Gli Stati Uniti d’America, oggi grande potenza economica mondiale, hanno vissuto, meno di un secolo fa, una crisi storica, dalla quale però sono riusciti a risollevarsi grazie a Roosevelt che idealizzò il New Deal, e Charles Ebbets ce ne dà una dimostrazione con la sua celebre fotografia: Lunchtime atop a skyscraper.

Quel senso di vuoto
Undici operai seduti su una trave e sorretti dal nulla, proprio quel vuoto che pervadeva le loro tasche, le loro tavole e il loro futuro. Loro non sono preoccupati, lo si percepisce dai volti, segnati dalla fatica e abituati al pericolo. Mangiano, bevono (molto probabilmente qualcosa di forte che dia loro sostegno), e chiacchierano, come se nulla fosse.
Dal sessantanovesimo piano del grattacielo della General Electric, al Rockfeller Center, possono ammirare la grandezza dell’America, scalfita però dalla Grande Depressione del 1929, quel Big Crash che risultò fatale a milioni di persone.
La Prima Guerra Mondiale aveva causato il calo della produzione nel settore agricolo europeo, facendo così sviluppare quello americano, tanto che molti agricoltori si indebitarono pur di acquistare attrezzature migliori. La ripresa delle attività nel vecchio continente mise in difficoltà le aziende statunitensi, che per mediare alla sovrapproduzione decisero di distruggere tonnellate di derrate, ma fu tutto inutile. Si dovette ricorrere al licenziamento di migliaia di operai, facendo così aumentare a dismisura la disoccupazione, e di conseguenza la domanda sul mercato.
La Borsa di New York, dopo un periodo di speculazione finanziaria, registrò un notevole ribasso del valore dei titoli, in quanto le aziende non possedevano più un livello di prosperità corrispondente alle alte quotazioni delle loro azioni. Il 24 ottobre 1929, il giovedì nero, gli operatori finanziari vendettero più azioni possibili, pur di liberarsi di qualcosa che perdeva valore costantemente.
La produzione industriale negli USA diminuì del 45%, facendo così aumentare il numero dei disoccupati: da 2 milioni (nel 1929) a 17 milioni (nel 1932). Dove alloggiava tutta questa gente senza un dollaro? Nelle HooverVille, baraccopoli che vennero sprezzantemente denominate come il presidente americano, Herbert Hoover.

Il New Deal per una nuova America
Alle elezioni presidenziali del 1932, il popolo americano scelse ampiamente di affidarsi al democratico Franklin Delano Roosevelt, che vinse 472 grandi elettori su 531. Roosevelt capì immediatamente che bisognava cambiare rotta rispetto al liberismo, che aveva dominato l’economia statunitense per decenni. Per fare ciò si circondò di una squadra di esperti, detta Brain Trust, con la quale decise di utilizzare nuovi metodi. Scelsero di andare incontro ad un deficit nei conti dello Stato, pur di trovare le risorse necessarie a far ripartire l’economia.
Il fulcro intorno al quale si strutturava il New Deal era il fatto che lo Stato dovesse intervenire nella vita economica americana. Vennero realizzati numerosi lavori pubblici, dei quali grande importanza ebbero le grandi dighe che permisero lo sfruttamento idroelettrico del fiume Tennessee. Già nel 1994, 4 milioni di persone trovarono lavoro. In ambito agricolo si offrirono una serie di sussidi ai contadini disposti a ridurre la loro produzione per far risollevare i prezzi dei prodotti.
Il riassorbimento della disoccupazione causò una graduale ripresa della domanda di beni di consumo, facendo aumentare di conseguenza l’offerta. Nel momento in cui si riprese l’economia, si dovettero stanziare nuove tasse per recuperare il deficit iniziale.
La genialità del presidente americano, oltre che nell’idealizzare il New Deal, si mostrò nei suoi celebri discorsi dal caminetto, nei quali, attraverso la radio, con il cuore e le parole tranquillizzava i suoi cittadini.
Il capitalismo che tocca il cielo
Nel 1932 Charles Ebbets, fotografando quegli operai, realizzò un’icona, ancora oggi molto significativa. Gli avevano chiesto qualcosa di epico, che parlasse newyorkese, che mostrasse al mondo che la crisi era alle spalle, e che l’America era pronta a toccare il cielo a suon di investimenti e grattacieli.
Quegli undici lavoratori, armati all’ora di pranzo con scatole e sigarette, trasmettono all’osservatore un senso di serenità e angoscia allo stesso tempo. E se fossero caduti? Proprio come la Borsa qualche anno prima. I più ottimisti ci leggono potere, ricchezza, maestosità, mentre i più pessimisti ci vedono rischio e paura. Sta a voi scegliere da che parte stare.
L’esperienza negativa della Grande Depressione ha inspiegabilmente rilanciato con forza gli Stati Uniti d’America, e pare strano a noi italiani, che per molto meno dobbiamo attendere decenni, fino a rassegnarci. Questa è, da parte degli yankee, una lezione magistrale di ripresa, sia in ambito economico che sociale: un presidente intraprendente con un’idea coraggiosa, i protagonisti di questa triste storia con un lieto fine.