Il Superuovo

Le reazioni delle donne vittime di violenza: dalla morte di Lucrezia alla resurrezione di Levante

Le reazioni delle donne vittime di violenza: dalla morte di Lucrezia alla resurrezione di Levante

La violenza causa delle ferite a volte non guaribili. Ne è un esempio la storia di Lucrezia, raccontata da Tito Livio, che si pianta un coltello nel cuore, dopo essere stata vittima di uno stupro. Levante canta Gesù Cristo sono io per per dare voce a tutte le donne che scelgono di risorgere dal dolore, per non permettere più che un’altra Lucrezia scelga la morte e non la vita.

 

Tito Livio racconta di Lucrezia, una donna romana sposata, che durante la notte viene violentata in casa sua da un ospite. Il giorno dopo lei denuncerà il fatto al marito, ma disperata per aver passato una notte con un altro uomo, anche se costretta, e per aver perso l’onore di matrona ormai irrecuperabile, decide di togliersi la vita per espiare la sua colpa. Lo storico latino la presenta come un esempio positivo di pudicizia. Oggi Levante con la sua canzone ci permette di capire quanto il peso del giudizio della società condizioni ancora le donne. Gesù Cristo sono io ci spiega una violenza fisica e allo stesso tempo psicologica che le vittime sono costrette a subire. La cantante dà voce anche alla speranza e nel suo testo inserisce il tema della resurrezione: le donne hanno la possibilità di rinascere dal dolore, non devono considerarsi colpevoli di una violenza subita.

La dignità rubata a Lucrezia

Tito Livio, uno storico nato nel 59 a.C., nell’opera Le Storie di Roma inserisce lo stupro di Lucrezia tra i vari esempi che propone per evidenziare le virtù del popolo romano. L’eroina della storia è Lucrezia, l’altro protagonista è Sesto Tarquinio che una notte si reca nella camera della donna ”infiammato d’amore” per possederla e, pur di averla, la minaccia con una spada. Ma lei tiene più alla sua dignità di donna sposata che alla vita e preferisce farsi uccidere piuttosto che subire il suo scellerato ”amore”. Tarquinio allora aggiunge alla sua minaccia quella di mettere nel letto di lei, vicino al corpo morto di Lucrezia, il cadavere di uno schiavo nudo, così da far ricadere su di lei comunque l’accusa di adulterio. Non avendo vie d’uscita, la donna è costretta a subire l’abuso e a passare la notte assieme a Tarquinio. Il mattino seguente va dal padre e dal marito e racconta delle violenze subite, ma sentendosi colpevole di aver perso l’onore, come pena per espiare la sua colpa, sceglie di piantarsi un coltello nel cuore. La scena si chiude con le grida dei familiari sconvolti per l’orribile tragedia.

Ancora oggi, dopo quasi due millenni, il valore dell’onore resta un fattore influente nella nostra società. Alcune donne vengono accusate di essere colpevoli delle violenze subite per gli abiti che indossano o per atteggiamenti definiti ”provocatori”. Molto spesso la vittima dell’abuso vede incrinata anche la sua reputazione. Se Livio può farci riflettere sui pregiudizi della nostra società, che etichetta ingiustamente le donnr, Levante sottolinea quanto il trauma psicologico subito dalle donne, come Lucrezia, possa portare le vittime a definirsi colpevoli. Considera il dolore come una colpa difficile da sopportare e da combattere e che porta le donne a credere di aver meritato il male subito, a convincersi di aver sbagliato in qualche modo. Levante canta: ”Confessa che sei il demonio nella testa che mi trascina sempre giù, confessa che il paradiso non mi spetta”.  Nello stesso ruolo di vittima-colpevole ritroviamo Lucrezia che rivolge al marito le sue ultime parole: ”quanto a me, benché io mi assolva dalla colpa, non mi sottraggo al castigo”. 

Resurrezione

Levante, al contrario di Livio, propone di rinascere dal dolore. Il testo della canzone è disarmante, è tutto costruito sulla metafora biblica di Cristo. Gesù è stato crocifisso per i peccati degli uomini, ma è risorto dal male; allo stesso modo la donna che subisce la violenza dell’uomo, deve trovare la forza per risorgere, per cacciare il demonio dalla testa. Il testo della canzone recita: ”Per tutte le spine del mondo i chiodi piantati nel cuore, questo è il mio sangue, questo è il mio corpo li porto via, amore […] Che da te risorgo anche io!”.

Inoltre, la cantante ci parla di quel falso amore con cui viene giustificato anche Sesto Tarquinio quando Livio scrive: ”Tarquinio le confessava il suo amore, la supplicava, alle preghiere univa le minacce”. Levante denuncia le relazioni in cui i due amanti si trasformano in vittima e carnefice, in cui la donna viene considerata un essere inferiore e costretta ad obblighi e sottomissioni. Canta: ”Gesù Cristo sono io, per le menzogne che ti ho perdonato e le preghiere fuori dalla porta per il mio sacro tempio abbandonato […] Moltiplicando tutta la pazienza avrò sfamato te e la tua arroganza forse ti ho porto pure l’altra guancia. Gesù cristo sono io che di miracoli ne ho fatti tanti, ti ho preso in braccio e ti ho portato avanti ma tu ricordi solo i miei peccati”.  In entrambi i testi vengono usate parole come preghiere e suppliche, rendendo evidente quanto la violenza venga giustificata con l’amore. La donna viene messa nella condizione di chi deve offrire il suo corpo ad un ”amante” disperato ad ogni costo, come Gesù offre il suo corpo agli  uomini per salvarli dai peccati.

Imparare dalla storia

Tito Livio scrive di uno stupro duemila anni fa, tuttavia questo tema riaffiora drammaticamente in ogni epoca. Sia lo storico latino che la cantautrice del ventunesimo secolo ci mostrano un profilo di donna-vittima che cerca di tenere a bada il dolore subito. Se la storia ci insegna che quello della violenza sulle donne non è un’eccezione, bisogna allora trovare un modo per far rinascere, non solo la vittima che va senza dubbio difesa, ma anche il colpevole. È importante far luce anche sul carnefice per capire cosa lo spinge a compiere questi gesti così estremi. Infatti, spesso è l’ambiente in cui si è cresciuti a far passare l’idea che la donna sia inferiore all’uomo e che la violenza sia il giusto mezzo per imporsi. Quindi è necessario far ”risorgere” anche questi uomini dalle loro convinzioni o dai traumi che forse loro stessi in passato hanno subito, per guidarli in un percorso di sostegno affinché la violenza non sia recidiva.

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