Il Superuovo

La dignità dell’uomo: Pico della Mirandola e Death note fanno riflettere sul libero arbitrio

La dignità dell’uomo: Pico della Mirandola e Death note fanno riflettere sul libero arbitrio

Death note e il de Hominis dignitate di Pico della Mirandola affrontano entrambi la tematica del libero arbitrio e della dignità dell’uomo. L’uomo è nodo di tutte le essenze, custode di tutte le nature ed egli può scegliere a quali aderire volta per volta. Essenza dell’uomo è la sua libertà, il fatto di non avere una natura assoluta e tautologica, ciò gli permette di poter scegliere.

 

Light Yagami, protagonista dell’anime giapponese Death note, si fa padrone e sovrano del libero arbitrio, della libertà di scegliere che ogni uomo possiede di diritto fin dalla nascita. Si pone come un dio tirannico che pretende di snaturare l’uomo della sua natura.

De hominis dignitate

Di primo acchito nessuno troverebbe analogie tra i contenuti dell’Oratio de hominis dignitate di un pensatore rinascimentale come Giovanni Pico della Mirandola e un Anime giapponese del ventunesimo secolo come Death note. Nonostante la loro apparente distanza, in entrambi vi è espressa e affrontata la tematica del libero arbitrio. L’Oratio pichiana è incentrata sul tema della natura umana, su ciò che rende uomo ogni uomo, su ciò che gli conferisce massimamente dignità. Riguardo questo argomento lo storiografo della filosofia Eugenio Garin scrive: “La tesi pichiana è veramente notevole: ogni realtà esistente ha una sua natura che condiziona la sua attività per cui il cane vivrà caninamente, e leoninamente il leone. L’uomo invece, non ha una natura che lo costringa; non ha un’essenza che lo condizioni. L’uomo si fa agendo; l’uomo è padre a se stesso. L’uomo non ha che una condizione: l’assenza di condizioni, la libertà. La sua costrizione è la costrizione a essere libero, a scegliere la propria sorte, a costruirsi con le sue mani l’altare di gloria o le catene della condanna.” La dignità dell’uomo, dunque, la sua vera natura, è quella di essere libero, è quella della capcità di scegliere cosa essere, è quella di poter aderire alle svariate possibilità che gli si presentano nel corso della vita. Egli non è un essere definito, come dice Jean Paul Sartre, è un Per-sè non coincidente con sè, è un niente che è estremamente differente da tutte le altre realtà che hanno assoluta pienezza tautologica, le quali non possono essere nulla’altro rispetto a cio che sono. L’uomo è negatività pura la quale acquisisce sostanza aderendo volta per volta alle possibilità che gli si presentano innanzi nei suoi vari contesti spazio-temporali. Ogni uomo è il possibile a cui aderisce, è ciò che sceglie di essere volta per volta. Scrive ancora Garin: “Per Pico la condizione umana è di non aver condizione, di essere veramente un quis, non un quid: una causa, un atto libero. E l’uomo è tutto, perchè può essere tutto, animale, pianta, pietra; ma anche angelo e figlio di Dio. E la immagine e somiglianza con Dio è qui: nell’essere causa, libertà, azione; nell’essere risultato del proprio atto.” L’uomo è un essere diverso da tutti gli altri in quanto è nodo di tutte le essenze, è microcosmo contenente tutte le nature, tutte le possibilità dell’universo alle quali volta per volta è libero di aderire: un uomo infatti può vivere in maniera inerte come una pianta o un sasso, in maniera bestiale, violenta e asociale come un’animale e in maniera divina amando, realzionandosi e connettendosi all’altro. Ancora Garin: “La pace filosofica corrisponde a una pacificazione mondana, universale, in quanto sul terreno umano, attraverso l’opera umana, i molteplici aspetti della realtà si connettono e si compenetrano. L’uomo è un Dio terreno non perchè empiamente usurpi il trono del vero Dio, ma perchè, simile a Dio, è un puro esistere capace di farsi nodo partecipe di tutte le essenze.” Si può dunque dire che la dignità dell’uomo consista nel libero arbitrio, un libero arbitrio tolto dal vincolo della grazia agostiniana, che lascia tutte le responsabilità nelle mani dell’uomo. L’uomo veramente figlio di Dio, lo diventa con il proprio agire, con la propria scelta di aderire al divino, lo dimostra con le proprie azioni e con la vita che sceglie di condurre. La redenzione dal peccato (l’allontanamento dal divino) non è più un qualcosa la cui ultima parola spetta a Dio ma alla scelta dell’uomo.

Light Yagami (Kira)

Death note

Lo Shinigami (divinità della morte giapponese) Ryuk, annoiato dalla monotonia e dalla desolazione che regnano perennemente nel mondo degli dei della morte, decide di far cadere sulla terra il Death note. Il quaderno viene trovato dal brillante studente Light Yagami. Lo apre e legge le istruzioni scritte al suo interno: “La persona il cui nome verrà scritto su questo quaderno morirà in 40 secondi per arresto cardiaco a meno che non ne vengono specificate per iscritto le cause della morte.”  Light inizialmente è scettico, ma decide comunque di portare con sé il misterioso quaderno. Dalla finestra di un negozio in cui è entrato camminando per strada vede che un gruppo di motociclisti che cercano di violentare una ragazza. Uno dei bruti dice il proprio nome alla ragazza che sta per violare, allora Light, pur conscio dell’assurdità di ciò che ha intenzione di fare, tentando disperatamente di salvare la ragazza dai suoi aguzzini, scrive sul Death Note il nome dello stupratore specificando che sarebbe dovuto morire per un incidente. Detto fatto. Un veicolo sbucato dal nulla travolge e uccide il violentatore. Tornato a casa stranito, perplesso e spaventato, Light trova nella sua stanza lo Shinigami. Dopo il terrore iniziale, il demone spiega al ragazzo chi è e le proprietà del quaderno, gli spiega che ciò che c’è scritto nel Death note è tutto vero: Light ha potere di vita e di morte su tutti coloro di cui conoscerà il nome. Da quel momento Light  decide di rendere il mondo un luogo giusto e privo di ingiustizie, il suo desiderio è quello di essere il dio di un mondo privo di malvagità. Così iniziano le stragi di criminali. Ogni giorno segue assiduamente i notiziari per vedere nomi e volti di criminali o presunti tali e scriverne il nome sul quaderno della morte. In seguito alle seriali e innumerevoli morti di criminali per arresto cardiaco la polizia inizia le indagini, gli organi di investigazione e della giustizia di tutto il mondo si danno da fare per scoprire cosa stia succedendo. Si appellano al misterioso L, ragazzo prodigio di cui non si conosce né nome né volto, risolutore di intricati e complicati casi internazionali. In poco tempo riesce a capire che le morti sono omicidi e che l’assassino è Giapponese. Inizia così un complicato e articolato testa a testa tra Light ed L, uno scontro tra menti geniali caratterizzato da piani e astuzie per incastrarsi a vicenda (addirittura lo stesso Light viene chiamato a collaborare alle indagini per catturare se stesso) che terminerà, purtroppo, con la morte del giovane investigatore proprio quando aveva raggiunto la certezza matematica che Kira (nome dato da tutti al giustiziere misterioso di criminali) fosse Light. Da quel momento Light vede la propria strada spianata, l’unico ostacolo che lo divideva dalla conquista del mondo, dal diventare dio di un mondo giusto è stato superato.

L

Light Yagami e La dignità dell’uomo

Light vuole essere dio di un nuovo mondo privo di malvagità ed ingiustizie. Il possesso del quaderno della morte su cui scrivere i nomi degli ingiusti è l’occasione mandatagli dal destino affinché ciò avvenga. Light si pone come un dio che pretende che tutto e tutti siano a propria immagine e somiglianza. Chiunque veda le cose diversamente da lui, chiunque agisca in maniera diversa da lui, deve essere eliminato. E’ la patologica convinzione di cui Hegel parla nella Fenomenologia dello spirito riguardo il credere di essere ogni realtà, di vedere negli altri e nelle altre cose unicamente se stessi. E’ l’emblema della teoria freudiana che accomuna libido oggettuale e libido narcisistica. Light si pone come un dio che non ha intenzione di concedere agli uomini il libero arbitrio, un dio disposto a privare gli uomini della loro più intima essenza: la libertà. Kira non lascia possibilità di scelta: se sbagli sei eliminato! Priva l’uomo del lusso di poter scegliere, della possibilità che la sua stessa natura gli concede di optare di vivere anche come una bestia. Tutta l’umanità dovrebbe essere secondo lui come egli pensa che debba essere, tutti dovrebbero agire e pensare come lui vuole che facciano. La lotta contro l’ingiustizia è solo un pretesto per affermare se stesso in tutti e tutte le cose, infatti nel corso della serie non muoiono solo i criminali, Kira uccide molti innocenti che si frappongono tra lui e il suo folle piano di conquista del mondo tra cui proprio L. L’inumano è pretendere di essere la ragione di tutte le cose e di ogni realtà, è pretende di vedere l’Io in tutte le cose e in tutte le persone precludendo loro la libertà di scegliere ciò che vogliono essere e come agire. Negare lo svolgersi e lo sviluppo dell’umano. Il vero valore dell’Io consiste nel rapporto con l’alterità e non con il tautologico rapporto con se stesso Io=Io più Altro e  non semplicemente Io=Io. Kira nega, insomma, ciò che per Pico della Mirandola era l’essenza fondamentale dell’uomo: l’essere assolutamente libero e camaleontico della propria natura che gli permette di aderire e adattarsi a tutte le possibilità che gli si pongono innanzi (sia nello spazio che nel tempo) . Light usa la propria brillante intelligenza atteggiandosi a signore dell’umanità, a dio tra gli uomini negando in questo modo l’umanità stessa. Umanità è confronto tra alterità di individui che hanno fatto una scelta e che fanno scelte di continuo, qualora questa libertà venisse negata, non ci sarebbe più umanità. Un uomo che neghi la natura dell’uomo finisce per divenire vittima di se stesso: Light viene infatti incastrato grazie dagli eredi di L (Mello e Near) che unendo le loro menti riescono a porre fine alle  ingiustizie che Kira commetteva in nome della giustizia (in nome della giustizia del proprio Io). L, Mello e Near usano le loro capacità per il bene dell’umanità, affinché tutti gli uomini possano essere liberi di essere ciò che vogliono essere (anche un po’per loro stessi) per questo Kira deve essere preso. Chi nega l’umano diviene inevitabilmente vittima dell’inumano, vittima di se stesso, del proprio Io ingombrante che finisce per soffocarlo. L’ultimo nome scritto sul Death Note sarà, infatti, proprio quello di Light.

 

 

 

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