‘Il viandante’ di Dion DiMucci, pseudonimo Anni ’50 del Don Giovanni in Søren Kierkegaard

Una punta di diamante del Rock & Roll per cantare tutte le luci e le contraddizioni della figura rappresentativa della vita estetica secondo il filosofo danese

Il cantante Dion DiMucci. (bbc.co.uk)

 

 

They call me The Wanderer
Yeah, The Wanderer
I roam around around around

Suonava così il ritornello di una canzone di Dion DiMucci, meglio noto artisticamente semplicemente come Dion, risalente al Novembre 1961. Strana data per definire il brano in questione una punta di diamante del Rock & Roll Anni ’50, se non si tiene conto del carattere tutto particolare dei successivi Anni ’60, considerabili musicalmente e nei costumi quasi come una ‘Decade Breve’ – facendo eco all’opera di Eric Hobsbawm dedicata al ‘900, Il secolo breve. Se il ’69 di Woodstock proietta il mondo verso i ’70 con un anno di anticipo, sono la Beat Revolution, la Beatlemania e la British Invasion a inaugurare la Decade Breve con quattro anni di ritardo, intorno al 1963/64, spingendo a considerare il triennio precedente come un’appendice delle sonorità Anni ’50 targate USA, cui The Wanderer non può che appartenere. Pubblicata come B-side del 45 giri già contenente The Majestic dalla casa discografica statunitense Laurie Records e classificata ora come pezzo Rock & Roll, ora come R&B – Rythm & Blues – e infine come Pop, la canzone non sarebbe dovuta spettare a Dion secondo quanto stabilito dagli accordi originali. Il suo autore, Ernie Maresca – che per Dion aveva già scritto la fortunata Runaround Sue – era intenzionato a farla registrare a un altro gruppo, Nino & The Ebb Tides. Ma quando questi scelsero un altro pezzo del repertorio di Maresca, l’onore spettò a Dion, che la registrò facendosi accompagnare dal gruppo non accreditato The Del-Satins, piuttosto che da quello da lui fondato sotto il nome The Belmonts. L’interpretazione di DiMucci si rivelò un grande successo in patria come all’estero, raggiungendo la seconda posizione nella Billboard Hot 100, la classifica dei brani US più ascoltati pubblicata settimanalmente dall’omonima rivista sulla base del conteggio delle vendite fisiche e digitali, degli airplay radiofonici – il numero di volte che uno stesso brano viene trasmesso nelle stazioni radio del Paese – e delle riproduzioni streaming tramite mezzi come YouTube e Spotify. Nel Dicembre 2004, la rivista musicale Rolling Stone avrebbe inserito The Wanderer al 243esimo posto nella The 500 Greatest Songs of All Time, una lista dei 500 migliori brani  di tutti i tempi – si noti solo statunitensi – redatta da un entourage di 172 fra musicisti, critici musicali ed esperti dell’industria discografica statunitense.

Il viandante incazzato

Secondario o meno che sia citarlo come cenno biografico del brano, in epoca recente The Wanderer è tornato al centro dei riflettori, nel bene e nel male, per una diatriba legale fra il suo autore e la Bethesda Softworks, compagnia sviluppatrice di titoli videoludici di successo come Fallout, Skyrim e Wolfenstein. In particolar modo per il primo titolo, Bethesda ha sempre concentrato un’attenzione non indifferente sulla scelta di una colonna sonora che ben caratterizzasse il futuro retrò del mondo post-nucleare di Fallout, con testi Anni ’40 e ’50 più o meno inerenti al contenuto del videogioco. The Wanderer ben si prestava – e per la sua melodia vintage, e per il fatto che uno dei soprannomi del protagonista del videogioco sia The Lone Wanderer, Il Viandante Solitario – ad accompagnare il trailer di lancio dell’ultimo capitolo della saga, Fallout 4. Dion, che aveva concesso i diritti alla Bethesda e che nelle ore successive al lancio del trailer aveva visto gli ascolti del suo pezzo schizzare alle stelle, decise comunque di querelare la società sostenendo che l’associazione del suo brano a un mondo distopico quale quello di Fallout fosse “moralmente indifendibile”, straniando del tutto il suo contenuto.

Un fotogramma del trailer incriminato. (gamestar.de)

Gli avvocati di Dion chiesero danni alla Bethesda per 1 milione di dollari rifacendosi a una clausola del contratto stipulato fra questi e la Universal Music Group (UMG) che garantiva all’artista il diritto di negoziare separatamente con i pubblicitari prima della pubblicazione di uno spot e di proibire l’uso del brano nel caso in cui le sue volontà non fossero state rispettate. Nonostante a detta degli avvocati di Dion un negoziato di questo tipo non avesse mai avuto luogo, il World Wide Web non sembra fornire aggiornamenti della battaglia legale da quasi tre anni ormai, il che potrebbe far pensare che la Bethesda abbia preferito patteggiare senza andare a processo per evitare una cattiva pubblicità – il che spiegherebbe l’improvvisa interruzione dell’attenzione mediatica sul caso – o che piuttosto le pretese di Dion fossero talmente assurde da condurre i suoi avvocati – come concludeva sarcasticamente Chris Matyszczyk facendo il verso alle parole di The Wanderer in un articolo del Luglio 2017 su cnet.com – a “vagare in giro, in giro, in giro senza andare da nessuna parte”.

The wanderer

Oh well, I’m the type of guy who will never settle down
[Oh bene, sono il tipo di ragazzo che mai metterà su casa]
Where pretty girls are, well you know that I’m around
[Dove ci sono le belle ragazze, bè sai che sono nei paraggi]
I kiss ‘em and I love ‘em cause to me they’re all the same
[Le bacio e le amo perché per me sono tutte uguali]
I hug ‘em and I squeeze ‘em they don’t even know my name
[Le abbraccio e le stringo, non sanno neanche quale sia il mio nome]

They call me The Wanderer
[Mi chiamano Il Viandante]
Yeah, the wanderer

[Sì, Il Viandante]
I roam around, around, around

[Vago in giro, in giro, in giro]

Oh well, there’s Flo on my left and then there’s Mary on my right
[Oh bene, c’è Flo alla mia sinistra e poi c’è Mary alla mia destra]
And Janie is the girl well that I’ll be with tonight

[E Janie è la ragazza, bè con la quale passerò la notte]
And when she asks me, which one I love the best?

[E quando lei mi chiede, quale io ami di più?]
I tear open my shirt and I show “Rosie” on my chest

[Mi apro di strappo la camicia e mostro un “Rosie” sul mio petto]

[…]

Oh well, I roam from town to town
[Oh bene, io vago di città in città]
I go through life without a care

[Attraverso la vita senza curarmene]
And I’m as happy as a clown

[E sono felice come un pagliaccio]
I with my two fists of iron but I’m going nowhere

[Io con i miei due pugni di ferro ma non sto andando da nessuna parte]

[…]

Oh yeah, I’m the type of guy that likes to roam around
[Oh sì, sono il tipo di ragazzo cui piace vagare in giro]
I’m never in one place, I roam from town to town

[Non sono mai nello stesso posto, vago di città in città]
And when I find myself a-fallin’ for some girl

[E quando mi ritrovo a innamorarmi di una ragazza]
I hop right into that car of mine and drive around the world

[Salto su quella mia macchina e guido per il mondo]

Il viandante sul mare di passera

Quand’è che un ‘copia incolla’ non è un ‘copia incolla’? O meglio, in che caso questo non passa per un pedissequo collage da scribacchino amanuense? Quando il testo di una canzone parla da sé. Un uomo chiaramente affetto da una forte sindrome da dongiovannismo passa di città in città, di ragazza in ragazza, senza curarsi né di loro né tantomeno della sua stessa vita. Che sia poi DiMucci, che avrebbe scelto proprio il titolo di questo brano per la sua successiva autobiografia, a celarsi dietro Il Viandante di cui canta le ‘gesta’, non è dato sapere. Quel che è certo, è che la canzone intesse fortissimi rapporti con l’opera del filosofo danese Søren Kierkegaard, e in particolare con il suo scritto pubblicato in due volumi nel 1843 dal titolo tedesco Aut-Aut, dove il primo dei due (Enten-Eller) volumi che lo compongono è dedicato – in modo senz’altro molto meno faceto rispetto alla versione dimucciana – alla figura del Don Giovanni come delineata nell’omonima opera lirica composta da Wolfgang Amadeus Mozart nel 1787, poi assurta da Kierkegaard a figura emblematica o pseudonimo della vita estetica.

La figura del Don Giovanni incombe sulla città di Vienna nella locandina del film capolavoro di Milos Forman sulla vita di Mozart, Amadeus (1984), con protagonisti Tomas Hulce e F. Murray Abraham. (imdb.com)

L’esteta di Kierkegaard è un Uomo che vive nell’attimo, fuggevole e irripetibile. Colui che si nutre di ciò che la vita ha da offrirgli di più interessante e originale, senza mai mettere radici, senza “mai mette[re] su casa”, ma che anzi “non [è] mai nello stesso posto” perché “vag[a] di città in città”, di donna in donna. Uno stile di vita appassionante solo in superficie, e che invece conduce il Don Giovanni, come in Kierkegaard così in Dion, alla più completa insoddisfazione. Per il cantante, la canzone costituiva un esempio di “musica nera filtrata attraverso un quartiere italiano”, la sua personale “percezione di un sacco di canzoni come I’m A Man di Bo Diddley e Hoochie Coochie Man di Muddy Waters”, ma finiva per imporsi come un pezzo molto più triste: “molti ragazzi non lo capiscono. Bruce Springsteen – che del brano realizzò una sua versione rimasta inedita intorno al 1982 – è stato l’unico a esprimere con precisione di cosa parlasse la canzone”. È un vagare di città in città senza curarsi della vita, felici come dei pagliacci e con i propri due pugni di ferro, ma senza meta alcuna. “Negli Anni ’50, non si coglieva questa tragicità. Sembra molto divertente ma non si va da nessuna parte”.

Un artwork raffigurante Runaround Sue di Dion. (deviantart.com)

Eppure Dion non era nuovo a questa consapevolezza: The Wanderer non gli concedeva che un salto dall’altra parte della barricata. Con la già citata Runaround Sue, pubblicata appena due mesi prima, Dion aveva cantato la disperazione di un uomo di fronte all’incallita infedeltà della sua ragazza, quella Sue ‘La Vagabonda’ che dà il titolo al pezzo e che gli ha “rubato il cuore per poi vagabondare con ogni ragazzo single in città”. La canzone Pop dalle tinte Doo-Wop avrebbe guadagnato l’agognatissimo primo posto nella Billboard Hot 100, ma sarebbe stata battuta nella The 500 Greatest Songs of All Time da The Wanderer scalando al 351esimo posto, e andando a comporre con essa una coppia di Don Giovanni/a, Il Viandante e La Vagabonda, che fungesse da monito agli esteti di questo mondo: “lasciate che vi apra gli occhi”, recita lei, “non sto andando da nessuna parte”, le fa eco lui.

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