Il Superuovo

Kubrick e Bergson ci parlano dell’utensile e dell’evoluzione dell’umanità

Kubrick e Bergson ci parlano dell’utensile e dell’evoluzione dell’umanità

Kubrick nella sua cinematografia e Bergson con le sue parole, ci raccontano l’importanza dell’utensile e dell’intelligenza nell’evoluzione umana, e verso quali orizzonti la nostra specie  è destinata a volgere lo sguardo. 

 

Rappresentazione del monolite nero

 

 

2001: odissea nello spazio” va oltre il semplice film, Kubrick ci regala una visione antropologica di tutta l’evoluzione umana: passato, presente e futuro. Bergson dal canto suo all’interno della sua opera più famosa: “L’evoluzione creatrice”, si avvicina ad una visone metafisica del mondo, ponendo come base universale una forza che chiama “energia vitale”, essa da origine poi a tutti i processi vitali fino a giungere all’intelligenza umana. Entrambi gli autori nonostante le loro differenze, tracciano quella che è una visione unitaria di tutta l’evoluzione umana come specie, nel tempo e nello spazio. 

Scena raffigurante lo Star-child

Kubrick: “2001: odissea nello spazio” non è un semplice film 

Stanley Kubric è stato indubbiamente uno dei grandi maestri del cinema del secondo novecento, ma con il suo capolavoro “2001: odissea nello spazio”, il regista va oltre. Non è un semplice film quello che ci regala, ma è un’intera visione antropologica dell’umanità: passato, presente e futuro scorrono sullo schermo, in un susseguirsi di scene in cui lo spettatore da lontano può osservare l’intera evoluzione della nostra specie. Kubrick non tratta la storia del singolo individuo, o della singola nazione, ma tratta l’intera umanità. Al centro della trama narrativa c’è sempre l’utensile, lo strumento, l’oggetto con il quale attraverso l’uso della tecnica siamo riusciti a conquistare il nostro posto nel mondo, e poi non solo. Il film è diviso in quattro capitoli, ognuno è una storia indipendente ma anche un capitolo evolutivo nella nostra storia, l’unico elemento comunque rimane sempre il monolite nero, ma cosa rappresenta il monolite nel film? Torneremo su questo punto più avanti. Per il nostro articolo, quello che ci interessa è l’importanza che Kubrick assegna all’utensile in ognuno dei primi tre capitoli del film. Nella prima parte del film, “l’alba dell’uomo”, il racconto si svolge nelle pianura africana ed i protagonisti sono una famiglia di ominidi. La scena più importante in questa parte di pellicola, riguarda il momento nel quale questa prima forma di uomo viene in contatto con il monolite e dopo il contatto, imparerà ad usare l’utensile (un osso di animale) ai propri fini, trasformandola in arma e dando il via alla propria ascesa sul piano evolutivo. Il secondo capitolo si svolge in un futuro prossimo nel quale l’uomo è riuscito a conquistare la Luna. Attraverso la tecnica, che è un prolungamento del proprio braccio, l’essere umano è riuscito a spingersi aldilà del proprio pianeta. Nel terzo capitolo la scena è ambientata in un’astronave in rotta per Giovedì, qui l’intera nave e sorte dell’equipaggio è affidata al computer Hall9000, nel racconto si dice che questi calcolatori non hanno mai sbagliato. In questa parte del film la tecnica ha superato l’uomo, l’essere umano si è sottomesso alla sua stessa creazione, credendo di aver realizzato un essere perfetto che lo possa guidare oltre ogni confine. La macchina in verità si rivelerà imperfetta, trasformandosi in assassina, e verrà sabotata dall’ultimo membro dell’equipaggio rimasto in vita. L’ultimo capitolo del film è invece immerso in una profondità, in un significato ed in un simbolismo, che dato il contesto e la natura di questo articolo è difficile da approfondire. Troviamo David Bowman, l’ultimo astronauta sopravvissuto, che è stato trasportato attraverso uno star-gate, un cunicolo spazio-temporale, in una stanza stile neoclassico. Vita e morte, spazio e tempo, apollineo e dionisiaco, ogni cosa è all’interno di questa stanza, il ciclo di vita stesso, l’eterno ritorno è rappresentato sullo schermo. Ormai Bowman è vecchio ed in punto di morte, mentre è sdraiato sul letto aspettando il suo ultimo respiro, compare proprio davanti a lui il monolite, che lo trasformerà poi nello star-child, un bambino che dallo spazio guarda la Terra. Ora l’uomo ha superato se stesso, ha superato se stesso e la dicotomia che lo teneva legato alla tecnica, si è compiuto nell’assoluto. 

Bergson e l’evoluzione creatrice come visione antropologica

Henri Bergson filosofo spiritualista francese, esponente principale di un movimento che nasce in risposta al positivismo. Il positivismo poneva ogni singola cosa in una visione meccanicista portando al principio che ogni conoscenza era deducibile tramite il metodo scientifico. Bergson non concorda con questa idea fredda del mondo, e all’interno della sua opera principale “L’evoluzione creatrice”, cerca di tracciare una concezione unitaria dell’universo, senza divisioni tra materia e spirito, o coscienza e natura. Il filosofo francese traccia, esattamente come Kubrick, una visione antropologica dell’intera evoluzione umana e non solo. Bergson inizia il suo discorso da molto lontano, ipotizzando una forza base, costituente di tutta la vita dell’universo che si espande in maniera indefinita e che chiama “energia vitale”. Da questa energia, secondo la visione metafisica del filosofo si è poi creata ogni singola forma di vita. Punto base per la diversificazione tra gli organismi è il modo con il quale prendono nutrimento. Da questa prima differenza, seguendo poi l’evoluzione ed anche il darwinismo, si ha sempre una maggiore differenziazione di forme di vita e quindi creazioni di più specie. Il modo di vedere il mondo di Bergson, se in un primo momento sembra contrastare quella che è la scienza, la chimica, la biologia, in verità fa esattamente il contrario. La sua teoria cerca di abbracciare ogni singola nuova scoperta, ponendosi al di sopra di esse, cercando di diventare trascendete a ciò. Questa era un’ottica molto generale dell’opera del nostro filosofo, ora entriamo nel punto che ci interessa per il nostro articolo, la creazione dell’intelligenza nella specie umana. Bergson all’interno del regno animale pone fin da subito due caratteristiche basi: l’istinto e l’intelligenza. Egli considera questi due fattori interdipendenti fra di loro, ma se il primo, l’istinto è la capacità di utilizzare e persino costruire degli strumenti organici ( un esempio importate sono le api in questo), l’intelligenza invece è la facoltà compiuta con la quale costruire ed impiegare strumenti inorganici. Per quanto riguarda l’intelligenza umana, Bergson sostiene che non si è mai sottolineato abbastanza che l’invenzione dell’utensile, ed inseguito dello strumento meccanico, è stata la sua principale manifestazione, ed ancora oggi, come tutti noi sappiamo, la nostra vita sociale gravita intorno alla fabbricazione ed all’utilizzazione di strumenti artificiali. Kubrick e Bergson, con mezzi espressivi diversi, pongono la specie umana nella medesima condizione. 

Energia vitale e monolite nero, due nomi diversi per la stessa cosa?

Nell’intero film di Kubrick l’unico “personaggio” che ritroviamo in ogni singolo capitolo è il monolite nero. Figura enigmatica che ancora oggi non è chiaro a cosa precisamente si riferisca il suo simbolo. Il monolite lo troviamo nel primo capitolo nella pianura africana, e dopo la sua comparsa, il gruppo di ominidi incomincerà ad usare il primo utensile. Lo troviamo nel secondo capitolo sulla Luna, quasi come una sentinella, come ad osservarci ed a guardare il nostro progresso. Nella terza parte è ai confini di Giove, e sarà proprio il monolite che accompagnerà l’astronauta Bowman alla fine del suo viaggio, dentro alla stanza non euclidea del “tempo”, e quando Bowman sarà in punto di morte, si ripresenterà davanti a lui trasformandolo nello Star-child, chiudendo così un cerchio. Il monolite è ciò che “dona” all’uomo la consapevolezza della sua intelligenza, lo osserva per tutto il suo percorso evolutivo che lo condurrà fino alle stelle, dopo lo porterà anche oltre le stelle, portandolo a diventare lui stesso parte del cosmo, chiudendo un cerchio, e concludendo l’intera visione antropologica che Kubrick ci donna sulla specie umana. L’ energia vitale di Bergson è diversa, concepita in altri termini, ma con punti in comune. Questa forza che viene ipotizzata coinvolge l’intero universo, la Terra come le stelle, e proprio sulla Terra qualche milione di anni che una prima specie di ominidi dotata di poco istinto, per sopravvivere ha dovuto puntare sull’intelligenza, portandolo alla costruzione dei primi utensili, un’evoluzione che crea. Nel giro di un tempo relativamente breve, la padronanza e l’abilità tramite l’intelletto di creare oggetti meccanici, continuazione dei propri arti ed espansione di se, lo ha portato a diventare la specie dominante sul proprio pianeta. Dove ci condurrà nel futuro questa energia vitale ipotizzata da Bergson ancora nessuno lo sa. Una cosa è certa, e qui Kubrick aveva ragione, l’uomo da sempre alza la testa e guarda alle stelle. 

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