Un batterio qualunque

Il Bacillus sphaericus non rientra tra i batteri che potremmo definire unici. Le sue caratteristiche fisiche sono semplici: forma bastoncellare, gram positivo e forma endospore come milioni di altri batteri. Nonostante questo, esistono numerosi microrganismi che hanno resistito alla prova del tempo, ma pochi ci sono arrivati geneticamente intatti. Per questo motivo, quando un team di scienziati riuscì ad isolare e a coltivare, un B. sphaericus vecchio di 40 milioni di anni, lo scetticismo dilagò. Il batterio in questione risulta per gli insetti l’equivalente di Escherichia coli per l’uomo: importante per la digestione e per il sistema immunitario. Nello stesso periodo in cui i ricercatori annunciarono le loro scoperte, Steven Spielberg annunciò l’uscita del film: ‘Jurassic Park’.

La scoperta

Era il lontano 1995, quando il Dr. Raùl Cano, microbiologo del politecnico della California, e la sua studentessa Monica Burocki hanno fatto la scoperta. I due ricercatori sono stati in grado di rimuovere una Proplebia dominicana completamente intatta da un pezzo indurito di ambra. Inoltre, in condizioni di sterilità, è stato possibile rimuovere alcuni batteri dall’intestino dell’ape. Successivamente i microbi sono stati coltivati, e con grande stupore, sono apparse delle colonie di B. sphaericus.

La risposta tipica ad una simile notizia è lo scetticismo. Comprensibile, dal momento che pare inverosimile immaginare che ogni forma di vita potrebbe eventualmente sopravvivere per milioni di anni. Tuttavia, oltre al fatto che il Dr. Cano e la sua squadra sostengono di aver preso ogni precauzione per mantenere il loro ambiente di lavoro completamente asettico al fine di evitare contaminazioni da qualche altra forma microbica, ci sono altre ragioni per cui questa vicenda risulta plausibile.

L’ambra è un termine utilizzato per definire la resina fossile

Un letargo durato milioni di anni

Una spora è una struttura dormiente, dura e non riproduttiva di alcuni batteri. Si tratta di un rivestimento proteico: per lo più cheratina, che conferisce la resistenza. La sua formazione è innescata da condizioni ambientali sfavorevoli, come la mancanza di nutrienti. Esistono diverse tipologie di spore: i gram positivi, come il nostro B. sphaericus, tendono a formare endospore. Chi ha studiato greco e latino avrà già intuito che la peculiarità di questo meccanismo di difesa è l’essere prodotta all’interno della cellula. La spora contiene il minimo indispensabile per la sopravvivenza: DNA cromosomico, ribosomi ed altri enzimi, ma non è metabolicamente attivo. Le endospore consentono alla forma microbica di resistere per lunghi periodi di tempo, perfino milioni di anni. Quando l’ambiente torna favorevole, la cellula può riattivarsi allo stato vegetativo. Questo spiega come i battteri dell’ape siano arrivati fino a noi.

Ciclo di formazione di un’endospora

Un concetto (fanta)scientifico

Purtroppo questo sistema è applicabile solo per i batteri, i quali riescono ad isolare il materiale genetico e portarlo ai giorni nostri inalterato. Il DNA di dinosauro, contenuto ad esempio in una zanzara intrappolata nell’ambra, non ha  la stessa fortuna. Infatti abbiamo già trovato materiale genetico preistorico, ma per lo più deteriorato. Un’altra problematica è la frammentazione dell’ipotetico genoma: un vero e proprio puzzle nucleotidico, senza la possibilità di confrontare il nostro risultato con quello sulla scatola. Nella pellicola, questi problemi, sono sviati riempiendo le lacune con DNA di rana ma non produrremmo altro che un ‘ranosauro’: un ibrido, il cui embrione non riuscirebbe neppure a svilupparsi a causa della distanza tra le specie.

La differenza tra realtà e finzione è proprio questa: da un lato abbiamo un organismo unicellulare, pochi e semplici geni di una specie che, tra le altre cose, esiste ancora, dall’altra un essere vivente pluricellulare, frutto di un’intricata combinazione di geni che si  attivano e disattivano al momento giusto, coordinandosi con precisi stimoli ambientali per formare un embrione. Quindi l’umanità continuerà a riportare in vita esseri di epoche lontane, anche se queste potranno essere viste solo su un vetrino e non in uno zoo.

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