Il motore dell’evoluzione: la selezione naturale di Darwin nel cortometraggio Shmevolution

Questo interessante e singolare cortometraggio riesce a cogliere il motore della selezione naturale, facendo sopravvivere solo colui che si adatta ed è il più “furbo”

Shmevolution è un cortometraggio dell’animatore Nolan J. Downs, il quale affronta la teoria evoluzionistica di stampo darwiniano in un’ottica diversa: l’adattamento e la selezione naturale scaturiscono da atteggiamenti impulsivi dettati da condizioni emotive. Il lavoro, grazie alle qualità tecniche, riesce a divertire e al tempo stesso fa riflette sul istinti quali l’ambizione, forze e volonta.

L’Evoluzione in Darwin

Evoluzione e Selezione Naturale

La creatura protagonista del corto rappresenta la ricerca continua dell’adattamento ideale per permettere la sopravvivenza del soggetto. L’idea alla base è corretta, tuttavia l’adattamento non avviene in base a una specifica condizione emotiva. L’adattamento è il processo tramite il quale un’organismo, posto in un nuovo ambiente, modifica le proprie abitudini e riesce a sopravvivere. Queste modificazioni avvengono principalmente per due motivi: i problemi adattativi o per casuali modificazioni genetiche. I problemi adattativi sono i particolari problemi che un individuo si trova a dover affrontare in una determinata nicchia ecologica. Le modificazioni genetiche permettono tramite modificazioni casuali un maggiore o minore capacità di sopravvivenza. L’evoluzione infatti non è sempre adattiva, ma a volte può anche essere disadattiva, causando l’estinzione dell’individuo. La selezione naturale dunque si attua tramite l’evoluzione, seleziona le caratteristiche migliori permettendo la sopravvivenza solo dell’individuo più adatto. Questi cambiamenti tuttavia sono lunghi e graduali (deep time), sono osservabili a distanza di anni. Infatti il cervello che abbiamo oggi, le abitudini e i comportamenti istintuali sono frutto delle pressione selettive del Pleistocene, periodo che intercorre tra i 2.000.000 e gli 11.000 anni fa. Durante questo periodo i nostri antenati, dovendo affrontare specifici problemi, hanno inscritto nel nostro patrimonio genetico determinate preferenze e comportamenti.

 

Un altro motore dell’evoluzione

Inizialmente Darwin aveva scoperto un sono motore dell’evoluzione: la selezione naturale. Successivamente accanto alla selezione naturale si accorse esistere un altro motore, non di minore importanza: la selezione sessuale. Questo secondo motore e stato a lungo criticato e contestato, ritenendolo superfluo e riassorbibile nella selezione naturale. Tuttavia essa è essenziale per spiegare alcune caratteristiche, ornamenti o caratteri non adattivi e non utili alla sopravvivenza, quali ad esempio la coda del fagiano argo. Essa infatti comporta degli enormi rischi alla sopravvivenza dell’individuo, rallentandolo e rendendolo facilmente individuabile dai nemici, rendendo la coda un carattere che non poteva essere selezionato dalla selezione naturale. La selezione sessuale dunque è il meccanismo che seleziona caratteri che permettono la riproduzione e la possibilità di trasmettere i propri geni. Esistono diverse possibili interpretazioni riguardanti l’uso e il meccanismo tramite il quale si attua. Le teorie più influenti sono il modello di Fisher e il principio dell’handicap di Zahavi. Fisher, partendo da una considerazione delle preferenze estetiche sessuali come caratteristiche biologiche ereditabili, afferma che le femmine scelgono con l’obiettivo di avere una buona prole, dotati così di una fitness elevata. Devono avere le capacità di discriminare rapidamente le qualità del partner e di scegliere così su quei pochi elementi a disposizione. Queste caratteristiche diventano indicatori di fitness che segnalano il pool genetico alla femmina. La scelta risulta così uniforme perché le femmine tendono a conformarsi, dettando in questo modo l’evoluzione degli ornamenti maschili. La correlazione genetica tra caratteri e preferenze sessuali mette in atto un processo a cascata. Il biologo israeliano Amotz Zahavi propose una soluzione capace di mettere d’accordo la comunità scientifica. Egli considera il fardelo imposto dalla stravaganza come un handicap che testa la qualità del produttore di segnali. Gli ornamenti qui seguono la logica inversa rispetto agli indicatori di fitness di Fisher.

L’evoluzione resta un aspetto affascinante che ci ha permesso di essere ciò che siamo. Nonostante le due possibili spiegazioni, il percorso resta lungo e oscuro, si spera un giorni di riuscire a far chiarezza su tutta la storia dell’uomo, dalle sue origini ad oggi.

Julia Trifiletti

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