Carnivori ed erbivori che convivono pacificamente, amori che vanno oltre la propria razza e una lotta continua tra istinto e ragione. Nietzsche ne sarebbe stato affascinato, confermando, in parte, le proprie teorie.

L’opera di Paru Itagaki si differenzia nel mondo degli shonen grazie a una profonda presenza filosofica che si nasconde dietro una più lampante lotta tra istinto e ragione. Non c’è solo questo ma molto di più e Nietzsche può farci capire cosa.
Degli studenti un po’ animaleschi
Nell’istituto Cherryton gli studenti non sono i classici ragazzini a cui siamo abituati nelle varie serie giapponesi ma bensì degli animali antropomorfi divisi in due categorie: carnivori ed erbivori. La convivenza di queste due specie risulta di primo acchito un qualcosa di normale per lo spettatore essendoci tutti abituati a numerose serie tv internazionali con la presenza di personaggi con tali fattezze (basti pensare all’acclamato Bojack Horseman) ma ciò che si evince fin dai primi minuti è tutt’altro. I carnivori cercano di vivere una vita normale in armonia con gli erbivori ma a costo di dover sopprimere i propri istinti naturali, cosa che non sempre risulta semplice, ad esempio, al protagonista Legoshi, un lupo grigio membro della compagnia teatrale come addetto alle luci che cerca in ogni modo di nascondere la propria forza apparendo agli occhi di tutti come un “ragazzo” timido e impacciato. Il consumo di carne è vietato all’interno della scuola e nella società in generale, con la possibilità di reperirla solo attraverso il mercato nero o … l’omicidio. E’ attraverso la morte di uno studente, l’alpaca Tem, che tutto prende inizio, portando a una tensione costante e crescente tra erbivori e carnivori, quest’ultimi evitati e bistrattati dalla controparte più debole. E’ proprio attraverso questo evento e alle conseguenze future che Nietzsche avrebbe strizzato l’occhio a Itagaki per poi servirsi di una favola in particolare: quella degli agnelli e delle aquile.
Il ribaltamento sociale dell’agnello sull’aquila
Nella favola in questione vi è un agnello indifeso che, alzando lo sguardo al cielo, scorge un’aquila volargli sopra la testa, temendo perciò per la propria vita essendo lui stesso consapevole della propria inferiorità fisica. L’aquila, d’altro canto, continua a volare spensierata e alla vista dell’agnello sa che se solo lo volesse potrebbe ucciderlo per nutrirsi. In questo caso l’aquila viene considerata come un animale positivo, esprimendo la volontà di potenza come aggressività. L’agnello, al contrario, esprime la volontà di potenza in maniera difensiva attraverso l’istinto di sopravvivenza. Questa situazione porta gli agnelli a desiderare la prestanza fisica dell’aquila ma, consapevoli che ciò non potrà mai avvenire, li giudicano come malvagi, considerandosi a loro volta come buoni. E’ da questo momento che i deboli si uniscono, spalleggiandosi e difendendosi a vicenda contro i forti che, per natura, tendono ad allontanarsi gli uni dagli altri. Non è però da concepire la superiorità numerica come vittoria sull’aquila ma la capacità di negare a quest’ultima la sua forza. La loro affermazione prevede perciò una negazione degli altri, generando la morale come risultato di forze reattive, quindi secondarie. Attraverso questa favola viene spiegata la morale degli schiavi. Per poterla cogliere al meglio basterà analizzare le vicende di alcuni personaggi all’interno dell’istituto Cherryton.

Il cervo rosso
Louis rappresenta una delle figure cardine dell’opera. Studente del terzo anno, Louis è un cervo rosso e fiore all’occhiello della compagnia teatrale dell’istituto che aspira a diventare la futura Beastars, ovvero la figura più influente della scuola. E’ l’erbivoro più rispettato dagli altri studenti e, nonostante sia pienamente consapevole della propria fragilità fisica, riesce a sfoggiare un carattere forte e determinato anche davanti a qualunque carnivoro. Rappresenta appieno la ribalta sociale del più debole ma la sofferenza della propria mancanza di forza lo spinge a istigare Legoschi a manifestare la propria natura, come a voler sottolineare la colpa che il carnivoro ha per la propria forza, obbligato a tenerla sotto controllo sia per la legge (è illegale per un carnivoro mostrare i canini a un erbivoro) sia per non perdere il controllo della ragione a favore del proprio istinto animalesco. La cultura dominante censura gli istinti vitali semplicemente perché li teme, nonostante non abbia alcun diritto di negare l’esistenza all’istinto.
Temo che gli animali vedano nell’uomo un essere loro uguale che ha perduto in maniera estremamente pericolosa il sano intelletto animale: vedano cioè in lui l’animale delirante, l’animale che ride, l’animale che piange, l’animale infelice.
Friedrich Nietzsche, La Gaia Scienza, 1882.
La lotta tra istinto e ragione
Il lupo grigio Legoshi manifesta fin da subito difficoltà nel riuscire a frenare i propri istinti da cacciatore e già dal primo episodio si lascia assalire dalla sete di sangue rischiando di sbranare Haru, una coniglietta nana di cui in futuro si innamorerà. L’assalto si interrompe solo per merito di un terzo studente che, dalla lontananza, chiama Legoshi, facendolo rinvenire e permettendo ad Haru di fuggire. Secondo Nietzsche, l’istinto, essendo più primordiale rispetto alla ragione, può essere percepito come più valido e potente, tuttavia non racchiude tutta la complessità che scaturisce dalla mente umana. E’ inutile illudersi che una vita istintiva sia da considerarsi più felice di una vita riflessiva o etica. Quando lo è, lo è in modo incosciente. L’animale non si chiede come dover essere felice. Quando si vuole porre in contrasto istinto e ragione si genera a sua volta una contraddizione per il semplice fatto che l’atto in sé del contrasto necessita di raziocinio e il non accettare tale situazione può generare nell’uomo sofferenza nel vivere i propri istinti, non riuscendo a comprenderli e a controllarli.

