Il tempo che percepiamo è il tempo scientifico? Bergson, 1917 e Birdman dicono di no

Negli ultimi anni, grazie ai progressi tecnologici, numerosi registi hanno optato per scelte sempre più complesse per permettere agli spettatori di immedesimarsi meglio nell’esperienza offerta dal film.

In particolare i film 1917 e Birdman permettono allo spettatore di partecipare non solo alle azioni dei personaggi, ma anche alla loro percezione del tempo, che, come spiega Bergson, è riprodotto sullo schermo qualitativamente e non quantitativamente.


1917

A febbraio si è celebrata la 92esima edizione dei premi Oscar, e nonostante Parasite sia stato il vincitore delle migliori statuette, il film coreano si è dovuto scontrare con un altro capolavoro: 1917. Mentre si poteva prevedere chi avrebbe ricevuto il premio per miglior film, quello per miglior regia è stato una vera sorpresa, considerato l’enorme lavoro del regista Sam Mendes. 1917 infatti è un film che si presenta in un unico piano sequenza: non ci sono tagli o cambi di inquadrature, ma la camera segue l’azione ininterrottamente dall’inizio alla fine del film. Ovviamente il film non è stato girato in un unico take: grazie a qualche espediente in fase di montaggio è stato possibile unire le riprese così da poter mantenere la continuità nel risultato finale.

1917 ha richiesto 65 giorni di riprese, dopo un periodo di prove durato sei mesi: nessun take poteva essere ripetuto percui doveva essere sempre un “buona la prima”, ogni particolare, ogni movimento e ogni tempo dovevano essere pianificati al millesimo.

 

Birdman

Tanti sono stati i film prodotti con questa tecnica: un esempio vanta la firma di Michelangelo Antonioni, che nel 1975 decise di concludere il suo film Professione Reporter con un piano sequenza di quasi 7 minuti che richiese 11 giorni di riprese, ma fece la storia del cinema.

Un altro esempio recente è il film Birdman che nel 2015 è valso ad Alejandro González Iñárritu l’Oscar per miglior film, regia e sceneggiatura originale. Il film è ambientato in un teatro ed è un vero e proprio elogio alla vita dietro le quinte: la scelta di un unico piano sequenza aiuta lo spettatore ad entrare nel clima teatrale in cui “the show must go on“, in cui non c’è tempo per tagli o montaggio perché il pubblico non resta seduto ad aspettare che l’attore rifaccia la scena finché il regista non è contento.

Proprio questo è ciò di cui spesso lamentano gli attori che passano dal teatro al cinema: non avere continuità, essere costantemente interrotti dalle necessità tecniche cinematografiche che non permettono all’attore di “restare nel personaggio”. Famoso è il caso di Ian McKellen, attore cresciuto dietro le quinte dei teatri inglesi, che ammise di essere scoppiato in lacrime girando Lo Hobbit perché a causa di problemi di proporzioni non poteva girare le scene insieme ai 13 nani con cui condivideva lo schermo, ed era obbligato a girare solo con un green screen: “I cried, actually. Then I said out loud ‘this is not why I became an actor’, unfortunately the microphone was on and the whole studio heard”.

Durata

La maggior parte dei film oggi non seguono la successione cronologica degli eventi: grazie al montaggio vengono inseriti flashback (o flashforward) che trasformano un film da “fabula” a “intreccio”, rendendo possibile raccontare in sole due ore storie che si svolgono nel corso di anni. Nel caso di film come Birdman o 1917, dove seguiamo i personaggi ininterrottamente senza tagli temporali, l’azione mostrata si dovrebbe svolgere nelle sole due ore di durata del film, ma non è così perché non è il “tempo scientifico” ad essere rappresentato.
Una delle teorie più originali del filosofo francese Henri Bergson è la distinzione tra il “tempo della scienza” e il “tempo della vita”: il primo, quantitativo, è rappresentato da una collana di perle in cui ogni perla rispecchia un’unità temporale uguale ma distinta da quella precedente e successiva. Per Bergson questa è un’illusione, il tempo scientifico è astratto e proiettato nello spazio; osservando un orologio non misuriamo la durata, come può sembrare, ma contiamo le simultaneità:

Al di fuori di me, nello spazio vi è un’unica posizione della lancetta e del pendolo, in quanto non resta nulla delle posizioni passate. Dentro di me, si svolge un processo di organizzazione o di mutua compenetrazione dei fatti di coscienza, che costituisce la vera durata

Con “durata” Bergson intende il tempo della vita, intende “un’unica e fluida corrente nella quale non esistono né tagli netti, né separazioni radicali”, che tradotto in linguaggio cinematografico sarebbe: dove non vi è montaggio.
Nei film con un unico piano sequenza infatti non vengono rappresentate azioni che si svolgono soltanto nelle due ore di durata del film: 1917 racconta un’intera giornata e Birdman addirittura qualche settimana, questo perché una volta che ci siamo liberati del tempo della scienza, possiamo considerare la temporalità dal punto di vista psicologico, così un’ora scientifica può essere resa in pochi minuti sullo schermo.

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