La religione degli atei: il punto di vista di Pasolini e De André

“Ho sempre pensato che se Dio non esistesse bisognerebbe inventarselo. Il che è esattamente quello che ha fatto l’uomo da quando ha messo i piedi sulla Terra” De André.

 

 

“Storia diversa per gente normale”. Così cantava De André in merito a Pasolini. Entrambi dichiaratamente atei e anticlericali, tuttavia pochi intellettuali del Novecento hanno saputo parlare tanto di fede, carità e cristianesimo come hanno fatto loro. Una religione certamente non canonica, ma che vale la pena osservare.

Pasolini e la sua aspra critica alla Chiesa

Nel nuovo dibattito politico, e critico sulla società nel corso della seconda metà del Novecento, quello sulla Chiesa era certamente uno dei più difficili discorsi da sradicare dalle vecchie credenze. Ma se si parla di controtendenza e innovazione in campo poetico-letterario in questo periodo, il nome di Pier Paolo Pasolini non può che fiorire in modo spontaneo. I soggetti che il poeta ha sempre rappresentato nei suoi testi sono gli ultimi, gli scarti, gli sfruttati, gli oppressi e gli indifesi, ovvero il mondo autentico, pregno di valori antichi e sacri, del sottoproletariato in contrasto con la borghesia. Pasolini stesso ha dichiarato che per lui la persona migliore del mondo è quella che ha massimo la quarta elementare, ovvero una persona che vive al di fuori delle corruzioni del mondo moderno, appartenente quasi a una natura primordiale. Il riscatto sociale che portava avanti la borghesia e la sinistra in quegli anni aveva corrotto il sottoproletariato, lo aveva illuso di poter ambire a una vita migliore, e il boom economico sostituendosi a Dio aveva fatto crescere la convinzione che più oggetti si possedevano, più programmi televisivi si guardavano, più si poteva raggiungere la felicità. Per questo in molte opere del poeta si possono ritrovare non pochi rimandi alla cristianità, perché in un mondo capitalista, che mercifica le persone con lo scopo di omologarle, l’unico messaggio che può salvare l’uomo è quello cristiano, perché è messaggio di fede, solidarietà, carità e soprattutto amore. Una visione critica della società, una vera denuncia della decadenza dell’uomo contemporaneo, che il poeta ha cercato di comunicare in svariate opere come il celebre lungometraggio “La Ricotta”, quarto episodio del film “Ro.Go.Pa.G.”, col risultato di ricevere l’accusa di “vilipendio alla religione di Stato”. Per questo Pasolini non avrebbe mai potuto credere nella Chiesa-Istituzione, perché questa si pone al di sopra del popolo e governa la sua morale, creando tabù e rendendo scandalosa l’umanità. La Chiesa, accecata dalla sete di potere, ha strumentalizzato e controllato le masse, rendendole passive e ignoranti. Il suo compito invece, secondo Pasolini, è prendere per mano gli ultimi e guidarli verso un mondo giusto per opporsi a questo tipo di società che non ha nulla di umano, ovvero la società dei consumi. La stessa opposizione che ebbero i cristiani continuando a pregare quando gli fu imposto di non farlo, ai tempi dei martiri romani. La Chiesa non dovrebbe avere nulla a che fare con lo Stato, ma dovrebbe liberarsi dai dogmi e abbracciare una cultura libera e antiautoritaria, la stessa libertà che Cristo lasciava ai suoi discepoli. La libertà di Pasolini quindi consiste anche nell’allontanarsi da questo tipo di messaggio ecclesiastico e leggere le Scritture interpretandole come i testi più sublimi e rivoluzionari mai realizzati, soprattutto il Vangelo secondo Matteo, omonimo film del cineasta Pasolini.

“Io, per me, sono anticlericale (non ho mica paura a dirlo!), ma so che in me ci sono duemila anni di cristianesimo: io coi miei avi ho costruito le chiese romaniche, e poi le chiese gotiche, e poi le chiese barocche: esse sono il mio patrimonio, nel contenuto e nello stile. Sarei folle se negassi tale forza potente che è in me: se lasciassi ai preti il monopolio del Bene”. Tratto da un breve scritto di Pasolini del 1961 riportato nel libro “Pasolini: cronaca giudiziaria, persecuzione, morte” L.Betti 1977.

Pier Paolo Pasolini e Orson Welles sul set di “La Ricotta”

In qualche modo il poeta era convinto che solo nel sottoproletariato, quel mondo senza modernità, si potesse trovare l’essenza del messaggio cristiano. Ma non era l’unico a pensarlo: la religiosità di Fabrizio De André in effetti va ritrovata nel suo costante contemplamento della bellezza dell’universo e della natura, il sentirsi parte di un tutto, visto che tutto risponde a una logica, un equilibrio, da rispettare. Una bellezza che anch’egli non a caso ritrovava negli ultimi, negli umili, in quelle persone disprezzate dal resto della società, ma che invece avevano colto qualcosa che gli altri ignoravano e che avrebbero sempre ignorato.

La religione anarchica di De André

Per il re degli anarchici, l’idea che possa esistere una sola verità, e un Dio che ha dettato leggi supreme sugli uomini non poteva che essere un’assurdità. “Non intendo cantare la gloria / né invocare la grazia e il perdono / di chi penso non fu altri che un uomo / come Dio passato alla storia”. In questo verso di “Si chiamava Gesù” è esplicitato in modo molto chiaro il suo pensiero di religione e cristianità. Non Gesù il figlio di Dio, onnipotente e miracoloso, ma straordinariamente il più grande rivoluzionario mai esistito, che porta con sé l’unico messaggio (non comandamento) che vale la pena ascoltare: un messaggio d’amore. Gesù compagno degli incompresi, un “ragazzo di vita”, dalla parte di chi soffre e che ama incondizionatamente anche chi lo mette sulla croce. Proprio nel 1970, nello scatenarsi delle lotte studentesche e nel pieno dei forti cambiamenti politici e sociali, De André pubblica “La Buona Novella”. Ispirato ai vangeli apocrifi, è un album interamente dedicato all’analisi dei principali protagonisti dei Vangeli. Questa scelta del cantautore suscitò non poche contestazioni, nonché scandalo, ma non poteva che essere una virtù per un uomo che viaggiava “in direzione ostinata e contraria”. L’obiettivo di De André era proprio quello di eliminare la sacralità dalle vicende dei Vangeli, ma attenzione non con lo scopo di renderle blasfeme o impure ma anzi, di mostrare come nell’umanità delle nostre debolezze, e del nostro coraggio ci sia tutto il divino di cui abbiamo bisogno. Forse un esempio può essere d’aiuto.

 

Fabrizio De André live al Teatro Brancaccio di Roma, 1998

“Il sogno di Maria”

La canzone “il sogno di Maria” racconta l’episodio dell’Annunciazione. Maria è come di consueto nel tempio a pregare di sera, quando appare “l’angelo” (l’Arcangelo Gabriele) per pregare insieme. All’improvviso l’angelo le scioglie le mani in preghiera che subito si tramutano in ali, e insieme iniziano a volare. Volano alti sulla natura, poi più giù fino a perdersi tra il verde degli alberi. Proprio qui succede qualcosa: “e lui parlò come quando si prega/ed alla fine d’ogni preghiera/contava una vertebra della mia schiena”. Tutto fa pensare che guidati dalle parole della preghiera dell’angelo ci fu un vero e proprio rapporto sessuale tra i due. Poi tutto si fa più evanescente, come quando ci si sveglia da un sogno, quello che ci circonda torna a essere razionale, e così Maria si rende conto di essere tornata nella realtà tangibile. Ma quello che ha vissuto non è un sogno qualsiasi, infatti le parole dell’angelo riecheggiano nella sua mente:  “Lo chiameranno figlio di Dio/ parole confuse nella mia mente/ svanite in un sogno, ma impresse nel ventre”. Maria era davvero incinta. La paura, la confusione e lo sconforto sfociano, come è naturale che sia per ogni essere umano, nel più primordiale dei gesti: il pianto. Giuseppe allora comprende lo stato d’animo di Maria, e la sua è una reazione di pura tenerezza, la tenerezza di un vecchio, che non ha bisogno di parole, ma solo di una dolcissima carezza: “E tu piano posasti le dita /all’orlo della sua fronte: /i vecchi quando accarezzano/ hanno il timore di far troppo forte”.

 

“Annunciazione” Leonardo Da Vinci. 1472/75. Olio e tempera su tavola. Firenze, Galleria degli Uffizi.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: