Caso George Floyd: il razzismo e l’abuso di potere ce lo spiegano Park e Milgram

Il caso di George Floyd continua ad incendiare gli Stati Uniti. Arrestati tutti i poliziotti coinvolti: Trump minaccia di usare l’esercito per sedare le rivolte, aspre le critiche del segretario alla Difesa Esper ed altri.
L’autopsia rivela che Floyd aveva il coronavirus ma era asintomatico mentre continuano gli scontri, a Brooklyn tre agenti sono stati feriti. Analizziamo cosa sta succedendo.

Manifestazione a favore di George Floyd.

L’uccisione di George Floyd per mano di un poliziotto ha scatenato una rivolta non solo negli Stati Uniti ma in tutto il mondo. Trump si ritrova a minacciare l’uso dell’esercito contro i manifestanti ed essere criticato su più fronti. La ferita della discriminazione razziale e l’abuso di potere torna a farsi più viva che mai in questo momento; analizziamola attraverso gli studi sul conflitto sociale.

Donald Trump.

Caso George Floyd, cosa sta succedendo negli Stati Uniti?

Continuano le proteste ed indignazioni in tutto il mondo per l’omicidio di George Floyd, avvenuto il 25 maggio a Minneapolis (Minnesota) negli Stati Uniti. Floyd era stato fermato dagli agenti, a seguito di una segnalazione tramite chiamata effettuata da due commessi di un negozio, secondo cui egli aveva pagato con una banconota falsa le sigarette ed era sembrato ubriaco e fuori controllo.
A far scoppiare il caso mediatico in tutto il mondo è stato il video in cui si vede l’agente di polizia, Dereck Chauvin, tenere violentemente a terra quasi sotto la macchina, il corpo dell’afroamericano George Floyd con un ginocchio teso sul collo per nove minuti tanto da causarne la morte per asfissia.
Le ultime notizie riportano l’arresto di  Chauvin con l’accusa di omicidio colposo che presto si tramuterà in omicidio volontario; sono stati arrestati anche Thomas Lane, Tou Thao ed Alexander Kueng, colleghi di Chauvin che hanno assistito alla scena senza fare niente. Per tutti è stata fissata una cauzione da un milione di dollari.
A sorpresa l’autopsia afferma che Floyd aveva il coronavirus ma era asintomatico; in precedenza era stato detto che soffrisse di patologie pregresse come l’ipertensione che avevano facilitato la morte.

Questo certo non aiuta a placare l’urlo di chi grida allo scandalo ed al razzismo, le proteste si fanno sempre più accese nelle piazze.
Trump, durante un’intervista su Newsmax , pare fare un passo indietro nella volontà di sedare le rivolte con l’esercito; ribadendo tuttavia la sua titolarità di poter ricorrere all’ Insurrection Act , ossia l’uso delle forze armate della Guardia nazionale contro i manifestanti.

L’esercito  si esprime contro questa imposizione, primo tra tutti il capo del Pentagono, Mark Esper .
Costui ha dichiarato che l’uso dell’esercito contro i cittadini in questo caso non è conforme alla legge del 1807, l’Insurrection Act, che lo prevede solo per gravissimi motivi.
Le affermazioni di Trump sono state criticate duramente anche dall’ex segretario alla Difesa James Mattis, egli arriva a definire Trump un presidente che, anziché tentare di unire il popolo, lo divide.
Definisce ciò che sta accadendo come la conseguenza della sua leadership immatura; Mattis ha sollecitato il popolo ad unirsi attingendo alla forza interna della società civile americana e l’esercito al rispetto dei principi costituzionali.

Anche l’ex presidente degli USA, Jimmy Carter si fa sentire: ” Siamo con tutto il cuore con le famiglie delle vittime e con tutti coloro che si sentono disperati di fronte all’onnipresente discriminazione razziale ed alla crudeltà pura e semplice” ha dichiarato.

Durante le ore di coprifuoco, mercoledì notte si sono verificati scontri a Brooklyn; un poliziotto è stato ferito da una coltellata al collo insieme ad altri due colleghi: sembra che l’uomo che ha attaccato i poliziotti sia stato ferito a sua volta. L’agenzia di stampa Ap, rivela che sono state fermate in questi giorni di scontri più di 10 mila persone: più di un quarto del totale a Los Angeles, seguita da New York, Dallas e Philadelphia.

Come nasce il razzismo

In precedenza abbiamo citato il richiamo ai principi della Costituzione Americana nel discorso di Mattis. Ricordiamo che la Costituzione, frutto della Rivoluzione Americana, sancì nel 1787 di fondare il paese sui principi dell’Illuminismo di: uguaglianza, libertà e ricerca della felicità.
Gli Stati Uniti vantano da secoli di avere una delle migliori democrazie del mondo, eppure sappiamo quante sono state le lotte sociali negli anni 50-60 portate avanti da Martin Luther King, martire della causa dei diritti civili dei cittadini afroamericani.
I dati mettono in luce che negli Stati Uniti ci sono 2.250.000 detenuti, record mondiale d’imprigionamento e che la metà di questi  sono afroamericani. Ciò, assieme al caso Floyd, ci mostra come ancora la società americana non abbia superato le lotte di classe ed il razzismo nonostante dal 2008 al 2016 alla guida del paese vi era un afroamericano, Barack Obama.

La psicologia politica ci mostra l’importanza della dimensione sociale nell’identità di un individuo.
L’identità sociale è quella parte dell’immagine del sè dell’individuo che deriva dalla sua consapevolezza di appartenere ad un gruppo sociale unita al valore e significato emotivo attribuito a tale appartenenza.

Le caratteristiche del gruppo al quale si appartiene(il cosidetto ingroup), acquistano gran parte del loro significato grazie alla percezione di differenza rispetto agli altri gruppi  (cosidetti outgroup o gruppi esterni).
La costruzione di sistemi ingroup-outgroup rimanda ad un nostro processo di base cognitivo che permette di  adattare il proprio comportamento: la categorizzazione. Il fatto di raggruppare cose e persone consente di ordinare e semplificare la realtà e di conseguenza facilita l’adattamento dell’individuo alla realtà stessa.
Tendiamo sempre a giustificare e vedere le cose positive del nostro ingroup ed al contrario criticare e provare diffidenza verso gli outgroup. Una sorta di meccanismo di conservazione sia del nostro gruppo di appartenenza che della nostra autostima: sono proprio questi meccanismi, direi quasi naturali e primordiali, che scaturiscono le faide tra gruppi ed il razzismo.

Nei primi del 1900, alcuni sociologi americani appartenenti alla Scuola di Chicago tra cui Robert Park  ed Ernest Burgess, studiarono le conformazioni delle città come un insieme di cerchi concentrici distinti che si irradiavano dal quartiere centrale degli affari. Più ci si allontanava dal centro di queste zone concentriche, minori erano i problemi sociali riscontrati.
Park dimostrò come la crescita della città, nonché la dislocazione di aree e problemi sociali diversi, non avvengono a caso ma obbediscono ad un modello a zone concentriche in cui gli immigrati risiedono maggiormente nella zona vicina al centro.
La scuola di Chicago lesse l’indebolimento delle relazioni sociali primarie come un processo di disgregazione sociale, per cui il legame esistente tra immigrati e criminali non andava visto come il prodotto di un’eredità culturale, bensì come il prodotto di un duplice problema: la disgregazione sociale ed il conflitto con la cultura americana.
Le persone che abitano in una certa area geografica tendono a lungo termine a creare il proprio nucleo di valori, che anche se, non totalmente differenti da quelli della cultura più vasta, se ne distanziano abbastanza da provare conflitti.  Ad esempio gli abitanti di un quartiere del centro cittadino possono sviluppare valori che portano alla violazione della legge. Le forze dell’ordine, agiscono in base alla legge, che basata sui valori della classe media non contempla l’esistenza delle differenze subculturali.

Il conflitto tra culture è la causa fondamentale della criminalità secondo questi studiosi.
Le teorie conservatrici del conflitto infatti ruotano attorno al concetto di potere. La legge e le autorità sono le maggiori risorse usate dalle classi dominanti a sfavore delle subculture.

Martin Luther King.

L’abuso di potere

Il caso di Floyd, non ci induce solo ad una mera riflessione sull’origine del razzismo, ma anche sull’abuso di potere.
Noi italiani per primi dal 2009 dibattiamo sul caso Stefano Cucchi. Giovane ucciso in carcere a Roma, si presume a causa delle violenze perpetuate dagli agenti penitenziari.Vediamo come ancora oggi si faccia fatica a scoprire tutta la verità quando di mezzo vi sono scontri tra civili e agenti di polizia.
Temi come: il rispetto della vita umana, la pena di morte, i diritti del reo e del giusto processo sono attuali seppur di origine antichissima. Sopratutto in America, in quanto in molti stati vige ancora la pena di morte e la cultura delle armi è maggiore che in Europa. Ogni cittadino americano infatti può comprare un’arma, la criminalità è molto presente nelle periferie della grandi città e la polizia ricorre maggiormente all’uso della forza.

La sociologia, fin dai suoi arbori con autori dal calibro di Durkheim, ha dimostrato come la devianza paradossalmente crei coesione sociale, in quanto i membri di una comunità rafforzano la loro integrità ed i loro principi comuni unendosi contro i trasgressori.
In questo caso, però,  la comunità mondiale  si è unita a favore del deviante contro le autorità stesse garanti dell’ordine.
Le democrazie moderne si aspettano che l’autorità protegga i suoi cittadini, in quanto fondate su principi di uguaglianza e libertà; quando questi vengono calpestati esageratamente, l’intera società si sente toccata e spesso agisce con rabbia nella contestazione. Nelle folle la rabbia prende la sua massima forza, in quanto come ci dice Freud: l’individuo dentro la folla si sente libero, senza freni sociali. Abbiamo visto infatti come le contestazioni, specialmente in America siano degenerate nella violenza, anche molti bianchi hanno partecipato alle rivolte o palesato il loro disappunto sui social.

Di fronte all’abuso di potere delle forze armate possiamo notare come una sorta di disumanizzazione verso la persona, simile a ciò che accade tra soldati nemici in tempi di guerra.
Spesso i devianti o detenuti, non vengono più visti come soggetti umani, privati della loro dignità perché considerati inferiori per il colore della pelle o per il crimine commesso.
Nel 1961 Stanley Milgram dimostrò con un famosissimo esperimento come un essere umano sotto ordine di qualcuno possa essere in grado di fare del male ad un altro. Egli infatti ordino’ ad alcuni volontari di dare delle scosse elettriche a delle persone ed incredibilmente il risultato fu che la maggioranza di loro sotto pressione eseguì l’ordine di dare le scosse. Milgram spiegò così come Eichman e le altre milioni di SS fossero riuscite a compiere tutte quelle atrocità a danno degli ebrei su ordine di Hitler.

Possiamo concludere che l’omicidio di George Floyd ci pone di fronte due grandi questioni: il razzismo e l’abuso di potere oggi, negli Stati Uniti e nel mondo.
Ci illudiamo spesso che le nostre società moderne abbiano superato certe problematiche antiche ma questi casi ci mostrano una realtà ben più disincantata. Tuttavia, le proteste che si sono susseguite e la loro difesa da parte anche di vertici militari contrari all’Insurrection Act minacciata da Trump, mostrano come nelle società di oggi  il valore della vita umana e dei diritti civili rispetto al passato si siano solidificati nel DNA della maggioranza degli occidentali.

I passi da compiere sono ancora molti, ma sicuramente l’insegnamenti dateci dalla rivoluzione francese ed americana, le due guerre mondiali e le lotte di Martin Luther King e Nelson Mandela non sono andate dimenticati in molti.

 

 

 

 

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