Irrational Man e anedonia: un sintomo tipico dei quadri depressivi, ma non solo

L’anedonia consiste nella perdita di piacere e nel non desiderare più gratificazioni. Questi soggetti sembrano accomunati da modalità inadeguate di rapportarsi all’ambiente che a volte si manifestano anche con l’isolamento.

Anedonia
L’anedonia consiste nella perdita di piacere derivante da qualsiasi tipo di attività. Si tratta di una caratteristica presente in molto disturbi mentali, per cui deve essere attentamente monitorata.

Il termine anedonia è stato introdotto nel lessico medico e psicologico durante l’800 e descrive una situazione in cui la persona presenta un’insensibilità patologica rispetto al provare piacere. Il termine viene utilizzato anche quando si tratta di una perdita o assenza di piacere ‘parziale‘. Non sempre infatti l’anedonia coinvolge l’intera vita della persona perché a volte viene coinvolto un ambito ben preciso o ad un numero limitato di ambiti. In altri termini quindi l’anedonia può essere definita come una forma di appiattimento dello stato emotivo. In ambito psicologico deve essere considerata come un sintomo perché è presente in molte problematiche psichiatriche e in malattie neurodegenerative. Inoltre si può parlare di anedonia sia come tratto sia come stato. Nel primo caso si intende l’incapacità permanente di provare piacere e può essere presente fin dall’infanzia, per cui il paziente solitamente ne è consapevole. Nel secondo caso invece si parla di una condizione pervasiva, ma limitata da un punto di vista temporale poiché legata al momento particolare della vita della persona.

 

Alcune condizioni in cui è presente l’anedonia

Nella maggior parte dei casi quando si parla di anedonia la si associa subito alla depressione poiché è uno dei tanti criteri diagnostici di questo disturbo. Al contrario però la presenza dell’anedonia non necessariamente implica quadri caratterizzati da sentimenti di tristezza e di autosvalutazione, ma implica la sensazione di aver perso la capacità di riuscire a provare piacere attraverso attività che prima invece erano fonte di piacere e di soddisfazione per l’individuo.

L’anedonia è presente anche in alcuni quadri psicotici, primo fra tutti la schizofrenia. Nel caso specifico delle psicosi si parla di anedonia sociale, cioè la progressiva perdita dell’interazione sociale e dell’esplorazione interpersonale. Essa infatti predisporrebbe l’individuo ad un rischio maggiore di sviluppare un quadro psicotico.

Anche nell’ambito dell’abuso di sostanze è presente l’anedonia. Nello specifico essa avrebbe il ruolo di rinforzo negativo nei periodi di astinenza, il tutto fondato su una ‘disregolazione omeostatica edonica‘ di origine dopaminergica. In altre parole il circuito dopaminergico (coinvolto nei processi di gratificazione, quindi legato alla capacità di provare piacere) sarebbe stato alterato a causa dell’abuso cronico della sostanza in questione.

L’anedonia però non è un sintomo rilegato esclusivamente a problematiche di tipo psichiatrico, ma è presente anche in alcune condizioni mediche, come ad esempio nei casi di morbo di Parkinson. Oltre all’anedonia, sono presenti anche acinesia e disturbi cognitivi poiché nel Parkinson è coinvolto il sistema dopaminergico.

 

Anedonia fisica e anedonia sociale

Esistono due tipi di anedonia: fisica e sociale. La prima riguarda l’assenza di piacere relativa ad alcune attività, come ad esempio mangiare, mentre la seconda è caratterizzata da un disinteresse nei confronti delle relazioni sociali, mostrando nei casi più gravi anche isolamento e comportamenti di evitamento. Per questo si può dire che i pazienti anedonici sono accomunati da inadeguate modalità di relazionarsi all’ambiente, proprio perché non sono in grado di trarre piacere da quest’ultimo.

Da un punto di vista evoluzionistico la sua funzione sarebbe quella di segnalare all’individuo un’esperienza piacevole e gratificante. Essa indica anche la soddisfazione di un bisogno sia di natura fisica sia di natura sociale (per esempio il bisogno di accettazione sociale). Si tratta quindi di comportamenti importanti non solo per la sopravvivenza, ma anche per il benessere e per la salute stessa della persona. Infatti un’esperienza piacevole e gratificante induce l’individuo ad apprendere un determinato comportamento affinché possa riprodurlo. Purtroppo al giorno d’oggi i meccanismi eziopatogenetici non sono ancora del tutto chiari, salvo il fatto che le vie dopaminergiche non sono le uniche componenti cerebrali ad essere coinvolte nella capacità di provare piacere. A complicare ulteriormente il sintomo infatti sarebbero presenti anche fattori genetici, ambientali, culturali e sociali che, interagendo tra loro, contribuirebbero alla sua manifestazione.

 

Anedonia ed apatia non sono la stessa cosa

Molto spesso i due termini vengono confusi perché la loro sintomatologia è co-occorrente, ma non indicano lo stesso pattern sintomatologico. L’apatia infatti è la perdita o la riduzione della motivazione rispetto ad una condizione precedente differente ed è associata ad una riduzione di comportamenti finalizzati, dell’attività cognitiva ed emotiva. L’anedonia invece comporta una riduzione o la perdita di piacere nei confronti della maggior parte delle attività quotidiane.

Motivazione
La motivazione ci spinge compiere una determinata azione, ad impegnarci in una particolare attività e a portare a termine compiti diversi.

Entrambe sono presenti in diversi quadri psicopatologici (come la depressione e la schizofrenia) e non solo (come nel morbo di Parkinson e nel morbo di Alzheimer). Inoltre entrambe possono essere misurate attraverso diverse scale cliniche, come ad esempio la scala che misura l’anedonia sociale e quella fisica oppure la Snaith-Hamilton Pleasure Scale.

 

Depressione: le principali spiegazioni biologiche…

La ricerca più recente attualmente ritiene che l’insorgenza della depressione dipende fondamentalmente da due fattori principali, quello biologico e quello psicologico. Le ipotesi formulate sul versante biologico sono diverse e comprendono molti elementi. Innanzitutto abbiamo l’ipotesi aminergica, secondo la quale la depressione sarebbe causata da una carenza di neurotrasmettitori a livello sinaptico, soprattutto da un deficit di serotonina, di noradrenalina (NA) e di dopamina (DA). In questo senso quindi i sintomi potrebbero migliorare attraverso un recupero della funzionalità sinaptica attraverso farmaci antidepressivi, i quali agiscono su questi sistemi neurotrasmettitoriali.

Accanto all’ipotesi aminergica troviamo l’ipotesi ormonale, secondo la quale sarebbero coinvolti numerosi assi ormonali nella genesi della depressione. L’asse ipotalamo-ipofisi-gonadi, del quale si sottolinea l’importanza antidepressiva degli estrogeni e del testosterone. Se mancano, il rischio di sviluppare un quadro depressivo aumenta. L’asse ipotalamo-ipofisi-tiroide, coinvolto nella regolazione dell’umore e l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, coinvolto nella regolazione dei meccanismi dello stress e dei rapporti fra l’ormone di rilascio della corticotropina, il cortisolo, il sistema immunitario, sistema neurovegetativo ed eccitossicità. 

…e psicologiche

Da questo punti di vista invece si considerano gli eventi stressanti, i quali possono indurre un senso di sconforto e portare, a lungo andare, allo sviluppo di quadri depressivi. Tra questi eventi stressanti troviamo malattie fisiche (proprie o di persone care), la morte di una persona cara, licenziamenti, cambi importanti di ruolo, casa o lavoro e perfino la presenza di esperienze traumatiche infantili può portare sofferenza emotiva generale, con conseguente umore depresso, disperazione e senso di impotenza.

Tre sono le teorie che cercano di spiegare la genesi della depressione: la teoria di stampo comportamentista, di stampo psicoanalitico e di stampo cognitivista. La prima fa riferimento agli studi di Seligman, dai quali è emerso che a volte le persone non possono fare nulla per controllare o per migliorare una determinata situazione. Il fenomeno in questione si definisce impotenza appresa’ e sembrerebbe spiegare cosa accade nelle persone depresse, ma la teoria comportamentista da sola non basta per spiegare un fenomeno così complesso. La seconda invece fa riferimento principalmente a Freud, il quale sosteneva che un quadro depressivo altro non è che un insieme di manifestazioni di ostilità nei confronti dell’oggetto d’amore perduto. Freud parla di ‘identificazione narcisistica dell’ego con l’oggetto perso‘, cosa che avviene attraverso l’introiezione. Infine la teoria cognitivista vede come maggior esponente Aaron Beck sul tema della depressione. Egli parla della cosiddetta ‘triade cognitiva’ che comprende la perdita, la disperazione e l’autocritica, le quali diventeranno poi ‘aspettative negative su di sé, sul mondo e sul futuro‘.

 

Irrational Man

Irrational Man
Il cinico professore in compagnia di Jill, una studentessa perdutamente innamorata di lui.

Abe Lucas è un professore di filosofia che da poco si è trasferito a Rhode Island per lavoro. Qui conoscerà due donne che entreranno ben presto a far parte della sua vita sentimentale, Rita (una sua collega sposata) e Jill (una studentessa perdutamente innamorata di lui). Ciò che però queste donne inizialmente non sanno è che Abe soffre di depressione, che con il passare del tempo rende malsane entrambe le relazioni con le donne perché si trasformeranno in delle ‘crocerossine’. Questo tipo di relazione non gioverà in alcun modo ad Abe, anzi non faranno altro che peggiorare il suo cinismo e la sua infelicità cosmica al punto tale da renderlo incapace di potersi innamorare di qualcuno. Le persone intorno a lui finiscono per stare male perché ciò di cui Abe soffre è talmente tanto pervasivo da togliere energie a chi gli sta intorno. Le due donne cercano di aiutarlo, ma senza successo perché il professore non ammette di avere un problema.

 

Martina Morello

 

 

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