Il liceo: strumento oppressivo o potenziale per i giovani d’oggi? Aristotele risponde

La scuola italiana è stata spesso soggetta a forti critiche, sia per l’impostazione “conservativa” dei contenuti di insegnamento e sia per il metodo con cui questi vengono divulgati agli studenti.

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Proprio per il suo carattere antico oggi, soprattutto i licei, vengono considerati come dei luoghi in cui coraggiosi ragazzi passano ore e ore sui libri, per una cultura che nel mondo moderno è vana.

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Il cambiamento del concetto di cultura

Prima di analizzare il metodo scolastico italiano è però importante contestualizzarlo, infatti bisogna considerare l’età in cui avviene questa fase di formazione dell’uomo, ovvero dai 14 ai 19 anni. Durante questi 5 anni, che costituiscono l’età della fanciullezza e dell’esuberanza fisica di un uomo, l’attività principale di un ragazzo sarà quella di passare le sue giornate a scuola e poi a casa a studiare. Tutto questo spesso per una cultura classica che, benché molti paesi ci invidiano, è disinteressata da ogni tipo di applicazione pratica nella realtà, rimanendo fine a sé stessa. Proprio per questo motivo, viene percepita dai ragazzi come una conoscenza ormai morta, in un certo senso metaforico proprio come il classicista Poggio Bracciolini ha descritto il ritrovamento di un testo di Quintiliano:

Ivi, in mezzo a una gran massa di codici che sarebbe lungo enumerare, ho trovato Quintiliano ancor salvo ed incolume, ancorché tutto pieno di muffa e di polvere […] ma quasi in un tristissimo e oscuro carcere, nel fondo di una torre in cui non si caccerebbero neppure dei condannati a morte.

Oggi vediamo la “cultura liceale” proprio come il testo ritrovato di Quintiliano; per cui in fin dei conti, tutta questa fatica per una conoscenza apparentemente decrepita, ne vale veramente la pena? Forse si, ma ci dovrebbe essere un cambiamento radicale per farla amare ai giovani. Infatti oggi anche la cultura viene presentata da un punto di vista consumistico, proprio della società di massa, che l’ha trasformata da un concetto astratto come era, ad uno materiale, di conseguenza viene vista non più in modo qualitativo, ma bensì quantitativo. Infatti non si punta più alla forma mentis che il ragazzo deve acquisire, ma si dà più importanza ad altri punti, per i docenti, il finire in tempo il programma dell’anno scolastico e per i ragazzi, la caccia ai voti migliori. Così a causa di questo cambiamento di prospettiva nel modo di considerare la cultura, parecchie cose oggi non vengono più considerate culturalmente utili, ma vengono giudicate come dei passatempi e tra queste cose vi sono le esperienze. 

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Il sistema del sapere Aristotelico

Aristotele sostiene che “tutti gli uomini per natura tendono alla conoscenza”, e che questa ha il suo fondamento nell’esperienza sensibile ed è raggiungibile solo attraverso vari passi, ognuno dei quali non è autonomo, ma necessita del suo precedente. In particolare, il filosofo greco sosteneva che l’attività conoscitiva avesse origine nella meraviglia, quindi dallo stupore di fronte al sublime e all’infinita varietà delle cose, questo poi porta l’uomo a un domandare continuo sulla natura di queste. Successivamente l’uomo attraverso le sensazioni (organi di senso) percepisce la realtà, che poi viene da lui memorizzata e, solamente a questo punto, l’individuo è in grado di unificare i molteplici ricordi riguardo una particolare sensazione, in una esperienza. Questo processo gnoseologico è praticamente l’opposto del metodo scolastico moderno, infatti oggi nel rapporto docente-studente, il metodo di insegnamento parte prima dai libri, e poi sta alle capacità dello studente, il cercare di contestualizzare nella realtà ciò che ha studiato (compito arduo). Il risultato è una cultura che pur rimanendo tale, poiché non parte dalla realtà, rimane in noi come un’entità astratta ed anche estranea.

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L’importanza delle attività extra-scolastiche

Per evitare che accada proprio questo, lo studente deve cercare di “isolare la scuola” dalla sua vita, questo significa non identificare totalmente sé stesso e la sua vita solo con la scuola. Se ciò dovesse accadere, l’adolescente diventerebbe sia un’enciclopedia sterile ( per via dell’impostazione del metodo scolastico), ma cosa ancora più grave, non completerebbe correttamente la sua crescita, dato che non si svilupperebbe in tutti gli altri aspetti che caratterizzano ciascun individuo. Infatti le abilità fisiche, la capacità di relazionarsi con gli altri e sopratutto la capacità di meravigliarci di fronte al mondo, sono tutte qualità che ci identificano e ci distinguono dagli altri, senza le quali ci definiremmo solo in base ai voti scolastici. In conclusione la scuola è fondamentale per acquisire una cultura di base, tuttavia la vera conoscenza non deriva solo dalla scuola, ma da tutte le esperienze che facciamo, per cui il liceo deve essere visto come un “complementare” della nostra adolescenza.

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