Il Superuovo

La necessaria “lotta tra Bene e Male” giustifica la Liberata e la guerra preventiva in Iraq

La necessaria “lotta tra Bene e Male” giustifica la Liberata e la guerra preventiva in Iraq

Non c’è niente che unisce più di un nemico comune: l’ “Asse del Male”, combattuto dai crociati di Tasso e dall’ex-presidente americano Bush, giustifica, le crociate allora, e la guerra preventiva in Iraq del 2003.

L’11 settembre 2001 si consumò, alla luce del sole, uno dei più gravi attacchi terroristici: nel nome della Jihad, l’Al-Qaeda fondamentalista di Bin Laden, rade al suolo le Twin Towers nel WTC a New York e danneggia buona parte del Pentagono a Washington. Un attacco all’America e all’Occidente tutto, colpevole di aver contaminato, con la sua politica democratica, il progetto divino di un Umma in cui si applica la shari’a. L’allora presidente americano George W. Bush, all’indomani dell’attacco, in ogni suo discorso alludeva alla metafora metafisica della “lotta tra il Bene e il Male”, riuscendo a influenzare la nazione, gli Stati alleati, scrittori e giornalisti di ogni dove. Nella visione simmetrica e distopica di Torquato Tasso, scrittore tardo-rinascimentale, gli attori della Gerusalemme liberata sono impegnati nella Prima Crociata, in cui i Cristiani rappresentanti del Bene, lottano contro i Musulmani, che a questo punto si fanno portavoce del Male, per la presa di Gerusalemme, città contesa e invendicata ancora ai nostri giorni a motivo del conflitto arabo-israeliano.

La “democrazia di Dio”

Nella visione dei cristiani fondamentalisti, la loro è una nazione benedetta da Dio, e ha il dovere morale di diffondere questa forma di governo in lungo e in largo. Gli evangelici protestanti, sostenitori del Partito di Bush, per la prima volta si trovano d’accordo con il ramo del Cristianesimo prima citato. Il nazionalismo, che crede nel primato della propria nazione nella sua legittima egemonia, non dorme più supino, e si risveglia dopo l’11 settembre. Come le legna alimentano il fuoco, questi spiriti alimentarono la politica neo-imperialista del presidente americano Bush. Se tutto fa brodo, ecco fornito l’alibi prima, della guerra giusta in Afganistan, poi della guerra preventiva in Iraq. “Non è un privilegio, ma un obbligo”, così recitava il presente dell’Associazione Nazionale degli Evangelici, trovando riscontro sopratutto nella destra religiosa in toto.

“O voi siete con noi o contro di noi nella nostra lotta del Bene contro il Male”

Come fosse l’esortazione biblica in cui Gesù afferma: “Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me disperde” (Matteo 12:30), Bush si appella agli alleati europei. In un altro discorso alla nazione il presidente la invita a gettare le sue preoccupazioni sulla religione, solo in questo modo la paranoia potrà trovare ristoro.

“Stati come questi e i loro alleati terroristi costituiscono un asse del male, armate a minacciare la pace del mondo.”

Il discorso del 2002 fa riferimento all’ “Asse del Male”. Gli stati canaglia, così si usa dire nel gergo giornalista, come Iran, Iraq, Siria e Corea, sono da combattere con tutte le forze e con l’uso delle armi. Nell’etimologia matematica l’asse non figura più un solo punto (Afganistan), ma un insieme di punti tanto da formare un asse, appunto. La sinistra politica comunque dice no, perché non bisogna nominare il nome di Dio invano, né la “teopolitica” dovrebbe essere un alter ego della teocrazia.

La guerra preventiva

La diplomazia ha fallito. Bisogna estirpare il cancro, la radice del problema del terrorismo, non Osama Bin Laden. Bush era fortemente convinto che a muovere i fili del terrorismo fosse l’Iraq di Saddam Hussein.

  • Primo, perché anche Saddam odia l’America.
  • Secondo, il possesso ingente di armi chimiche pronte ad essere trasferite in Afganistan. In realtà l’intelligence americana non è mai riuscita a fornirne una prova.
  • Terzo, l’impegno diretto del dittatore nel terrorismo. Anche questo senza riscontro.

In realtà l’Iraq era il paese necessario da conquistare per la ricostruzione dell’intera regione, attraverso la democrazia, sinonimo di libertà. Ancora una volta il motivo imperialistico si palesa. I rapporti tra USA e Stati alleati si deteriorano, perché la maggiore sostiene il concetto di una guerra ingiusta. L’america di Bush si scinde per lo stesso motivo. Il presidente canta vittoria pochi mesi dopo, ma l’Iraq è indebolito, non distrutto. La strategia americana è stata insufficiente: non ha bloccato i confini, il che ha permesso all’ “Asse del Male” di spalleggiarsi; l’America si allea con la Mongolia, acerrima nemica del mondo islamico, il che rafforza lo zelo dei musulmani; si favorisce lo stesso Bin Laden, che approfittando della morte di Saddam Hussein e della guerra civile che scoppia l’indomani, trova terreno fertile per Al-Qaeda. Adesso bisogna trovare una “exit strategy” per far uscire i soldati americani minacciati dal sistema.

 

“Cielo” e “Inferno”, Cristiani e Pagani

Torquato Tasso, già presentato, nella sua opera più famosa e più frenetica, non lascia spazio a dubbi o ambiguità: Dio è il corrispondente narrativo del Bene, insieme con tutto ciò che è elemento del suo insieme, i Cristiani quindi. Il concilio infernale, o l’Inferno ha come rappresentanti non solo i musulmani , ma i pagani in generale. Nel poema infatti sono molti i riferimenti ai mostri classici come Plutone, dio infernale, in armonia con L’Eneide di Virgilio e la Commedia dantesca. Tasso che tanto vantò l’unità della sua opera, a motivo dei criteri aristotelici, in realtà contrappone a Dio-uno, una varietà di creature crucche. Secondo una geografia strutturata, la lotta tra Cristiani e Pagani si riduce alla lotta tra Cielo e Terra. La sinestesia contribuisce alla simmetria: quando calano le tenebre, incombono le creature tetre; l’Arcangelo Michele invece, con le sue ali dorate restituisce alla terra il sereno. Tasso propone una lettura politica quando descrive Plutone che non è l’incarnazione del male assoluto ma un padrone spodestato che lancia la sua offensiva. L’opposizione Cristiani-Musulmani, non è così netta, Tasso trova un equilibrio, cosa di cui si rammaricherà, sottoponendo la Liberata a continue attività di revisione, fino al punto di denunciasi da solo all’Inquisizione.  La propaganda cattolica degli stereotipi però sembra crollare, virtù e vizi appartengono sia all’uno che all’altro mondo.

Clorinda e Tancredi

Il caso più emblematico è quello di Clorinda, conosciuta per l’episodio “Tancredi e Clorinda”, guerriera musulmana, dal cuore magnanimo e giusto, ma forse perché in realtà ha origini cristiane che lei stessa ignora. Quando però il suo padre adottivo, Arsete, le rivela il fatto, Clorinda considera l’educazione non come essenziale ma come frutto. Ferita a morte poi da Tancredi, crociato cristiano di cui era in segreto innamorata, gli chiederà di essere battezzata. Tancredi di contro che dovrebbe incarnare tutte le virtù più nobili, quando si trova nella selva incantata per spezzare l’incantesimo del mago musulmano, è vinto dalla paura: spezza un ramoscello e immediatamente dal cipresso esce il sangue insieme con la voce illusoria di Clorinda. I pixel si sono ingranditi e adesso non riusciamo a distinguere nettamente il Bene e il Male. E il caso dell’eroina e dell’eroe non è così isolato.

Tirando le somme

Tirando le somme, dopo aver fornito delle prove che scardinano la visione simmetrica e netta di Tasso, dobbiamo fare un’altra distinzione. Islam non è sinonimo di islamismo. Il primo è una fede, il secondo un movimento politico. I musulmani non sono tutti radicali, fondamentalisti e terroristi, anzi c’è chi ha un’ideologia moderata che celebra la natura democratica e non quella dittatoriale; chi ha a cuore i diritti umani e rifiuta lo scontro con la civiltà occidentale. La conoscenza ci aiuta a sviluppare un senso critico nei confronti di qualsivoglia questione, che aiuta ogni individuo a non avere paraocchi, a vedere mille sfumature di grigio, ad abbattere i pregiudizi e gli stereotipi che alimentano odio e lotte, favorendo la pace e l’armonia, quantomeno quella interiore.

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