozione estetica”, uno stato emotivo suscitato da una produzione artistica di qualsiasi tipo. Le emozioni estetiche sono la risposta emotiva a qualsiasi tipo di bellezza, generano una sensazione incredibilmente piacevole, frutto della connessione con ciò che stiamo osservando. Secondo recenti studi psicologici, regioni specifiche del cervello si attivano quando osserviamo un quadro che ci attrae, e si nota un maggiore afflusso di sangue al sistema cerebrale:  effetto simile che accade quando si guarda la persona amata. Il nostro cervello mette in atto meccanismi non ancora del tutto intuitivi, cioè attiva una classe di neuroni, definiti a specchio, e le emozioni trasmesse da un’opera d’arte attraverso la tensione muscolare e le espressioni facciali dei suoi protagonisti si riflettono nella corteccia cerebrale degli osservatori. Il cervello si sofferma sulle linee, sulle forme e sui giochi di colori, è attratto dalla luce del quadro, dai chiaroscuri, e il lettore è spinto ad immaginare i movimenti compiuti dalla mano che reggeva il pennello, dalla forza impressa sulla tela, dal movimento delicato del braccio e del polso. Davanti ad una qualsiasi forma d’arte, ognuno proverà sensazioni diverse, ma il messaggio sarà universale.

I deliri artistici di Jackson Pollock

Il meccanismo cerebrale dei neuroni a specchio potrebbe spiegare perché siamo attratti da dipinti che non sembrano avere nulla a che fare con il mondo reale. Di fronte ad un quadro di Jackson Pollock, ad esempio, ci sforziamo di comprendere che non ci troviamo di fronte ad un ammasso confusionario di schizzi di pittura, bensì di fronte ad un’esplosione di movimento ed energia creativa perfettamente equilibrata. A prima vista si può pensare che un’opera alla Pollock possa farla chiunque, ma, come spesso si dice, “l’arte è ciò che avresti potuto fare anche tu, ma non hai fatto”. La genialità di Pollock è stata nel non aver imitato nessuno ed essere stato il primo a saper congelare tutte le emozioni in un singolo istante: per osservare un quadro dell’artista, bisogna lasciare i preconcetti a casa, soffermarsi ad osservare il dipinto e immaginarsi l’esatto istante del raptus artistico.

One: Number 31”, Jackson Pollock, 1950: improvvisazione del jazz, nel quale una colata di colore nero unisce le note che il pianista suona sui tasti neri e bianchi.

Schopenhauer e l’arte come quietivo della volontà

Lo scopo dell’arte non consiste nella bellezza in sé, ma nell’abilità di evocare gli stati più elevati dell’essere. Arthur Schopenhauer, uno dei maggiori pensatori del XIX secolo, nella sua più celebre opera “Il mondo come volontà e rappresentazione”, individuò una forza che spinge l’uomo a volere sempre di più: la volontà, un principio unico e irrazionale, un impulso cieco che caratterizza la vita di ogni uomo, una forza insaziabile che lo spinge a desiderare ancora e ancora. L’uomo è consapevole della propria condizione, e ne soffre: volere equivale ad avere un’estinguibile sete di aspirazione. Così entra in gioco l’arte, la quale ha una funzione catartica, spazza via il pessimismo che ci fluttua attorno e aiuta a liberarci momentaneamente dalle pulsioni e dagli impulsi negativi. La pittura non programmata di Pollock, con i suoi dipinti carichi di energia, forza e tensione, rispecchia perfettamente questa concezione: l’arte che libera il singolo dal proprio asservimento alla volontà per buttare fuori le idee nella loro purezza.

Arthur Schopenhauer

                                                              Rosanna Sapia

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