L’importanza del linguaggio

Come tutti sappiamo, secondo Freud, la maggior’ parte dei sogni che facciamo sono manifestazione del nostro inconscio e dunque interpretabili attraverso un’attenta e lunga analisi. Il linguaggio adottato dai nostri sogni ci è dato da quello che egli stesso chiama lavoro onirico, ovvero la forza che trasforma e nasconde i contenuti latenti del nostro inconscio in contenuti manifesti. Una caratteristica del lavoro onirico è la condensazione, ovvero il raggruppamento di più informazioni in un unico oggetto/corpo. Ciò avviene anche per quanto concerne il linguaggio e le parole da esso utilizzate, più parole possono convergere in una sola, la quale può, all’interno del sogno, contenere un duplice significato: può voler’ dire sia il suo significato base, ma anche il suo opposto, sta poi a noi interpretarla nel modo corretto. Il linguaggio è importante anche nelle interpretazioni che lo stesso sognatore ci da, dal momento che da quello ci vengono le prime informazioni per interpretare al meglio il sogno. Un’affascinante analogia tra sogno e linguaggio ci viene data dall’evoluzione del linguaggio, partendo già da tempi piuttosto remoti, vediamo più a fondo la questione.

Una parola e due significati opposti

Prendiamo, ad esempio, la lingua egizia nella sua antichità. Spesso le parole uniche, in senso di singole, prese da sole, avevano due significati opposti, e per dare la giusta informazione queste venivano accompagnate da una specifica gestualità ed intonazione. Vediamo un esempio che lo stesso Freud ci fornisce. La parola Ken nell’antico Egitto stava a significare sia ‘forte’ che ‘debole’, creando quindi questa contrapposizione di cui parlavamo poc’anzi. Nella scrittura, per simboleggiare l’aggettivo ‘forte’, la parola Ken era accompagnata da un disegno di un omino in piedi, mentre invece per il suo contrario, ‘debole’, veniva raffigurato un uomo negligentemente accovacciato. In greco, φαρμακός (pharmakòs), voleva dire sia ‘veleno’ che ‘cura’. Così può verificarsi lo stesso nei sogni: una parola detta o sentita potrebbe significare ugualmente se stesso ed il suo opposto, a causa del lavoro onirico, il quale preme per nasconderci i contenuti latenti del nostro inconscio; insomma, cerca di depistarci. A proposito di questo, è doveroso citare Karl Abel, compositore tedesco, ed il suo scritto ‘Significato opposto delle parole primordiali’. Qui il nostro compositore ci rivela una quantità industriale di parole ambivalenti. ‘Altus’, in latino, significa sia ‘alto’ che ‘profondo’, ‘sacer’, sia ‘sacro’ che ‘sacrilegio’. Parole aventi la stessa radice ma di significato opposto, come ‘clamare’ (gridare) e ‘clam’ (silenziosamente), ed anche parole di lingue diverse ma affini, quali il tedesco e l’inglese, esempio: ‘lock=chiuso’, in inglese, ‘lucke=apertura’, in tedesco. Altre parole, invece, contengono l’opposto già al loro interno, come ‘without’, adoperato per ‘senza’, in inglese, ma che sicuramente ha la sua accezione di privazione, come si vede da altre parole come ‘withdraw’, che significa ‘ritirare’. Karl Abel ci riporta, inoltre, esempi di parole le cui lettere vengono invertite, ma che conservano uno stesso significato, come ad esempio: ‘topf=pentola’, in tedesco, che si dice ‘pot’ in inglese, oppure ‘boat=barca’, in inglese, tradotto in tedesco sarebbe ‘tub’. Riporterò un ultimo esempio, dal momento che non dobbiamo perdere l’occhio l’utilità di tutte queste informazioni, tra lingue più distanti nel tempo, ovvero il latino ed il tedesco, vediamo come ad esempio ‘afferrare’ si dica ‘capere’, in latino, e ‘packen’, in tedesco, così come la parola ‘rene’, si traduce in ‘ren’ per il primo, e ‘niere’ per il secondo.

Le parole ci ingannano nei sogni?

Benché nei sogni, come lo stesso Freud afferma, i discorsi siano più difficili da ricordare e da attuare, essi ci sono. Quando ci si presentano, però, vuol dire che il ‘lavoro onirico’ sta cercando a tutti i costi di mascherare qualcosa che non vuol farci sapere, ed utilizza meccanismi analoghi o del tutto identici a quelli che si presentano per il significato delle parole viste in precedenza. A volte capita di non riuscire a percepire bene una parola o un’intera frase, nel sogno, ed è proprio lì che ci scontriamo con la resistenza del lavoro onirico. Altre volte, invece, ascoltiamo parole che, da svegli, ci sembrano poi assolutamente non pertinenti a nulla, senza però valutare anche il suo opposto. Un esempio molto affascinante di inganno del lavoro onirico ci viene descritto dallo stesso Freud ne ‘l’interpretazione dei sogni’.

Sigmund Freud a lavoro (1900 ca.)

‘Il sognatore racconta di aver estratto una signora (ben individuata, a lui conosciuta) da dietro il letto. Egli trova da sé, con la prima cosa che gli viene in mente, il senso di questo elemento onirico. Sta a significare che egli preferisce questa donna.’ Com’è arrivato il paziente a questa conclusione, che ci sembra così assurda? E soprattutto, Freud è un pazzo ad aver concordato col paziente? Capiamolo. Dobbiamo, innanzitutto, renderci conto che i pazienti di Freud erano prevalentemente tedeschi, e che quindi adoperavano la lingua madre del loro paese. In tedesco, ‘estrarre’ si traduce in ‘hervorziehen’, mentre invece, la parola ‘preferire’ è ‘vorziehen’. Queste due parole, identiche non solo per la radice ma pressoché uguali anche per la loro fonetica, erano state scambiate dalla forza del lavoro onirico, adoperante qui un processo di deformazione, per celare al sognatore, al quale, concludiamo, facciamo i nostri umili complimenti per la brillante intuizione, il suo impulso sessuale verso questa determinata donna. Perché dite? Era un uomo sposato.

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