Jack e Rose sono un esempio di amor cortese? La risposta di Andrea Cappellano

Nonostante sia passato quasi un millennio da quando Andrea Cappellano scrisse il “De Amore”, i suoi contenuti possono ancora rivelarsi utili nella vita e soprattutto nell’arte per la creazione di film capolavoro.

Jack (Leonardo DiCaprio) e Rose (Kate Winslet) in una scena iconica del film

Era il 1997 quando “Titanic” usciva nelle sale di tutto il mondo, imponendosi come uno dei film di maggior successo della storia grazie a un record di nomination a vari oscar, molti dei quali poi vinti (facendo anche qui un nuovo record), e di incassi al botteghino, rimanendo per diversi anni il film col maggiore incasso nella storia. Questo successo deriva da diversi fattori, fra i quali la regia scrupolosa di James Cameron, le interpretazioni magistrali, come quella storica di Leonardo DiCaprio, e le musiche eccelse di James Horner. Ma su tutto questo, quello che si impone e che resta impresso maggiormente è la storia d’amore tra i protagonisti, Jack Dawson e Rose DeWitt Bukater, storia talmente emotiva da far diventare la coppia uno degli esempi iconici di amore, quasi al pari di Tristano e Isotta o Romeo e Giulietta. Eppure, anche se queste storie sono distanziate l’una dall’altra da quasi mezzo millennio, trovano grandi punti in comune non solo nel loro finale drammatico, ma in tutto lo svolgimento del rapporto amoroso fra uomo e donna. E se tutto ciò è possibile questo è merito della grande influenza di un testo, elaborato nel XII secolo ma i cui insegnamenti rimangono validi, come dimostra “Titanic” stesso, ancora oggi.

Il “De Amore”

Il testo in questione, come già accennato, è il “De Amore” di Andrea Cappellano. Questi fu, come suggerisce il nome, cappellano presso la corte di Maria di Champagne, una delle figlie del Re Luigi VII, attorno ai primi anni del ‘200. Proprio la frequentazione di tale corte, probabilmente, ispirò al Cappellano la creazione di un’opera che spiegasse per filo e per segno le pratiche amorose in atto a quei tempi in tutte le corti d’Europa. I primi due libri si concentrano su questi aspetti dell’amor cortese, esplicitando ogni pratica da seguire per giungere all’obiettivo agognato, ossia il congiungimento fisico tra i due amanti, mentre il terzo, quasi in modo contraddittorio, si lancia contro le pratiche dell’amore extraconiugale e carnale per elogiare apertamente l’amore coniugale e vituperare ogni pratica atta al piacere fine a sé. Com’è possibile una tale contraddizione? La risposta sta nella feroce censura della Chiesa, che certo avrebbe condannato Andrea Cappellano e la sua opera, i cui contenuti erano contrari a ogni forma di rapporto approvata dal cristianesimo, e il francese, conscio di questo (in fin dei conti era anch’egli uomo di chiesa), si era sforzato di creare un terzo libro dove il contenuto dei due precedenti veniva negato e quasi preso a esempio negativo e da non seguire, mentre ora si esponeva finalmente la “verità” e il giusto amore apprezzato da Dio e dalla Chiesa. Il lettore accorto però si accorgerà ben presto che gli unici libri da prendere in considerazione sono in realtà solo i primi due, frutto degli sforzi del Cappellano di creare scenari verosimili e allo stesso tempo reali, in modo da offrire ai suoi lettori degli esempi e delle regole da seguire per avere dei risultati assicurati. Secondo il francese, l’amore ideale, il Fin d’Amor, consiste in un rapporto extraconiugale fra un uomo e una donna di rango sociale superiore rispetto al pretendente. Questa disparità aveva una funzione molto semplice, ossia far sì che l’uomo divenisse completamente sottomesso alla volontà e all’amore femminile, sia dal punto di vista sociale, esterno, che da quello spirituale, interno, basandosi sotto questo punto di vista al fenomeno del vassallaggio: come un signore governava e decideva i destini dei suoi vassalli terrieri, così la signora governava i cuori e i destini dei suoi vassalli spirituali, a cui l’uomo doveva, come nei confronti del suo signore, obbedienza assoluta. Una volta quindi che l’uomo aveva scelto una sua donna, aveva inizio la seduzione, quasi interamente nelle mani del maschio, che, secondo una serie di riti, doveva attirare l’attenzione della donna, la quale dal canto suo aveva solo l’obbligo di rispondere a ciò che faceva l’uomo. In tale fase aveva importanza fondamentale lo sguardo, considerato punto centrale del pensiero di Andrea Cappellano sin dall’inizio poiché la scelta della donna avveniva proprio tramite una selezione fisica; per cui, osservando, questi sceglieva la donna che più lo aggradava. Adesso invece tocca alla donna utilizzare lo sguardo, per entrare quasi in una sorta di contatto muto con l’uomo e dargli la sua conferma e la sua approvazione oppure rifiutarlo. Se la donna approvava, si passava a nuovi riti sempre più intensiche culminavano nello scambio di effusioni amorose (baci, carezze, ecc.), seguite infine dall’atto vero e proprio, punto di arrivo della relazione, oltre il quale non vi era più nulla.

Paris, Bibliothèque Nationale de France. Ms. fr. 95 (XIII sec.), f. 24 v. Frau Minne trafigge con una freccia il cuore dell’amante

Una storia d’amor cortese moderna

Per comprendere appieno i collegamenti fra un film del 1997 e un trattato d’amore del pieno medioevo è necessario ricordare a grandi linee la trama del film in questione, soffermandoci su alcuni punti d’interesse. “Titanic” parla della storia d’amore fra un povero artista giramondo, Jack, e Rose, una donna dell’alta società: sin da subito risalta quindi il divario sociale fra i due, con l’uomo nettamente inferiore rispetto alla donna; Rose inoltre è legata a un uomo, Caledon Hockley, da fidanzamento ufficiale, per cui il rapporto fra Jack e Rose sarà interamente un rapporto adultero; nel periodo che i due amanti passano insieme tale rapporto si evolverà presto attraverso diversi stati, partendo da un’amicizia ma divenendo in breve tempo un gioco di sguardi, complicità e amoreggiamenti alle spalle della famiglia e del fidanzato di Rose, fino a culminare nel vero e proprio amore fisico. Per concludere, la storia termina in tragedia, col naufragio del Titanic e il dramma finale fra Jack e Rose, che fa sì che il rapporto fra i due non giunga mai a una vera e propria realizzazione definitiva e coniugale. Si notino quindi tutti questi punti in comune, a partire dalla disparità sociale fra Jack e Rose: Jack si innamora della nobildonna dal basso della sua condizione di artista bistrattato (e anche nel Medioevo l’artista, con rare eccezioni, apparteneva agli strati più umili della società), e solo grazie alla forza del suo amore dirompente riesce a rompere queste barriere sociali, complice anche il comportamento ribelle di Rose nei confronti degli obblighi del suo ceto (che rappresenta a sua volta la crisi e il successivo crollo di un sistema di valori borghese in vigore fino all’Ottocento e che solo a inizio Novecento comincia a traballare); in seguito è da notare l’evoluzione del rapporto tra i due, rapporto che nasce attraverso intensi sguardi e che presto si evolve in scappatelle, serate assieme, effusioni, e infine giunge al fruimento vero e proprio, culmine del rapporto, oltre il quale non vi può essere nulla, esattamente come voleva Cappellano. Questo per l’autore medievale era dovuto a un fattore molto semplice: la donna era già sposata, esattamente come Rose era fidanzata, perciò erano impossibili nuove relazioni a discapito di quelle ufficiali, e inoltre le posizioni elevate e i ruoli di importanza o rappresentanza sociale rendevano impossibili fughe avventurose per cercare una nuova vita assieme.

Jack e Rose nella celebre “scena dell’auto”, dove si consuma il rapporto fra i due

Amore e Onore

La divergenza fra la visione amorosa di Jack e Rose con quella del “De Amore” però non tarda ad arrivare se si mette in gioco un elemento fondamentale della vita medievale, ossia l’onore. Per Cappellano l’onore deve sempre essere alla base della vita di ogni uomo e donna, indipendentemente dal loro status sociale, per cui anche l’umile amante e la nobildonna devono essere parimenti sottoposti all’onore, anzi loro più degli altri visto che in questi scorre lo spirito amoroso, che eleva gli uomini e permette di giungere a nuovi picchi di onestà e felicità. Essere onorevoli significa avere diritto a consumare il proprio amore adultero, a patto che questo non venga scoperto: Cappellano è a favore di questo tradimento, poiché non vuole privare uomini e donne della felicità che spetta loro (infatti, soprattutto nei ceti elevati, il matrimonio era solo una pratica effettuata per creare legami a scopi economici o politici, per cui gli sposi raramente giungevano ad amarsi); sta al loro ingegno però non venire scoperti dal signore, il marito della donna, poiché altrimenti ne nascerebbe una grande vergogna, sia per la donna ma soprattutto per il signore, e procurare vergogna al proprio marito è la cosa meno onorevole che si possa fare. Mentre quindi coppie come Tristano e Isotta o ancora meglio come Ginevra e Lancillotto sono considerate esempio di grande onore, al contrario Jack e Rose peccano in ciò a causa della tracotanza di Rose, che preferisce, in un moto di ribellione ai valori borghesi che a inizio Novecento stavano entrando in crisi, abbattere le barriere sociali che la dividono da Jack e inserirsi, per restarci, nel mondo dell’amato, governato dall’astuzia e dalla disonestà tipica della gente povera e disperata, e laddove un cavaliere avrebbe impedito alla sua dama di entrare in un mondo così sporco e corrotto, Jack invece la incoraggia e la guida. Da non dimenticare inoltre come Rose annunci pubblicamente alla famiglia e al fidanzato il suo amore per Jack, mentre il Cappellano prescriveva assoluta segretezza, e addirittura di voler abbandonare Caledon per passare la vita col povero artista, venendo meno quindi al principio di onore verso il proprio “signore”.

“Arthur’s Tomb” di Dante Gabriel Rossetti (1860)

La morte dell’amor cortese e la sua immortalità

I punti di contatto sono molti, in primis il valore dello sguardo, ma anche la sudditanza nei confronti della donna; basta però il crollo dell’ideale di onore precedentemente visto per far sì che il sistema di amor cortese venga meno, aprendo le porte a un nuovo ideale, quello dell’amore moderno, che nonostante le molte continuità col precedente sistema, presenta ora un nuovo impianto basato sull’eguaglianza tra uomo e donna. E se ci si pensa pochi minuti si ci renderà conto di quanto questo sistema, per quanto di recente imposizione, sia ormai così profondamente radicato in noi da rendere impossibile pensare a una coppia di innamorati in cui una delle due figure sia sottomessa all’altra, sia essa l’uomo o la donna. Eppure, nel contempo anche l’amor cortese non vuole definitivamente sparire dall’animo dell’uomo, in cui ha vissuto per quasi un millennio, offrendo ancora tematiche e pratiche efficaci e amate da tutte le coppie innamorate, a partire dall’importanza capitale dello sguardo, che non a caso sarà già dal Medioevo stesso al centro di dibattiti di natura scientifica e poetica su come mai questo abbia così potere sugli uomini (come dimenticare le poesie a riguardo di Dante e soprattutto di Cavalcanti), ma anche il fatto che l’amore si sviluppi nel tempo, coltivandolo giorno per giorno per poi giungere, quando il “frutto” (termine usato dallo stesso Cappellano) sarà maturo, alla sua raccolta. Pensare che fin dalle società arcaiche sino all’inizio del ‘900 l’amore fosse considerato un rapporto matrimoniale fra sconosciuti, per poi mutare solo nel secolo scorso, mostra come spesso, nel Medioevo, idee passate in sordina, oppure mai accolte benevolmente dai più, fossero viste così con sospetto non per la loro erroneità, ma per la loro avanguardia, per essere state incomprese, per essere state idee moderne elaborate in tempi antichi. Ringraziamo dunque Andrea Cappellano, per aver creato l’amore come lo conosciamo oggi.

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