Viva l’Italia: la resistenza tra potere e litigi di Giuseppe Conte

“Viva l’Italia” riassume la vecchia politica italiana. Il governo del cambiamento scricchiola però a causa della resistenza al suo interno.

Viva l’Italia è un film del 2012 di Massimiliano Bruno, in cui un politico, Michele Spagnolo ( Michele Placido), a causa di una malattia è costretto a dire la verità svelando il retroscena degli intrecci di palazzo della politica italiana di cui è stato protagonista. Corruzione, tradimenti, trasformismo sono i capisaldi di Michele Spagnolo, dove non conta ciò che si fa ma quello che ci si propone di fare, incarnando così le caratteristiche della prima e della seconda Repubblica. I protagonisti del film rappresentano quell’èlite che grazie all’aiuto del padre-politico è riuscita a ricoprire ruoli importanti; Valerio (Alessandro Gassmann) è infatti consigliere di amministrazione di un’importante azienda partecipata, mentre Susanna ( Ambra Angiolini) è un’attrice incapace con la r moscia. Solo uno dei tre figli, Riccardo (Raoul Bova), pensa di essersi costruito da solo rifiutando ogni aiuto del padre, per poi scoprire di essere stato assunto grazie ad egli. Il film che esamina anche il rapporto padre-figli finisce per mettere in discussione la questione del potere, mettendo in evidenza la necessità di cambiare le regole morali che collimano il potere.

Foucault e il governo italiano

Da un anno, e forse ancora per poco, in Italia si è insidiato il governo del cambiamento: esso doveva essere in teoria l’emblema della nuova politica: la terza repubblica. Oggi il presidente del Consiglio è invece delegittimato da uno dei suoi azionisti di maggioranza mentre l’altro annaspa nei sondaggi ed è in piena crisi di ideali. La settimana che ci si appresta a vivere sembra essere decisiva per le sorti del Governo e dei suoi interpreti, la risposta su ciò che potrà succedere ce la dà Foucault.

Egli afferma che il potere invade ogni campo della società, e che trova il proprio fondamento nel corpo che non può però essere assoggettato all’infinito in quanto anch’esso alla fine opporrà una resistenza. “Là dove c’è potere, c’è resistenza […] non è mai in posizione di esteriorità al potere”. Nel caso del governo giallo-verde più che in altre occasioni questa frase risulta veritiera. Di fatto Lega e Movimento 5 Stelle dall’inizio della legislatura hanno opposto una resistenza all’altra forza di governo, una resistenza intrinseca che nel caso della maggioranza di coalizione è risultata evidente.

 

Michele Spagnolo conclude il film con un monologo a reti unificate in cui propone l’articolo 140, il diritto alla verità, dichiarandosi “il primo pentito” della politica.

Il potere esecutivo italiano, nell’accezione di Foucault, sta per scoppiare: la resistenza al suo interno è massima e ora un uomo poco avvezzo alle faccende politiche sembra porre un aut-aut per continuare un’esperienza che ha la fine come suo principio naturale.

Francesco Azzara

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